Quattro poesie inedite di Sofia Fiorini

Introduzione di Davide Rondoni

Nella voce di Sofia Fiorini troviamo, e forse il tempo lo confermerà, una vivacità rara di immaginazione e possibilità di canto. Una forza (tra fossile e fiorente) di sguardo al mondo come regno di una avventura totale. E anche laddove si affacciano stilemi o ridondanze, il suo dire si vede procede da frescura, da sorpresa, da curiosità, cioè dal lato vivo e aperto del cuore e della mente. Anche dove come ne La Gazza, testo aspro e forte sulla propria natura, la voce poetica cerca il suo oggetto in lavoratissime e preziosissime immagini, non viene meno una grazia - quasi feroce, ma viva e lucente. Quella grazia (parola da reimparare fuori da ogni svenevole semplificazione) senza la quale la vita e la poesia non succedono mai.

La gazza

Quando sento la gazza frinire
scuotere il suo amuleto
di sassi funebri e crepitacolo
è un richiamo terso al funesto.
Trema fruscia sfrega non so
che organo vocale maledetto
per scorticarmi dentro
tutte le vie del corpo
da me fino all'esterno.

Screma il resto il cielo
il tronco l'edera il giardino,
anche la pece caduta di notte
e in silenzio odorosa
è sospesa in altezza
se lei tiene anche le nuvole
nella condensa del suo chiostro
e crepita una nota sola
sopra una sola corda crespa.

Ladra è la natura rapace
ladro è chi prende il tempo a dispetto
di tutto - lo ruba a ciliegie col becco -
e ché non fosse distrutto quel frutto
si è messo l'uccello nel cesto,
nella gabbia del coniglio,
e quel becco si è fatto un dispetto
si è aperto di sangue nel muso di picchio.

Ma non smette la gazza di uscire
di scornare scorticare - se ancora
la voce rapace senza prede tace,
canticchia come un sasso sopra una campana
di cristallo - fa così, quindi è per questo
che i bambini intorno a lei nell'orto
non sentono la brugola sul volto
ma notano il piumaggio verde azzurro
lo smeraldo il contorno della coda
scintillante quasi umida di stagno.

Distante mia natura gracidante,
mia civetta fuggente
se abbacini e buchi la notte -
è per l'averti ignorato sempre
che ti hanno preso per le spalle
come pollame nella rete -
ma ora ti acclamo e ti accolgo
come un dio raccolto, così
mentre mi abiti ti ascolto.

*

I.

Mi porti al collo – l’ultimo gioiello
dell’essertene andato.
Come dio, come i santi immagino
mi porti nel rovescio interno
del medaglione crociato sul petto;

come un ricordo perfetto
abbandonato alla forma migliore di se stesso.
E io che ancora gioco
ad essere il tuo segreto maledetto,
l’uccello notturno che per te
ha scoperto la legge del mondo.

*

III.

E ancora sono qui sopra un altare
– niente di tragico intorno,
come ricomincio ancora in tondo.

Come sei riapparso stamattina
nel fantasma vivo di te stesso,
nel sempre unico incontro:
io che ti guardo e tu mai fermo – tu
che esisti e basta a far tremare,
a rimescolare ogni particella dentro.

A farmi tragedia detto questo:
quello che mi neghi non capisco
mentre diventa mistero tutto il resto,
l’equilibrio sospeso del cosmo.

Eccezione

La tua testa non è cosa animale –
mammifera tensione di abitare –
piuttosto è un minerale la tua testa,
addosso ha gli anni fossili del mondo
e ha atteso molte vite nei torrenti
per imparare a scindere la voce
dei cristalli dai rami e dagli uccelli.

Non ha avuto infanzia elementare
la tua testa – deve essere stata
uno dei sassi rari e prodigiosi
che ho salvato ai bordi dei ruscelli,
quegli esseri che spiegano i silenzi
per vie insieme galattiche e terrestri,
che stanno in una mano e sono immensi.

Privilegio

Non è uguale per tutti, non è doppia,
l'atmosfera interiore.
Per esempio, la tua immaginazione
è variopinta tropicale,
la tua memoria altrove, da spostare.
Ma sospetto, se potessi entrare
nella cassa del torace
– quanta luce anche là sotto!
fiumi rive rosse gialle nel tuo petto.

Così anche nel nostro comportare
compiamo gli idoli dei giochi di bambini
gli eroi animali dei pensieri nativi.
Tu quando mi ami sei felino
sorprendente - nutrito in sogno
da un altro continente, taciuto
predatore preferito,
e la tua rabbia può avere
forma equatoriale di serpente
colpo di coda a sonaglio verde,
e parimenti piangi - amazzonicamente.

Tu pantera mite insospettata
non ti si vede riportare a notte piena
la testa sul mio letto di fiume –
assorbire il tempo che il cerbiatto
ci ha passato a bere.

Ritorno

Che io sia per te la terra – ritorno
di ogni notte per essere guardato
solo come bestia dentro al bosco.

Sto sul tronco esatto al centro, aspetto
che il vento ti presenti al mio cospetto:
di ogni cosa, di ogni cuore di uccello
ferito sei fatto, ogni spavento,
l'anima chiara del cervo mi è dato
sapere per volere te uguale a te stesso,
saperti ritrovare se ti perdo
toccarti con un piede nel ruscello.

Sofia Fiorini è nata a Rimini nel 1995 e attualmente studia Lettere presso l'università di Bologna. Nel 2015 ha vinto il premio Violani Landi, sezione Poeti Inediti. Nel 2016 è stata finalista al Premio Rimini per la poesia giovane. La logica del merito (Interno Poesia, 2017) è il suo libro d'esordio.

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