Rosanna Bazzano, “Na terra Nova”

di Antonietta Gnerre

Rosanna Bazzano, Na terra Nova, Oedipus, Napoli 2020

La poesia ci stupisce quando si amalgama con un’apertura improvvisa, in direzione di una dimensione che ci sorprende. Rosanna Bazzano, in questa plaquette monologante dal titolo “Na terra nova” (Oedipus, Napoli 2020), ci consegna una poesia che diventa il baricentro di una rievocazione. L’amore per la lingua napoletana è il leitmotiv di tutto il lavoro. La resistenza di una lingua che abbellisce la sofferenza e la speranza, il bene e le finzioni, l’amore e la malinconia. Come a dire che l’identità e la ricerca sono strette da un nodo che si rigenera. E, infatti, l’impianto del libro è proprio nella diversificazione di modi, respiri, tempi e stagioni di composizioni che si rincorrono. L’uso attento di una terminologia ricercata, di vocaboli attinti con cura, ci accompagna nel tempo e nella memoria.

Il tema dell’identità spirituale - presente nella prima sezione - è un respiro che ci prende per mano in direzione di una fede che si rinnova nelle piccole cose del quotidiano. L'autrice conduce il lettore nella scomposizione delle cose minime, nel reale di una parola che “scorre e ce trascina” nella realtà distratta che abita questo periodo storico. L'intensità e la ricerca sono i temi portanti e presenti anche nella seconda sezione. Qui la poesia è costellata da un’ideologia fatta a pezzi, rimasta sola e senza una presa di coscienza. Siamo tutti feriti da qualcuno o da qualcosa. Come se vivessimo nella società della ferita dichiarata.

Nella terza parte un suono incalzante riaffiora dalle macerie, si estende nell’aria come un balsamo per lenire le ferite. Un controcanto che diventa amore, gioia di essere un tutt’uno con il creato, con una reale libertà di restare nella concretezza della natura, degli animali che la abitano. Queste poesie respirano attraverso le voci di autori che emergono sottovoce, scrittori nazionali e internazionali, che la Nostra ha ospitato nelle sue importanti rassegne al Caffè Letterario “Il Tempo del Vino e delle Rose” di Napoli (I lineamenti di grandi poeti, amati negli anni, come Rilke, Pasolini, Cvetova, Frost). Con questi strumenti di grande forza Bazzano ci introduce nell’ultima parte del lavoro, nell’eden del libro. Una sezione di traduzioni in lingua napoletana, voci significative della letteratura che spaziano da un’attenzione incisiva per Anna Achmatova, Mary Dorcey, Anaïs Nin, Cecilia Meireles, con un finale dedicato a Giacomo Leopardi e alla poesia L’Infinito, come omaggio ai duecento anni dalla sua composizione.

Chi leggerà questo libro rifletterà a lungo sul mistero di appartenerci, di appartenere all’eterna meraviglia che l’animo umano possiede. Chi rileggerà questo libro rifletterà sui poeti, sulla forza e sulla possibilità di un rinnovamento perché “La parola del poeta è fatta di responsabilità, come quella del profeta. E come quella del profeta non può esimersi dal dire”.

Si' ddoce comm' ’o suonno ’int’’a nuttata
e amaro comm’ ’a sveglia d’ ’a matina,
mo si' na luce pe ll'aria schiarata
mo n' ombra ’e sole ncoppa a na vetrina.

Corro cu ‘o tiempo tutta na jurnata
ma nun c’ ’a faccio cchiù, te sto perdenno,
e contro 'o viento vaco 'int’ 'a nuttata,
ma nun t’arrivo maie, pure currenno.

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