Un dialogo con Leopardi

di Luca Costa

Il passo proposto è tratto dalla mia ultima opera in prosa. Esso costituisce uno dei tanti dialoghi di cui l’opera è costellata. Si tratta in questo caso di un dialogo tra il protagonista e Leopardi, proposto in medias res. Il primo a parlare è appunto il poeta recanatese, che si rivolge al giovane protagonista per mostrargli quale sia – a parer suo – il duro aspetto della verità.

Leopardi: «Ma allora qual è il fondamento dell’intero tuo filosofare, dell’intero pensier tuo?»

Protagonista: «Lo stesso che fu per te, il desiderio di felicità, di piacere infinito, il quale mi sembra essere il fondamento, il principio e il fine di ogni umano atto. Infatti, ogni uomo, per quanto ne individui altri, si trova ad agire, con o meno consapevolezza, in forza di esso fondamento e in risposta ad esso desiderio».

L.: «Dici il vero, ma ti sei avveduto eziandio di ciò che il desiderio porta, e dello interminato spazio che esiste tra il desiderio e il suo compimento? Hai sentito l’amarezza di nostra vita, hai visto il dolore che dà corpo ad ogni nostro momento?».

P.: «Proprio qui sta il punto: ho sentito dolore, ma, credo, non abbastanza perché mi inducesse a disperare, ho cercato di vedere il bene e ho cercato di vedere il male, ma la mia mente si è sempre rifiutata di giudicare sulla base di ciò che affligge una volta un singolo uomo e senza che ne sia identificata una causa ben specifica».

L.: «L’infelicità è un dato sperimentale, sperimentato e sperimentabile in ogni uomo, in ogni epoca e in ogni parte del mondo. Essa è il necessario risultato di cause necessarie che, come è vero che due e due fanno quattro, sono universalmente riscontrabili in ogni essere umano».

P.: «E come fai a dire questo?».

L.: «Oh non sono io a dirlo, io traggo soltanto le necessarie conclusioni su di un piano dove i semplici dati non arrivano. È stata infatti la fisica a dimostrare che una data cosa non esiste se non la si guarda, e se non crediamo a ciò allora continuare la ricerca non vale lo sforzo che ci richiede. Questa tuttavia è la semplice conferma di ciò di cui già gli antichi si erano avveduti. Infiniti si possono addurre argomenti a sostegno della verità secondo cui tutto è nulla; ma mi limiterò ai primi che mi sovvengono. Da principio non dovremo discutere circa il fatto che per ogni affermazione è possibile trovare una contraddizione, ovvero una antitesi, sicchè di nulla si può avere conoscenza certa. Quando ero più giovane di ventuno anni, e pensavo riguardo a Dio siccom’ or tu fai, la ragione mi portò a costruire varie contraddizioni ai dogmi e alle idee della dottrina cattolica, verbigrazia mettendo in relazione le diverse qualità con cui Dio viene pensato: prendi Misericordia e Onnipotenza. Dio è misericordioso ma anche onnipotente; da ciò segue che un uomo, che, come si sa, non merita la Misericordia di Dio, con quale diritto spera di essere salvato al termine della sua penosa esistenza? Basta porre mente al significato di “onnipotente”: che può fare tutto; dunque, se Dio può fare tutto, non può decidere di non salvare un uomo, anche se il detto uomo non si fosse macchiato delle peggiori atrocità? O si vuole dire che Dio non possa farlo?».

P.: «Allorché ciò avvenisse, mi pare che perderebbe l’appellativo di Misericordioso».

L.: «Dunque per non perdere la Misericordia deve perdere l’Onnipotenza?».

Tali parole, dopo aver percorso l’aria con un sibilo sferzante, si schiantarono come fulmini sulle pareti rocciose di montagne vicine. La notte intanto si faceva oscura, l’ambiente circostante, un grande bosco, era umido e tranquillo, e tutta la natura partecipava della nostra riflessione.

L.: «Altrimenti cosa diresti riguardo a questo?», proseguì quel mirabile ingegno.

P.: «Cosa?»

L.: «Per quale motivo un Dio, che si suppone sia perfetto e che non abbia bisogno di alcunché, debba scomodarsi a creare questo nostro mondo, che tra l’altro - sia detto per inciso - non è propriamente il migliore dei mondi possibili?»

P.: «Ma è stato dimostrato essere il migliore dei mondi possibili!»

L.: «Allora la dimostrazione è male articolata; basta infatti porre mente a questo fatto: se è pensabile per un qualunque uomo un mondo migliore di questo, come si spiega che non lo sia per Dio?»

P.: «Magari è pensabile ma non effettivamente realizzabile».

L.: «E come non sarebbe realizzabile da Dio?»

P.: «Come non so dare risposta a queste domande, così tanto meno alla prima che hai posto».

L.: «E infine, e sarò breve: nell’ipotesi che l’uomo viva effettivamente macchiato dal così definito peccato originale, vuoi che Dio non sarebbe in grado di farlo nascere puro e in stato di grazia, così come fu per Adamo, in modo che la libertà sia maggiormente libera e che la possibilità della scelta sia realmente possibile?»

P.: «Anche a questo non so dare risposta».

L.: «Perché non esiste risposta. Ma una cosa certa è che di tutto si può dare una controparte, una antitesi, o meglio esiste da sé, emerge da sé durante il ragionamento, se è ben costruito; e così sempre si viene a creare una contraddizione. E ciò è quanto insegna la storia della filosofia e la filosofia stessa. Infatti, fin dai suoi mirabili inizi, la differenza e la discordanza di idee era l’unico fattore costante nell’avanzare trionfante del pensiero; gli antichi cercavano il Principio, cosa che oggi è stata da tempo dimenticata; e pur nella medesima ricerca c’era chi lo poneva nell’acqua, chi nell’aria.  Altri, non secondi ad alcuno in quanto ad autorevolezza, erano in contraddizione: uno poneva la Sostanza (nota come già è cambiato l’oggetto della ricerca) in un mondo ultraterreno, l’altro nel nostro mondo terreno. Né la contraddizione si limitava al confronto tra due diversi filosofi, ma anzi arrivava a dare corpo al pensiero di ogni filosofo preso singolarmente, tanto che il primo dei suddetti personaggi, al termine della sua vita, e del suo filosofare, si è udito che abbia ritrattato le sue idee. Ma la frattura si estendeva ancora di più, tanto che qualche temerario è perfino giunto ad affermare che non solo l’oggetto della ricerca di tutti, ma l’Essere stesso non esisteva. L’eredità di queste menti, come puoi ben immaginare, ha preso derive diverse, tre in particolare, che si sono indirizzate su tre strade diverse, che hanno portato dottrine diverse, diversificate su diversi punti. L’evoluzione prosegue così fino a secoli più vicini al nostro, dove due filosofi, uno religioso, uno meno, hanno portato avanti le due vie che hanno squarciato il resto del tempo finora trascorso: una fondata sull’interiorità l’altra sulla razionalità. Le nuove filosofie porteranno nuove idee e nuove intuizioni ma il rapporto tra di esse non sarà diverso da come lo abbiamo descritto per le precedenti. Da tutto ciò è deduzione necessaria cogliere che la contraddizione non solo colpisce ogni rapporto tra diversi pensieri e i pensieri medesimi, ma anzi costituisce essenzialmente il pensiero, perché non c’è pensiero che non contenga contraddizione, e non c’è pensiero che non sia stato contraddetto. Ma la contraddizione in quanto tale non ha sostanza, appunto perché è soltanto il risultato del confronto tra due momentanei stati di essere. Ma in realtà essi sono essenzialmente contraddizione, e la contraddizione è essenzialmente non essere, sicché tutto si riduce a non essere nulla».

Luca Costa (Rimini, 23 aprile 1999) è al primo anno del Bachelor in Lingua, Letteratura e civiltà italiana a Lugano, dopo aver frequentato il liceo classico paritario “Dante Alighieri” di Rimini ed essersi diplomato con la lode. Le prime prove letterarie e poetiche risalgono al terzo anno del liceo, ma i suoi tentativi letterari, nel frattempo, sono proseguiti. La consacrazione (piccolo scritto filosofico terminato lo scorso anno); Frammenti di cuore (la prima raccolta poetica, composta da dodici poesie); Considerazioni filosofiche (una raccolta di pensieri in forma aforismatica, non ancora terminata) sono i suoi scritti non ancora pubblicati.
I suoi interessi letterari sono in realtà sorti dopo quelli filosofici: nella sua concezione dello scrivere vede, infatti, nient’altro che un filosofare con arte, dove la cura dell’autore si concentra tanto sulla forma quanto sul pensiero che anima questa forma.

Photocredit: guide turistiche Macerata.

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