Le stanze di Valentina e la nuova stanza del suo cuore

A proposito di Stanze di città e altri viaggi, Nino Aragno editore

di Davide Rondoni

Valentina Colonna ha scritto un libro di rara bellezza e di inconsueta vastità di sentire. Confermando la sua natura di musicista "barocca", la compresenza di vuoti e di entusiasmi, la vivacità di un immaginario lontano da quello di stanzette di mezzi intellettuali immersi in letturine e in pose da poeta, la Colonna compie un passo in avanti e in profondo rispetto alla già notevole raccolta precedente La cadenza sospesa che già le valse una attenzione internazionale e di qualità, come mostrano gli inviti a diversi festival e reading in Italia e all'estero.
Studiosa di fonetica (con esperimenti legati alla poesia) e pianista di vaglia, Valentina Colonna in questo libro procede nella sua direzione, ma con passo più maturo. Ci riserva anche qui lo splendore di immagini di quotidianità visitate da una immaginazione fervida e rese in una scrittura cristallina e ritmata.

"Ti guardo, sai, mentre diffondi la mattina ai fiori /
con il tuo spruzzino rosa in una massima concentrazione"

Il rovesciamento operato (è la madre a dare il mattino ai fiori) indica una delle connotazioni più interessanti della poesia e del pensiero della Colonna: la importanza delle azioni umane. In un'epoca di facile irresponsabilità, di fatalismo sociale, di lamento, nella sua poesia si respira invece l'aria di una vita agonistica, dove azioni e impegni contano, dove la vita non è passivamente vissuta. Non a caso credo, l'ultima riga del libro parla di un risveglio, ovvero di una uscita dalla narcosi, dalla inazione.
Le azioni riguardano non solo vari tipi di viaggio esteriore (il ritorno all'originale Salento, gli spostamenti per lo studio, incontri e abbandoni amorosi, certi momenti intorno alla propria stanza) ma anche una sorta di azione interiore. Una azione che si chiama decisione. La più rilevante. Fare luogo, più apertamente, alla verticalità di una religiosità Sabaudo-Salentina, a una aperta invocazione a un Tu, che erroneamente nella pur interessante introduzione Aleš Šteger chiama "astratto" e che invece costituisce forse il Tu più reale e consistente. "Quando per sbaglio mi chiedono/ cosa sia questo indicibile fare/ per un momento penso a una/ contemplazione insistente delle ore/ come un rito..."
Tale azione/contemplazione diviene lo spazio vero, vasto e misterioso, in cui avvengono tutti i movimenti contraddittori (o apparentemente tali) della vita: i rovesciamenti pieno con vuoto, amore con assenza, natura bella (amatissima e ritratta in minuscoli dettagli come in tragedie) con dolore, eros con senso di morte, musica con silenzio e solitudine, partenze con ritorni.
Il verso della Colonna è curato, nitido. Manifesta nel suo farsi il movimento permanente del libro: la assenza di confine tra dato di realtà e immaginazione. Valentina Colonna insomma è una poetessa fantasiosa, a differenza di troppi poeti che sono letterari, intellettualoidi (non colti), raggomitolati e incapaci di meraviglia. La fantasia della poetessa è un'arma di conoscenza.
Lo si vede in più punti, sia quando si applica a oggetti o fatti feriali (come lo "spruzzino rosa" della madre o "il ranuncolo alto sulle foglie/ gialle di fine ottobre", sia quando trova figure varie al senso di vanitas che la visita in molti punti. ("Da bambina si sentiva la partenza/ come morte a dirotto per la strada").
La decisione di includere e non odiare il senso di vanitas e il suo contrario, l'invocazione, in questo percorso di meraviglie e incontri risulta il cardine su cui gira una raccolta poetica di grande intensità, di versi memorabili, di figure e presenze stagliate e memorabili e di fantasmi in fuga e attraversata da una musica e una visionarietà che vengono da lontano (per vie di musica e versi antichi e recenti) e che distendono una delle future vie della poesia italiana nel mondo.

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