“Diranno che capita che s’inciampi/ a morte nel corso dei giorni/ che ci sono accidenti e incidenti/ del tutto casuali e qualche colpa/ in buona fede/ per inesperienza a trattare materia/ difforme e sorgiva – implacabile/ vita.”
Narda Fattori era una donna capace di dire sì alla vita, lo affermava con forza; conosceva “il coagulo nudo dell’essere vivi” – l’esistenza nella sua densità di significato – e la sua poesia è e resterà testimonianza piena “per amore per vita e ancora/ per amore di vita”.
Aprire Dispacci, l’ultimo libro di Narda, edito dalla casa editrice L’arcolaio nel 2016, significa aprirsi all’infinita portata del reale. La vita si mostra fino alla fine per quello che realmente è: difforme, sorgiva, implacabile, coagulo ma soprattutto amore.
Vita fermata per sempre nella poesia e capace di congiungere ogni anello temporale, a partire dal primo e fondamentale: l’infanzia. “Allora avevo le ginocchia sbucciate/ i capelli a treccia i piedi scalzi e la gonna corta/ piangevo spesso e ridevo con tutto il viso/ e non capivo cosa fosse più bello/ se ridere o piangere o correre fino a perdere il fiato/ e il cielo lassù alto col gregge chiaro.” Era così Narda, così il suo cuore spalancato alla vita – quando ridere, piangere, correre divengono tutte ugualmente azioni bellissime perché fenomeni minimi e umanissimi dell’esistere.
Vita che cresce in quell’amore capace di moltiplicare le cose, gli averi. Un amore che arricchisce eppure non basta, non è sufficiente, perché la sabbia abita ormai quella clessidra che si desidera rigirare. Si vuole mandare indietro il tempo già passato, già vissuto, e trovarvi altro amore – moltiplicare tutto ancora una volta: “In questo amore senza traiettorie/ non algebrico non matematico/ di scambio sì amore per bellezza/ forse pure ci guadagno i saltelli/ di tre passeri sui gradini delle scale/ ci guadagno un sorriso verso il giorno/ un saluto due chiacchiere sul cancello/ ci guadagno eppure non mi basta/ questo amore di contatti e incanti/ e ogni giorno rigiro la clessidra perché/ rifiorisca un destino senza malagrazia/ e butto il giornale nel cestino/ non ci sono belle notizie/ non dice d’amore”. E poi: “Vieni – raggiungimi – la clessidra è colma/ nell’ampolla è entrata tutta la montagna. […] Vieni – se non vuoi mancarmi.”
Narda che non ha mai smesso di cercare la “vita dentro la vita”. I suoi Dispacci sono telegrammi, lettere, che lei ha scritto e indirizzato ad ognuno di noi: “Canterò canzoni nel percorso/ sarò grata a voi amici cari/ quel salto non compiuto il gesto/ ritratto il mio sguardo ridente/ alla vita sì alla vita ai suoi dolori/ agli amori ai troppi errori e una maniglia/ si volesse aprire ancora una porta.”
L’esistenza procede nei giorni concessi, il viaggio continua: “Procedo lenta inesorabile/ l’equilibrio è instabile/ da spalla destra punge una ritrosia/ la sinistra è timorosa/ arriverò all’angolo/ affaticata ma non piegata a retto/ la seta degli anni s’è smagliata/ e stinta ora calzo un mantello/ rattrappito […] eppure vado restando e la gioia è qui/ i nipotini bisticciano e io sorrido.”
I suoi Dispacci assumono quasi, ora, il valore di una profezia, riconoscibile a posteriori: “il dolore era lontano si faceva ricordo/ non come ora che bussa senza tregua/ si sono spaccate le ossa fino al midollo/ ma resto alla cerca cieca e sbatto stinchi/fino alla svolta dove ho nascosto le ali/ il volo sarà silente da civetta un fruscio/ troverò un’ebbrezza e poi il riposo.”
Vita fino all’estremo, fino alla fine: “l’addio è stato una formalità/ c’era un a rivederci fra le stelle/ nella notte nitida e brillante/ che ci trapassava il petto”. Arrivederci, cara Narda.
Giulia Bravi
Testi
E tu madre…
E tu madre dimmi
che non sei morta nell’angolo
come un pugile suonato
che ancora avevi in petto
un desiderio di sole
una canzone d’amore
sui piedi la giravolta armoniosa
di un walzer da balera
e dei sogni fioriti all’alba
e non sfioriti ancora
quando la sera ti portò via
con la figlia avevi stretto il nodo
là dove passò il sangue dal tuo al mio
nodo ben stretto che non penetrasse
mai più alcun dolore
il nodo si sciolse e molto passò
del bene e del male
nel coagulo nudo dell’essere vivi.
*
Disperazione
Le intermittenze del desiderio
s’adattano alle incognite del buio.
Stelle fisse di giallo Van Gogh
nell’acqua scura della Senna.
Si grattano scaglie d’interno dolore.
Psoriasi dell’anima.
Nessun sorriso oltre i muri bassi.
Si scrivono con inchiostri indelebili
condanne ad libitum eseguibili.
Molte le intermittenze dell’amore
sul bianco terrore dell’atarassia
cuore di sabbia in territori ignoti
dove copula dolore con dolore.
abbrunita ogni bandiera.
Fidati come farebbe un cane.
Come un cane.
Credi nell’onda che chiama e richiama
ma non guardare. Non voltarti. Non piegarti.
Non so niente di domani.
Impastiamo terra con terra mani con mani
la pena si fa lieve
quasi si vola.
*
Quando il tuono tremerà
È giunto il tempo che il tuono trema
sulle fronde verdi dentro il mio sguardo
entrami dentro squassa questa
melanconia regalami l’urlo della bestia
che non vuole morire e partorisce
sulla nuda terra il seme futuro
radicherà – oh sì – metterà radici
che cercheranno il fuoco rosso
originario e senza eruzioni e terremoti
germinerà saldo un germoglio
vita dentro la vita – forse un futuro –
e il tuono rumoreggerà lontano
mentre si deporrà la mala zavorra
dalle curve spalle.
Narda Fattori è nata a Gatteo (FC). E’ autrice di numerose pubblicazioni di didattica per diverse e qualificate case editrici. Numerosi sono anche i suoi libri di poesia, tra le pubblicazioni più recenti: Verso Occidente (Fara editore, 2004); Cronache disadorne(Joker editore, 2007); Le parole agre (L’arcolaio, 2011); Dispacci (L’arcolaio, 2016)

