Rita Pacilio, “La venatura della viola”

di Antonietta Gnerre

Rita Pacilio, La venatura della viola, Giuliano Ladolfi Editore, 2019

La poetica di Rita Pacilio, nel corso degli anni, ha subito un processo di continua evoluzione. Un percorso arricchito da un’energia tipica di chi guarda profondamente il mondo, gli uomini, gli animali, la natura. Con uno scavo interiore, severo e profondo, che ci insegna a guardare oltre le cose, animate e inanimate, che diamo per scontato. Profondi e attenti sono i suoi interventi critici e di saggistica, il suo amore per la musica jazz. Incasellata in questa direzione appare anche la sua produzione in prosa che non perde di vista il mondo dei giovani. Con un’approfondita attenzione per le tematiche femminili (Pacilio è anche Presidente dell’Associazione Arte e Saperi e l'ideatrice/direttrice della casa editrice RPlibri).

Rita Pacilio ci insegna che c’è una oscillazione che registra lo stato delle cose e della natura. E in quest’ultimo lavoro - La venatura della viola (Giuliano Ladolfi Editore, 2019) - spazia in direzione di una energia primordiale che ci sorprende con immagini poetiche interdipendenti. La natura in questo libro ci viene raccontata come fotogramma di una pellicola in evoluzione: “È un filo o una fune che fluisce/ da un capo all’altro della loggia/ dove stendevi il vestito buono/ e le spiegazioni esatte dell’insonnia”. Una raccolta arricchita da una molteplicità di punti di vista. Perché da un lato l’incontro con le viole è incluso come una sorta di chimica primordiale, dall’altro appare come un momento di profonda riflessione. Le viole, oltre ad annunciare la primavera, c’insegnano il senso dell’esperienza umana: “Vecchia storia suggerita dalla forza/ gravitazionale nell’aria immobile/ in cui tutto il mondo va alla deriva”. C’insegnano che tutto ciò che è vivo è sempre un incontro di anime, di ritmi e di sequenze che preparano il continuo divenire dei cicli dell’esistenza. Perché come recitava il titolo di una famosa poesia di Rocco Scotellaro: “Le viole sono dei fanciulli scalzi”. Si preparano a camminare nel tempo della stagione della loro vita.

L’importanza di questi fiori, dunque, diventa una sorta di colloquio aperto con il lettore. Basta pensare che già nell’antichità, la viola veniva indicata come pianta officinale. Dunque questa energia della violetta, pigmentata con sfumature diverse tra loro, ci viene incontro non solo per raccontarci la serenità di stare fermi. Ci viene incontro, tra gli spazi bianchi dei versi, per sostare nella parte della nostra coscienza “muovendo la venatura in trasparenza”. C’è tanta misticità in questi fiori, che si amalgama bene con il pensiero dell'autrice. La venatura della viola è un libro con un ritmo musicale miracoloso, perché il lettore viene coinvolto immediatamente a seguire un diario interiore che diventa universale. Tra i diversi passaggi, sempre permeati di altezze, c’è un silenzio assoluto e purissimo che ci arriva carico di un modo nuovo di intendere la sfera comunicativa: “è già compiuta nella tonalità/ il batticuore che guarda in alto/ guizzo estremo e gentile/ senza disperazione”. Un’opera vasta che rimescola in continuazione l’identità di una lingua con nuove visuali.

Leggendo questo libro ricostruiamo il sogno di appartenerci. Di appartenere al mondo vegetale e al suo complesso modo di avvertire l’importanza di nuove forme di interpretazioni. Stefano Mancuso, nei suoi attenti studi, sostiene delle teorie molto avanzate al tal proposito: “Le piante - afferma lo scienziato - sono più intelligenti degli uomini”. Quindi il fiore scelto dall’autrice è molto di più di una semplice traccia di lettura. È un indicatore fondamentale per sostenere tutta la sensibilità presente in queste pagine che ringraziano, domandano e pregano per noi. Sì, in questa raccolta le viole pregano per la vita e per la gioia, per il dolore e per l’amore. Nella lingua di questa plaquette la parola riecheggia, da un ritmo interiore a quello esteriore, attraverso i cunicoli della sensibilità più avanzata: “spalanca la gola per esercitarsi/ a ricordare la fine dell’autunno”.

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