Sulla poesia di Ol’ga Sedakova

Ol'ga Sedakova, poetessa russa già insignita del Premio Dante Laurentum, viene premiata oggi con il Riconoscimento del Lerici Pea "alla Carriera" 2020, a La Spezia. La cerimonia si terrà nello show Room dei cantieri San Lorenzo, sostenitori del Premio.

di Isabella Serra

L’opera complessiva di un poeta è una testimonianza resa al miracolo dell’esistenza ed è sempre, in un certo senso, un vangelo i cui versetti convertono il loro stesso autore più radicalmente di quanto non convertano il suo pubblico.
I. Brodskij

La citazione di Brodskij si presta perfettamente a descrivere l’autenticità della poesia di Ol'ga Sedakova: il suo tendersi dalle cupe profondità dell’anima fino alle altezze dell’atmosfera appartiene alla sua personale trasfigurazione. Di lei il grande studioso Averincev ha scritto: “Siamo grati a questa poesia per non essersi cercata un posto nel mondo: un nido o una tana”. La sua poesia pur nata nel periodo sovietico è scevra della cosiddetta letteratura sovietica e di quella anti-sovietica in entrambe le sue varianti: l’indignazione civile della dissidenza e la satira corrosiva degli autori sociali. Niente di tutto ciò. Essa si muove in uno spazio altro, quello del non luogo e del non tempo, propri della poesia di ogni tempo. Questo perché, così come la Sedakova stessa ebbe a dire, origina da un centro, da un cuore non inteso in senso sentimentale, ma in senso centrale, come luogo del significato delle cose e delle emozioni, cosicché la sua parola può toccare qualsiasi cosa e toccando e pur disperdendosi in mille associazioni non si perde, ma si trasfigura nello spazio. La sua luce si posa incurante e scompone i mondi di un piccolo angolo di casa; rivela le magie del cosmo o i vortici oscuri della mente. Nonostante sia conscia delle gabbie, (una finestra, una siepe che la divide dal suo innato lanciarsi in alto), Ol'ga Sedakova ripone nella vita il fondamento della fiducia e dello stupore: la vita rende tutto possibile. Poesia dell’anima? Mi permetto di dare una lettura del rapporto della poetessa con l’anima, conscia del fatto che non tutti credono all’esistenza dell’anima. Leggendo e traducendo le sue poesie a volte si ha come l’impressione che Ol'ga Sedakova senta la propria anima come entità altra, come una creatura a sé stante: le parla, l’ascolta, la compatisce, se ne rallegra. E le due creature sono così legate tra loro che molto spesso non vanno d’accordo, finendo col non capirsi. Ma, essendo l’anima più alta, capace di far risplendere mondi ancora ignoti in terra, essa trova il modo di rimettere tutto ai piedi della poetessa, anche quando quest’ultima non la capisce. E la poetessa annota.

 

Per Ol'ga Sedakova l’anima è la parola:

 

Ma tu, parola, sei una veste regale,
abito della lunga, breve pazienza,
più alto del cielo, più allegro del sole.

I nostri occhi non vedranno
il colore della tua nascita,

le orecchie dell’uomo non sentiranno

le tue ampie pieghe fruscianti [1]

 

 

[1]  Da Slovo (Parola), da Vecchi canti primo quaderno di Ol'ga Sedakova.

Quattro poesie di Ol'ga Sedakova

Traduzione di Isabella Serra

da Prime Poesie

(Iz rannich Stichov)

GIUDITTA
- Deve esserti entrato dentro l’inferno,
e la tua morte è alle porte.
- Deve essermi entrato dentro l’inferno,
e la mia morte è alle porte,

ma prima di entrare nella notte
e giacere davanti al mio popolo
lo giuro! Non sarò da sola.

Ed eccola,
come pioggia entra
nel giardino dell’infanzia
e riduce a brandelli
la casa sospesa sulle fronde.
E la steppa arriva alle ginocchia
e quello che un tempo era argento,
ora è giogo e lamento.

Sogno, lamento, caduta.

Lui uscì sostando sulla porta:
Tu sei l’Amata dei miei occhi.

da Rosa Canina

(Dichij Šipovnik)

1976/1978

IL SOGNATORE

Nelle notti oscure, dove potrebbe solo un prodigio,
quando non riesci a farti strada dentro i muri rotanti,
là dove la candela, nascosta sotto il moggio,
in mezzo all’oro diminuisce la sua fiamma,

si alzeranno in molti e nei molti volti
si rifletterà una radiosa angoscia: forse la mia?
E lo spirito, avendo scelto il sognatore,
ritornerà sulla strada già battuta.

Cominceranno allora lunghi viaggi,
volte, scale, gallerie,
lento il passo dalla profonda roccia
dove hanno brillato ori e candele.

O come il vento del frutteto
già immerso nella lontana steppa
profumerà di melo, vedrò forse anch’io
la pietà immortale del primo sguardo?

Magnete segreto, cuore della leggenda,
onde vive dell’attrazione nel mondo,
profezie, peregrinazioni, pietre
elevate al cielo fino al calice oscuro!

La libertà decade e il corpo non vuole
e nulla vedrà. Ma dirà alla fine:
non c’è niente in vita che non sia profezia,
ma lo dirà solo a te, solo a te nel profondo.

da Vecchi Canti

(Starye pesni)

1980/1981

Primo quaderno

(Pervaja tetrad’)

IL DESTINO

Chi di voi sa cosa è scritto per lui?
Chi lo indovina, non lo saprà.

Forse anche tu ti ricorderai di me,
quando sarò io a scordarmi di te.

Allora entrerò senza farmi sentire,
come fanno i morti incontro ai vivi,
e dirò che so qualcosa,
che tu non saprai mai.

E poi ti bacerò la mano,
come un servo la mano del suo signore.

da Canto della sera

(Večernjaja pesnja)

1996 - 2005

Nella sconosciuta altezza dei cieli,
dove non c’è nessuno da cercare,
le stelle si muovono in fila strette,
continuando a sedurre

proprio come pattini e lame,
la loro luce esposta
in quello che avvertono prima di ogni richiesta,
prima di ogni silenzio.

0 Condivisioni

Lascia un commento