Quattro poesie inedite di Stefania Onidi

Introduzione di Davide Rondoni

 

Stefania Onidi è un'artista fine e selvatica, il suo libro "Quadro imperfetto", dopo varie raccolte e riconoscimenti, è un piccolo uccellino tremante di poesia, intenso di molta vita, molta fragilità ma con la tenacia dei fili e delle parole. In quel libro di grida bisbigliate ci sono immagini molto forti di amore e di abbandono (una nudità offerta, un cuore messo a scolare come una stoviglia...) e un filo di domanda di gioia che si esprime nei versi e nella eleganza mai esibita dei disegni.

Certo, se avesse lavorato invece che sulle poetesse che cita nel libro, sulla verticalità visionaria di una Marianne Moore o sulla densità di Giovanna Sicari, ne avrebbe guadagnato in intensità e spessore. Ma ora, in questi inediti che presentiamo, quei fili che forse leggeri e malinconici avevano cucito una tela inconclusa si volgono a un lavoro più teso e profondo, più vivo anche se meno apparentemente seducente. Una voce che sta trovando la sua vibrazione, e che in noi risuona.

Questa primavera inversa
la passione delle prime foglie
che rode l’aria,
poi un cadere preciso nell’assenza.
La strada farsi vuota e zitta.

Se si potesse non pensarci
sottoporsi ad anestesie pesanti
per non soccombere nel frattempo.
Nel sonno nascondersi
tenere lo scenario brillante
tentare il nostro giro di luce.

Venti gocce di tregua diluite in due dita d'acqua.
È temporaneo
l'effetto del sale di lisina.
Buca lo stomaco
come quell'istantanea perfetta
che risale agli occhi.
Non bastano un paio di occhiali scuri.
La gente lo capisce
dalle labbra tremule e serrate
dalle mani sole.

Nessuna primavera è indolore
noi dovremmo saperlo
eppure la precisione del taglio nel fusto
Svela una specie di sorriso
emerge coraggioso
strato dopo strato
dai meati della solitudine.
Prepotenza del segreto di farsi
luce. Coraggio della gemma apicale
di concedersi definitivamente alla vita.

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