Poesie di Flaminia Colella da “Guerrafesta”

È tempo per la guerra e per la festa
per la contesa tra la notte e il nulla
sempre accesa in questa strada di foresta.

Il chiromante oggi legge tue le carte
avrà molto da dire sul tuo conto ma

è tempo di ballare contro il mondo

La musica di oggi è il grande accordo
del tuo sangue con crepate tangenziali
o mura di cemento armato di città

Se combattimenti
significano gloria, il sangue
che ti esce dalle labbra
è la tua nuova parola:

è tempo per il vuoto come amico
e il nero che viene dal mare

All'inverno dirgli entra, siedi qui
prova a cambiare

e corri lungo strade deserte
occhi scuri ma senza povertà

se vuoi perlustriamo la città
insieme agli angeli di tutte le morti
rifacciamo le strade e le fermate
distrutte nella giostra del mondo

con l'allegro sorriso del mattino
stampato in faccia
è sempre dura quando inizi
a scolpire la tua caccia

Ma con gioia porti la tua spada
Tra le grida e le tregue della pace
la tua guerra festa in questo
inferno o impero della luce

*
L’agguato si prepara lentamente
e poi attende lentamente il giorno.

I cecchini fissano, dietro le finestre.
Il gioielliere sfodera gli occhiali
con gesto elegante della mano,
seduto al tavolo in ombra
in luce solo alcuni preziosi
per gli occhi di quelli passati
giorni prima a guardarli.

Le serrande del negozio sui monti
si alzano piano,
è caduta molta neve nella notte
che nessuno immagina
in forme così

I fucili cercano il sole
che investa il vetro quando si alza,
i cavalli emergono dalle fitte nebbie
dei pascoli, c’è la linea
dura di un monte che il gioielliere
vede negli occhi

troppe volte
il fiato lo ha strappato da uno sguardo
gettato in su

La vita rapita a queste altezze
resiste stretta tra le nevi
per la gioia dei pochi che sanno
cantare furori,
ancora avanti negli anni

il gioielliere liscia la piega al vestito
alza gli occhi da sotto il cappello,
poi esce dalla porta di servizio
sussurrando:
“i cani della morte non ci avranno

Non ci guarderanno,
non ci sapranno
che altri occhi in alto.

Molto, molto
più in alto
di qui”

*
Se devi vivere è per la felicità
solo questo può dire
un disperato che scrive e non sa
niente di niente della normalità

Eccomi a te, mare, alle lotte
sono una che accende cerini nella notte
e cerca la velocità

E poi la corsa a duecento allora
lungo la strada dei pini
accanto alle colline che muoiono
e alle case dei vivi

In piazza un ragazzino parla al telefono
mentre guida la bici
ha occhi spenti sembra
uno con gli anni finiti

Da sotto i tombini arriva il grido
delle sirene, delle creature
che uccidi

nelle battaglie nere

Eccomi a te

in faccia

ho le tue onde, le botte
siamo poeti insieme
quelli che accendono cerini nella notte

*
Tanti giorni cerchiamo nel buio
i dolori ancora non sofferti.
E dal buio impariamo quel nero
che non possiamo chiamare o calmare.
La linea del mare, un orizzonte
ci martellano gli occhi instupiditi
dal pianto e dalla miopia.

Oscilla la notte come un pendolo
nella città che non cambia mai
dalla periferia al centro le voci
si rincorrono come in un cerchio

È la sfida più grande immaginare
le stagioni se non senti mai il freddo
e il cappotto lo porti d’inverno
forse un vezzo, un gesto riflesso?

i gabbiani puntano al mare
stanno sul fiume insieme a chi guarda
o fa una foto distrattamente
non vedendo o forse fingendo

non lontano
un uomo sta annegando

Flaminia Colella è nata a Roma nel 1996. Dopo gli studi classici consegue nel 2019 la laurea con lode in giurisprudenza, presso l’università Luiss Guido Carli, con specializzazione in diritto civile. Pubblica il suo primo libro di poesie nel 2018, dal titolo “Sul Crinale” e molti dei suoi componimenti vengono tradotti e pubblicati su riviste italiane, inglesi e spagnole. Nel 2020 suoi testi in prosa compaiono su diverse testate giornalistiche, tra cui il settimanale “Panorama”. Nel maggio dello stesso anno vede la luce il suo lavoro poetico più compiuto, “La voce del fuoco”. Il libro esce per Cantacanta editore all’interno della collana di poesia “I passatori”, curata e diretta da Davide Rondoni, poeta e scrittore al fianco del quale lavora nello stesso anno per il libro d’arte “Io non ho mai scritto e nessuno è innamorato”, a cura di Fabbri Editore, nuova versione di traduzione di sessanta sonetti di William Shakespeare.

 

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