Venire alla luce del mistero

di Pietro Federico

Appunti su Viaggio del Sangue di Zingonia Zingone, CartaCanta, Capire Edizioni 2020

Il punto d’appoggio sarà il mistero,
e mistero è il soffio che circola in noi e ci anima.
G. Ungaretti

 

Abbagliata dal suo bagliore
ho seguito con cura l’istinto
che proietta sull’altro l’immagine
la propria speranza

O l’amore è questo nostro investire l’altro di una speranza che deriva da tutte le nostre paure, e che quindi lo falsifica, lo fa risplendere ai nostri occhi con una luce che in realtà non possiede,

Oppure cosa…

Che cos’è l’amore?

Potrebbe essere questa la domanda, potrebbero essere queste le due alternative, i muri della stanza chiusa entro la quale decidiamo di dibatterci per tutta la durata della nostra vita. Perché se non vogliamo che il nostro amore sia generato o pesantemente condizionato dalle nostre paure, dalle ferite che abbiamo ricevuto in passato… allora l'unica cosa che ci resta da fare è cercare di liberarci da quelle paure, da quelle ferite. Ma dentro di noi, nel profondo di noi, sappiamo già che questo è impossibile. Ci abbiamo già provato mille volte, in mille modi.

Ama
fanciulla
ama perdutamente
e se ti dicono che l’amore è peccato
tu ama il peccato
perché sei innocente.

Vogliamo tornare a quel punto nel tempo in cui inconsapevoli guardiamo affacciati alle finestre dei nostri occhi innocenti, in cui ogni terra era vergine, perché noi lo eravamo, e la realtà ancora ci parlava trasparente, e tuttavia carica e debordante di segreto. Ma non è possibile. Il nostro passato e il passato degli altri, i nostri errori e gli errori degli altri, ci hanno impresso un marchio indelebile sulla pelle.
Potremo forse capire il perché delle nostre paure, ma non potremo guarirle.

Ora… è la vita davvero chiusa nella morsa di queste due alternative, così come ci insegna il mondo, così come sarebbe facile pensare? Perché se ci pensiamo con più attenzione queste non sono due alternative veramente opposte: “O schiavo delle mie paure e delle mie ferite, o libero dalle mie paure e dalle mie ferite”. La risposta definitiva a questa domanda la vedremo nei nostri figli. Non ha importanza che abbiamo deciso di lottare contro le nostre paure, o che ancora ne siamo schiavi inconsapevoli. I nostri figli le vedranno, esse pioveranno attraverso i loro sguardi e impregneranno i loro cuori.

Come allora spezzare il ciclo insopportabile dei giorni, le spire inevitabili della morte che avvelena il nostro passato e il nostro presente e attraverso di noi i nostri figli?
Il viaggio del sangue è forse chiuso prima ancora che cominci? Gli errori dei padri e delle madri avranno l’ultima parola sui padri e sulle madri, e marchieranno per sempre la vita dei loro generati?

Dicono che l’anima si trovi
in un punto della mente.
chissà dov’è quel terzo divino
che fende la scorza indurita.

Ogni libro di vera poesia è un libro di ricerca, un libro che non si arrende al pensiero binario del mondo, al pensiero cui spesso ci invitano certe voci che ci abitano. Ancora… “abbandonarci alla schiavitù alle nostre paure o lottare contro le nostre paure” è l’unica scelta possibile?
Cosa vuol dire davvero generare? Significa forse, semplicemente, mettere al mondo, accompagnare, provvedere ai loro bisogni materiali e a quelli che noi crediamo siano i loro bisogni emotivi, psicologici, spirituali?
Essere responsabili per i nostri figli non vuol dire forse capire cosa significhi essere responsabili di noi stessi? Come possiamo essere responsabili, come possiamo rispondere alla vita se di essa dimentichiamo la cosa più importante: la sua quotidiana imprevedibilità, la sua insistente immensità? Il suo mistero. Qualcosa abita la realtà, qualcosa che non riusciamo a comprendere. Dimenticarci di questo significa dimenticarci dell’unica vera vertigine, dell’unica vera possibile speranza per noi e per i nostri figli, dimenticarci di un coraggio superiore, selvaggio, sfrontato, appassionato e imprudente. Significa dimenticarci di ciò di cui è fatta la vera innocenza.

I tuoi riccioli dorati
sembrano spighe di riso
in un vortice di vento

così soffia lo spirito
inavvertito rimescola
le mie certezze.

E se a questo mistero fino ad ora non abbiamo permesso di sfondare le dighe delle nostre sicurezze, cioè delle nostre paure, allora lasciamo che esso ci sbaragli, ci sconvolga dagli occhi di nostro figlio. Se non per il nostro bene, facciamolo per il suo. Lasciamo che il mistero faccia il suo mestiere e che, misteriosamente, imprevedibilmente, ci rimetta al mondo attraverso coloro che mettiamo al mondo. Lasciamo che il varco della vera speranza, del vero pensiero, sia il loro corpo dato alla luce dal nostro corpo ferito e dalla nostra anima piccola e inconsapevole. Ma vive in noi, onnipresente, un rischio:

Sei arrivato tra i dolori del parto
a spogliare il buio

[…]

Fu il tuo sguardo
ad esumare lo specchio
seppellito dal volto di Narciso.

 

Oppure

 

Tu non sei il bambino che dissolve le tenebre
sei un bambino tra i bambini
con la tua dose di sole
e in petto la steppa che ospita
il rettile preistorico.

Nella proteina delle tue cellule
freme il peccato ereditato
originale e specifico.

Nessun tralcio
nasce sciolto dal suo tronco.

Che i nostri figli siano un varco, non il modo di passare dall’idolo del nostro amante all’idolo del nostro figlio, non investire i nostri figli del nostro vecchio, malandato amore, ma insegnare loro ciò che loro stessi ci insegnano con la loro presenza: un oltre qui e ora, che da sempre e per sempre ci attende tra le pieghe degli eventi, nelle correnti sotterranee, visibili o invisibili della Storia.

Una forza insolita ti forgiava
riconducendo me
verso l’infanzia eterna
che è l’amore.

 

E oltre

 

L’albero eterno
ha le radici in cielo
e i rami in terra

nel suo estendersi
trasfigura quel Sisifo che siamo
in un cireneo ignaro
che porta sulle spalle
la sua propria redenzione

nascere
attraverso il figlio
nell’unico padre

libellula in fiamme
che volteggia nel cielo infuocato.

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