La poetessa Giona. Rossella Renzi e il suo “Dare il nome alle cose”

di Davide Rondoni

Rossella Renzi, Dare nome alle cose, Minerva Edizioni, 2018

La qualità indubbia di poesia di Rossella Renzi si stabilisce per una forza doppia. Per una vivificante compresenza di elementi: l'esser nuvola e il sentire tempo. Una infanzia e una maternità. Non sembri strano che la lettura di questo libro (edito nella nuova collana di Minerva sotto la cura di Cinzia Demi e Giancarlo Pontiggia) mi ha richiamato fin da subito, pur se ne scrivo solo ora, in sottofondo l'inizio della preziosa e sempre nuova preghiera alla Vergine di Dante alla fine del Paradiso. Come se mi arrivasse tra le pagine, tra le lievi e precise immagini di queste poesie, nelle sospensioni di questa voce mai ingenua, una musica di sottofondo, o meglio accadesse come quando dalle porte a vetri di un bar che si aprono e chiudono ti arriva improvvisa una canzone...

Quando Dante attacca quel mirabile assolo alla Jimi Hendrix con il binomio "Vergine Madre, figlia del tuo figlio" non indica solo una vertiginosa questione teologica ma indica quel che fin qui nelle pagine di Rossella Renzi venendo giù dalle valli della vita di tutti, dalle vene e dai pianti delle vite di tutti, e nei sorrisi e negli occhi "ridenti e fuggitivi" di tutti, e venendo da quel che dice la poetessa quando dice:

Fermati e osserva chi sono
racconta tutto ciò che mi abita donne, bambine, gatte selvatiche,
e lupi per stare nel branco
e poi l’uccello con la coda variopinta un essere acquatico, la bestia marina.

Qui si celebra la guerra degli anni (...).

Insomma, mi sovviene quel verso dantesco, che fissa la necessità profonda della nostra piu vera esperienza umana e che la poetessa ospita nei suoi testi, riflesso in molte figure come nei vari emblemi animali della poesia citata: alla nostra vita necessita la candida novità e la presenza del tempo, il nuovo e il fertile, l'estasi e il rompersi generante. Alla nostra vita necessita l'infanzia e la maturità, ma compresenti. Un tornare bambini con il cuore pieno di secoli e della "guerra degli anni" e avere secoli come foglioline di rami tremanti, o occhi assonnati di figlio al mattino.

I poeti lavorano sul tempo, ma a differenza dei filosofi che pure cercano di dare il nome alle cose, lavorano dentro il tempo (quello del ritmo dei versi che li ossessiona) e dentro la balena del tempo come un Giona che sempre fuori luogo, sempre causa di tempeste, sempre pericoloso, è gettato fuori dalla barca tranquilla del viaggio che sulle onde del tempo fanno tutti.

Rossella Renzi, poetessa-Giona, sa dare una cronaca personale e lieve, ma acuta e profonda di questa duplice condizione che non è (e qui sta il vivo, il prezioso di questo bel libro) condizione antinomica. Insomma non si tratta di un doppio sguardo che fissa una rigida dialettica, e nemmeno dialetticamente ne cerca sintesi, ma come avviene nel verso dantesco, si stabilisce una verità ulteriore, profonda, che tiene insieme le cose. Come solo le donne sanno fare, come solo le madri (tessitrici della vita, anche quando furiosamente strappa) sanno fare. In questo senso è un libro di poesia femminile, ma nel senso più autentico e profondo meno legato a elementi transeunti.
Questa "nuvola" che sta tra due alberi (padre e figlio) ci parla una lingua che senza esibizioni inutili, senza preziosismi letterari (ma con molta letteratura che ronza nell'alveare dello stile) e riesce a "dare il nome alle cose". Volgendo la sfida della poesia - attraversando le personalissime esperienze di amore e pena e sorpresa - a quel che conta: dare il nome ovvero offrirci (come un biscotto a colazione o uno sguardo di violenta bellezza in treno, cose che avvengono tra queste pagine) uno strumento per cogliere la verità del vivente.
Rossella Renzi sa offrire questo con una levità che ha l'acciaio nello sguardo, ha lunghi silenzi nel cuore, ha letture depositate come neve che poi si scioglie e irrora la terra. E gliene sono grato.

Lascia un commento