TIZIANO BROGGIATO su “ Fa freddo nella storia “ di Guido Monti

Scheda per “ Fa freddo nella storia “ di Guido Monti

E’ piuttosto desolante constatare che perlomeno negli ultimi tre lustri una delle nostre collane di poesia più prestigiose, la bianca di Einaudi, non abbia saputo proporre nemmeno un nuovo poeta di alto livello. I migliori, i nomi di prima grandezza come D’Elia, Piersanti, Krumm c’erano già. Poi una serie di proposte, alcune anche reiterate,avvilenti e mediocri pubblicate nel tentativo di farle passare per rivelazioni. Qualcosa di meglio ha fatto Mondadori con la collana Lo specchio dove, oltre ai nomi consacrati, ha saputo promuovere alcuni poeti di valore che fino a quel momento avevano pubblicato solo presso editori minori. Sorprende, tuttavia, che anche qui si insista a dare spazio ad autori che non fanno che riproporre i loro disarmanti pensierini camuffati da poesia, e se ne facciano esordire altri , non di primo pelo, che poi non fanno che confermare il loro algido e metodico uso del verso senza mai far affiorare quell’umano trasporto che è il  motore irrinunciabile della poesia.  Sempre di più ben vengano, allora, le medie e piccole case editrici chepubblicano con passione proponendo spesso autentica poesia  e che, grazie alla rete, riescono a raggiungere anche senza una distribuzione nazionale tutti gli appassionati del genere. Vorrei evidenziare, a questo proposito, il recente libro di versi di Guido Monti, pubblicato da Stampa 2009 nella collana diretta, non a caso, da Maurizio Cucchi: Fa freddo nella storia. L’ho letto con vero piacere e vorrei farvi partecipi i lettori di Clandestino con alcune considerazioni: sebbene innervata da un’intima, necessaria fedeltà al proprio destino, la voce di Monti è, al contempo, percorsa da un soffio, da un vento invisibile che continuamente la trasporta in avanti, che inarca le sue parole come vele protese a forare un orizzonte sempre più prossimo.  In questo libro il poeta riflette sulla vita apprezzandone la bellezza, la fragilità, i forti legami, ma non evitando di mostrarsi guardingo verso il mistero e le progenie negative che lo abitano. La poesia di Monti è del resto una poesia di incroci, di spaesamenti : nomi affiancano nomi e così luoghi e tempi poiché ogni immagine resiste nella memoria il più a lungo possibile come trattenuta dalla nostalgia del poeta. Sobrietà e misura sono elementi essenziali in questi testi avvolti in una luce bassa e piana che non esclude tuttavia rapide incursioni in immagini taglienti, decisive ( es. “vivi ancora col tuo gesto sotto ogni cielo”). Immagini che poi, alla fine, rimangono sospese in un tempo assoluto che fortunatamente ci protegge e salva dal buio di un destino sempre in agguato.  Un libro, questo, solo apparentemente narrativo. Il linguaggio è innanzitutto coraggioso e si accorda in un’inclinazione essenziale, sfrondato da ogni indulgenza lessicale tanto da diventare necessario e icastico. La ritmata, a volte allitterante cadenza concede pian piano un refrain di potente, lontana eco..

Questo senso di condensata e trattenuta tragicità fa infatti confluire la poesia di Monti più in scenari anglosassoni che italiani, ricordando in particolare alcuni esemplari lacerti di Robert Lowell nel suo Delfino. La percezione complessiva e finale che si ricava da questi testi è una traccia in filigrana: in superficie si muovono ad alta frequenza le “varie opportunità”,mentre nel profondo, sotto il derma, il ritmo si placa fino a rivelare un profilo rarefatto e meditativo, quello necessario per riconoscere la poesia.

 

 

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