Poesie di Sebastiano Gatto

Proprie del tempo

Nottetempo

C'è un ordine spettrale nelle strade
riasfaltate, ripulite, alberate,
come se fossero cose che non
altrimenti identificati
operatori del Comune
fanno nottetempo, senza eccezione.
Con un'andatura ad angoli retti
in tempo per il treno delle cinque
sfili morte case e giardini
con siepi curate e facciate
illuminate d'ocra coi garage.
Le spiagge di Cuba o un atollo
di un qualsiasi oceano caldissimo
nella vetrina spenta
ti trafiggono dentro
e il pensiero di un figlio
che dorme lontano da te,
che sentirai al risveglio
che tutti ti dicono quanto
ti vuole bene.

In un giorno di pioggia

Sotto foreste di antenne sporgenti
e file di balconi muti e chiusi
si perde il conto dei tombini;
sul lastricato i cani
consumano i minuti ad annusare
e per le deiezioni.
La maggioranza sa che pioverà
specie chi è sporto e fuma
con dietro i lampi blu
del palinsesto acceso e casuale.
Rantoli o semplici colpi di tosse,
parole caricate a salve
rimbalzano nei vani delle scale.
Di chi sta a letto e fissa
le crepe sul soffitto
non senti nemmeno il respiro.
Non dorme, svegliarsi non vuole:
dice non sia ancora giorno, non può.

La luce del giorno sul viso

Due occhi grandi
rigonfi e traballanti
da troppo ti svuotano il viso;
sotto uno strato eccedente di sebo
esausti ristanno i muscoli mimici:
la bocca soggetta a spasmi improvvisi,
la fronte invecchiata di un secolo.
In questa luce di giorno che ti odia
con un gesto un tempo sicuro
ti aggiusti i capelli, provi a coprire.
Restano fuori
il seme di un fiore di campo
e un pugno di verbi al condizionale.

Anatomia di un distacco

Il bacio

Quando ti lascio
che prendi il ponte e attraversi il canale,
mi aggrappo con gli occhi al tuo passo
e aspetto di vederti all'altro lato.
Prima che imbocchi
la prossima calle e sparisca
fa in tempo a raggiungerti il bacio
che mi esce dalla mano.
Sei piccolo
e grande in un attimo appena;
ti scorta nel tuo

mutevole andare

un pensiero ai cancelli della scuola.
In quel voltarci le spalle oramai,
rasenti entrambi i nostri muri,
passo in rassegna
i baci che ancora mi renderai.

Abluzione

La sera,
un attimo prima di mettere
a letto i tuoi dieci anni,
mi prendi in disparte e mi dici
che hai pianto.
Ed io negli occhi tuoi,
umidi ancora,
passo al setaccio
parole che ti sappiano ingannare.
Ma quel che resta sulla rete
a peso aggiunge peso.
Così ti aggrappi a me
facendoti ponteggio al mio costato,
con esito incerto perché
non esiste vita che tenga
in piedi un'altra vita.
Ma per fare un battesimo
basta una lacrima.
Ed io,
di nuovo io,
immerso nei tuoi occhi
ti prometto di stare.

Il tempio di Iesse

I piatti della bilancia contengono
entrambi la loro dose di male;
di questo ho provato a convincerti,
e poi che è del contrario
che dovremmo parlare.
Ma dal calcestruzzo si staccano
e cadono a terra le tessere
della mia vita.
È proprio mentre ti chini a raccoglierle
e dolcemente me le porgi
che vedo dal tempio di Iesse
spuntare un germoglio e una gemma
fiorire dalle tue radici.
La tua voce che già
dei primi ruvidi bassi s'immilla
è una preghiera che alla gola
mi prende e si pronuncia.
E mi salva, anche stasera.

Savana

Stride più dell’altr’anno
la scala IKEA del tuo letto a castello:
capisco in anticipo ormai
se chiederai di accostarti con me.
Pesano i passi con cui mi avvicini,
la schiena che mi porgi è un continente,
nel respiro somigli
ai grandi erbivori della savana.
Dormi al sentirmi scandire il tuo nome,
dormi avendomi appresso,
io, il prossimo tuo più di me stesso.
Ti abbeveri alla pozza contemplando
la danza dei fenicotteri rosa:
hai chi sta attento ai leoni per te.

Transustanziazione

Già da Guitmondo di Aversa e Lanfranco
di Bec -prima ancora che da Tommaso-
si sapeva di te,
di come ti transustanziasti
da due corpi al tuo
che sporcato da peli
anarchico ti cresce addosso.
Hai risolto le pippe d'alto e basso
Medioevo in anticipo su quelle
che ti farai, non su accidentia,
mysterio e veritas interrogandoti,
ma sul dolcissimo sapore
che deve avere la pelle di chi,
se sarai fortunato,
forse un giorno impacciato sfiorerai.
E più sarà completa la tua summa,
più mi perderò nell’assistere
da spettatore
al mio naufragio nei solchi schiumosi
del tuo mare lontano.

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