Scegliere di esistere: la poesia performativa di Koleka Putuma

di Gloria Sinatra

Giovane, donna, nera, lesbica. Koleka Putuma è tutte queste cose insieme, oltre ad essere figlia di un pastore cattolico ed innamorata di una donna musulmana, a Città del Capo, in Sudafrica. Se tutto ciò di per sé può essere visto come un’evidenza personale, non ditelo a lei e ai suoi fan, in costante aumento anche in Europa. Koleka Putuma ha scelto di aprire il vaso di Pandora delle proprie difficoltà, angosce e conflitti irrisolti allo scopo di salvare sé stessa e tutti coloro che, come lei, vogliono smettere di evitare gli specchi, di camminare per la strada desiderando per il proprio corpo l’invisibilità dell’aria e di cercare una versione della propria anima che si preoccupi di essere meno sbagliata per tutti. I suoi versi urlano con violenza, irriverenza e prepotenza di un silenzio inevitabile, di un’incomunicabilità profonda, di un oblio incancellabile. La lotta tra passato e presente, tra imprinting e personalità, tra dentro e fuori, si esprime nella sua poesia con un linguaggio caustico, feroce, istintivo. La manifesta ossessione per i temi che danno vita alla sua arte non nega un certo interesse per la forma, che si rivela ricorrente e studiata, con strutture metriche che rimandano alla natura performativa della sua poesia. I versi di Koleka Putuma nascono infatti per essere declamate su treni, metro e mezzi pubblici, prima di diventare veri e propri testi teatrali. Lo scopo è dissipare l’oscurità, la paura, il mutismo nell’anima di chi soffre in silenzio, di chi indossa una maschera, di chi non ha il coraggio di essere sé stesso o che, se ci riesce, deve pagare un prezzo spesso troppo alto. La ventisettenne sudafricana dialoga con i suoi lettori, dandogli spesso del tu, usando la lingua per interrogare il dolore, senza inutili orpelli, ma anzi cercando un’efficacia comunicativa che passa per l’uso di slang, volgarismi, citazioni da musica pop affiancate da passi della Bibbia e da sermoni. Koleka Putuma intercetta infatti le difficoltà dei membri della comunità LGBT+ che nascono e crescono in un contesto fortemente connotato a livello religioso, che spesso comporta una discriminazione più radicata e quasi inconsciamente inevitabile. Il paradosso di un percorso educativo che rende ancor più complessa l’accettazione di un sé difforme dai dettami religiosi e familiari, il terrore di una società ipocrita e sempre più aggressiva e intollerante, la potenza di sentimenti contrastati e contrastanti, sono sicuramente difficoltà e situazioni che molti dei giovani di oggi affrontano quotidianamente. Tutti problemi che vengono ancora oggi percepiti da chi li vive come inascoltati, relegati, dimenticati. Per queste ragioni, la poesia di Koleka Putuma vuole ricordare, provocare, dissacrare. E lo fa attraverso ciò che ci rende più umani e veri: la propria esperienza di vita. Senza filtri, senza fronzoli, gettando l’anima in pasto al mondo, cercando compagni di viaggio su una nave in bilico tra il naufragio e l’attracco.

Traduzioni di Gloria Sinatra

X-MAS DINNER WITH SKELETONS

Your perpetrator has your uncle’s eyes
and his cheap brandy breath.

How many abortions have fallen out of your mouth
while counting the men in your life?

Madness sits at the dinner table, too,
saying grace with one eye open.

CENONE DI NATALE CON GLI SCHELETRI

Il tuo aggressore ha gli occhi di tuo zio
e il suo arrapato alito avvinazzato.

Quanti aborti ti sono caduti dalla bocca
contando gli uomini della tua vita?

La follia si siede a tavola, anche lei,
e ringrazia Dio con un occhio aperto.

INLAND

It takes strenght to grieve,
to fall apart,
leaking things, people
who will never return to you.

And yet,
we are taught
that mourning is the opposite of strenght.

How many of us have seen our mothers weep
the kind of weeping
that has you
drenched at the seams
drowning in salt water,
arms flailing for help.

The kind
you bargain with
to let you go
alive.

ENTROTERRA

Ci vuole forza per soffrire di una perdita,
per andare in pezzi,
per perdere cose, persone
che non torneranno mai più da te.

E ancora,
ci insegnano
che il lutto è l’opposto della forza.

Quanti di noi hanno visto le madri piangere
quel tipo di pianto
che ti inzuppa fino alle ossa
e ti annega in acqua salata
mentre agiti le braccia cercando aiuto.

Lo stesso
con cui scendi a patti
perché ti lasci andare
vivo.

Fonte foto: www.jamesmurua.com

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