Poesie di Elena Volpi

La nettezza della voce Elena Volpi colpisce subito il lettore. Non si tratta di una posa della lingua, né di un dissimulato understatement come quelli che vanno troppo di moda. La nettezza di tono (che è anche nitore di stile) viene da una messa a fuoco dello sguardo, sincero e teatrale al tempo stesso, capace di cogliere in controtempo il reale, e in controcampo le situazioni. Ribolle uno spirito guerriero, si direbbe. Ovvero una sacrosanta voglia di andare contro il principio di non contraddizione. Che si sa, vale per i pensatori, e non per i poeti che, come Elena, strapensano...

Davide Rondoni

Il lavoro minerario

Non c’è niente che mi renda felice
La pila di libri aumenta
dalla posizione default del divano
Il letto del fiume è secco
di parole benevole e di pace.
Libro tu mi derubi i sensi
mi lasci come un automa.
Il corpo reclama la sua parte
con il dolore del piede storto.
Questo è il colore di base, è vocazione:
inutile la contabilità dei bene o meno peggio.
Importa solo il lavoro minerario
della mattutina trasformazione.

A mio padre

I compagni del movimento consideravano mio padre
l'intellettuale del gruppo
pensavano che fosse sprecato al ciclostile
e lo invitavano alle discussioni teoriche sulle sovrastrutture del capitalismo.
Per lui invece la cosa più bella
era attaccare i manifesti la notte
il secchio della colla nella macchina scalcinata
le sigarette
e le donne.

Astronomia

Tre milioni di anni fa il giovane sole
non aveva l'energia di oggi.
Finite le spedizioni lunari, Apollo e la guerra fredda
Intrappolate le tempeste solari con un apposito schermo
Raggiunti i meteoriti e i frammenti impazziti che coronano i pianeti,
Abbiamo ancora bisogno di dati.
Non serve interrogare l'Archeano, muto sui tempi se non a sei cifre
Pare si possa solo scavare in terre più profonde
ri-interrogare silicio e carbonio, sperare nella lingua dei vulcani
Inventarsi una nuova escalation spaziale.
Rimangono una notizia buona e una cattiva
Gli oceani avrebbero il potere di assorbire i nostri scarti
Riconducendoli al loro ventre paziente
Ma il compito – a farlo bene – richiede migliaia di anni
E l'enfant terrible, l'ultimo arrivato
Corre molto più veloce.

Gli uomini al ristorante

Gli uomini soli al ristorante
occupano lo spazio del giusto e del finalmente.
Studiano a fondo il pesce da sliscare
con il sollievo di poter tornare alle cose vere.
C'è silenziosa, come antica intesa con il cameriere
e con il piatto davanti a loro.
Le donne sole al ristorante
perse solo per pochi attimi
nella misericordia del menù
lasciate poi su rive sconosciute
nell'universo muto degli avventori
senza un gesto consono,
il bicchiere di vino non sapendo se amico o traditore,
ultimo ladro di certezza e peso.

Tram tre

1.
Non cammini ma le responsabilità di uomo
pesano già nell'ombra del labbro
appena accennata
lo sguardo corrucciato dal passeggino
cerca la figura velata
la mamma alle tue spalle non parla
ma si vede che è contenta di avere il maschio.

2.
E' tardi stasera ormai per combinare qualcosa di buono
Le prove un rituale fiacco, intorno a te erano i soliti.
La natura testarda e un po' dolente di avere scelto
questo strumento tra tanti.
Ti fa solo, mezzo uomo e mezzo violoncello
nel vuoto rispettoso che si crea intorno.

3.
Era gente in divisa
e odore di fango.
Alti e spaventosi come super eroi
sul pianeta sbagliato,
banconote nelle scarpe.
Nel villaggio era silenzio ma
sapevamo.
Sono stati gli uccelli del sud che hanno portato la lettera.
La chiesa è lontana, padre aiutami non so leggere.
Poi è cambiato il vento e tirava al mare.
Ricordati di me, la terra non è cosi lontana
per chi scappa.

Finale - Spiegazione

Scrivo poesie perché a volte sai la routine
tric trac la lista di cose da fare
sembra di mangiare polistirolo
oddio la testa troppo avanti o troppo indietro
il cuore prosciugato non manda segnali
soccombo
la poesia è il paramedico.
Scrivevo poesie e ho perso la grazia
per un misero scambio: lasciare la prigione che era l'unica casa che avevo.
Scrivo poesie per scomporre i noiosi legami molecolari
che fanno si che oggi sia questo e non altro.

Elena Volpi è nata a Milano nel 1963. Ha vissuto a Firenze, il Cairo, Washington DC e al momento abita a Bruxelles. Lavora all'Unione Europea e si occupa di cooperazione allo sviluppo e ricerca sociale.

Scrive poesie da quando ha 16 anni ma non ha mai pensato di pubblicarle, tranne che sul suo blog "Tram 3". Usa la poesia quando abbandona la controfigura, e come uscita di sicurezza dal percorso tracciato.

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2 pensieri riguardo “Poesie di Elena Volpi

  1. Originali, veementi, inquiete, ossessive, bellissime poesie che colpiscono e stordiscono. “Finale – Spiegazione” è una dichiarazione di poetica e un trovare casa presso l’origine, nell’essenza della poesia

    Monica

    1. Grazie del tuo bellissimo commento Monica.
      Trovare casa nell’origine…haï colto la cosa importante.
      Elena

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