Dimitris Lyacos “Poena Damni” (trilogia)

Estratto dall’opera, inedita in Italia, Poena Damni di Dimitris Lyacos ©, traduzione dal neogreco a cura di Viviana Sebastio ©

Con la gente dal ponte (Poena Damni #2)

Era già scesa la notte quando ho attraversato la stazione e sono uscito in strada. Pioveva ancora, poco. Li avrei trovati al ponte, sotto uno degli archi, mi aveva detto. Avrei visto una luce. Sono arrivato là davanti, ho aspettato. Aspettavamo. Ci hanno aperto. Siamo entrati. Ci hanno dato un foglio. Dentro si vedeva fino a un certo punto, poi il buio. Mi sono seduto per terra, in mezzo agli altri, in dieci all’incirca, alcuni di loro col cane. A sinistra il muro crollato. Altri due arrivavano da lì. Tre. Davanti in alto luce blu, a destra verde e lampadine bianche appese al soffitto, cinque o sei proprio sopra di noi, tutte accese tranne una. Da un lato le donne. Tre intorno a un bidone tagliato, un’altra portava i giornali. Ne strappavano alcuni e li buttavano dentro. Fuoco. Si è spento. Di nuovo. Quando si avvicinavano al muro alle loro spalle, non si distinguevano quasi più, colpa dei vestiti o della luce. E aprivano e chiudevano gli occhi di continuo, come per spasmi che scendevano fino alla bocca – eccetto quella a sinistra, che sembrava la più giovane. Ora passa davanti a loro un uomo nudo fino alla vita con un mattone rotto – o una pietra? – in mano e viene verso di noi. Sul petto un segno, come una lettera, va dalla gola in giù. Si siede a terra, prende due legni, li inchioda, forma una croce. La conficca nel fango. Accanto una bottiglia e un bicchiere. Più in là la carrozzeria di un’auto mezza seppellita, senza sportello anteriore. Sul cofano un mangianastri e un televisore, il parabrezza coperto da una lamiera. Una donna esce dall’auto. Prima non era visibile, l’auto sembrava vuota. Dal naso in giù come una maschera di terra, la bocca si intuisce a malapena. Torna di nuovo dentro, trascinandosi appresso una tavola di legno. La tira per chiudere ma non ci riesce del tutto. Intorno rottami, motori accatastati, in mezzo sbuca la testa di un gabbiano. E ancora qualcuno che cammina lì in mezzo, anche lui viene da questa parte. Vecchio, con un maglione lacero, in mano un libro con dentro alcuni fogli. Il foglio che mi hanno dato riporta quattro nomi: NARRATORE – colui che tiene il libro. Una sorta di Bibbia. Apre e chiude il mangianastri. Ronzio. Va ad aiutare le donne. Ancora giornali. CORO – le donne. LG – poco più dietro, inchioda ancora qualcosa. NCTV – la donna nell’auto. LG, NCTV. Questi erano i nomi. Titolo: NCTV. Ricordo più o meno anche il nome della stazione. Nychtovo. No. Nychtivo. Nichtovo. No. Un altro ronzio, sempre più forte e continuo da quando sono entrato. Mangianastri. NARRATORE. Apre e chiude, se ne va, ritorna riapre la Bibbia, strappa delle pagine e le attacca sul muro a destra, una accanto all’altra. Poi aspetta. Aspetta. Con la schiena quasi voltata. Da una parte e dall’altra croci con lo spray sul cemento. Viene qui a leggere. NARRATORE. Le luci sopra si spengono.

Or quand’ebbe veduto Gesù
da lontano, corse
e gli si prostrò dinanzi;
e dato un gran grido,
disse: Che v’è fra me e te, o Gesù,
Figliuolo dell’Iddio altissimo?
Io ti scongiuro, in nome di Dio,
di non tormentarmi;
perché Gesù gli diceva:
Spirito immondo, esci
da quest’uomo! E Gesù gli domandò:
Qual è il tuo nome? Ed egli rispose:
Il mio nome è Legione
perché siamo molti.[1]
[...]

[...] Latrato. Entra qualcuno, mi si siede accanto. Iniziamo, LG ora è a pancia sotto. Si alza, infila la mano nei pantaloni, si siede di nuovo. Si toglie una scarpa.

Poi ho sentito ancora dei passi e
qualcuno come se masticasse.
Ogni giorno lo stesso.
E il dolore come un orologio che avverti
ogni volta che presti attenzione.
Spaccalo e buttalo via. Sole opaco.
Più vicino a un occhio che all’altro.
Li senti di sopra. Se ne sono andati di nuovo.
Silenzio.
Poi ancora la pioggia, la coperta non riuscirà
ad asciugarsi. Poi sono uscito
perché avevo fame
volevo trovare qualcosa da mangiare.
Al mio ritorno avevano messo i mattoni dietro
e chiuso di nuovo. [...]

[1] Passo del Nuovo Testamento per il quale ho usato la versione riveduta del prof. G. Luzzi, 1925 (N.d.T.).

La prima morte (Poena Damni #3)

I

Mare acciaio. Luna muta come un dolore sul fondo della mente. Corpo trascinato sulla roccia qui e là come un’alga o un tentacolo inanimato, frutto di ventre-scafo scosso dai venti, palude di sangue e di carne. La mano sinistra mozzata alla radice e la destra con tutto l’avambraccio, bastone marcio che delira tra polmoni d’acqua. Della bocca distrutta rimane solo una ferita che lenta si chiude. Degli occhi una luce opaca. Occhi senza palpebre. Gambe fino ai malleoli – prive di tarso. Spasmi.

V

Verdetto del mare, catene di singhiozzi in frantumi
sotto palpebre incrinate di un cratere inaridito
preda invisibile –
sepolcri profanati di amori, litanie ai sensi
in rovina, melodie disarticolate, lava
di fiumi decapitati
lame di onde in fondo alla cortina,
clessidra che si colma, epidemie
limpide visioni di eroi sconfitti
in ubriache vene di luce
la tempesta che inverna nelle paludi –
caducifoglie è il ritorno
di un corpo smembrato in primavera.

VI

Sfigurato dai colpi di coltello
corpo smembrato sull’aspro suolo
il lezzo del cuore silenzioso
pesante, che in lento strazio muore
mano cinerea raminga, vanga
che sfiora campi di cicatrici sull’altra spalla
nascondendo per un istante la nuda mutilazione
e si solleva fino alla bocca
che come orcio incrinato, asciutto
ma saturo di dolore
muto si riempie e di nuovo schiuma
trabocca
e lo sputa
e lo ribeve, tutto, ancora una volta

fino a toccare
il sedimento dell’urlo

Biografia

Dimitris Lyacos è l'autore della trilogia Poena Damni, composta da: Z213: EXIT, Con la gente dal ponte e La Prima Morte. Finora tradotta ed edita in diciassette lingue, Poena Damni è una delle opere più apprezzate – tanto dai lettori, quanto dalla critica – nel panorama letterario europeo contemporaneo. Suoi significativi estratti sono apparsi, inoltre, su riviste letterarie internazionali.
La trilogia di Lyacos è un work in progress che si compie nel corso di trent’anni, attraverso varie edizioni rivisitate dall’autore, e i suoi testi hanno dialogato, nel corso del tempo, con vari progetti artistici a essi ispirati.
In Poena Damni Lyacos attraversa vari generi e diverse tematiche della tradizione letteraria; adotta elementi rituali, religiosi, filosofici e antropologici, e rielabora i grandi temi narrativi del Canone Occidentale. Dimitris Lyacos è stato candidato al premio Nobel per la letteratura. Sito ufficiale: www.lyacos.net

Nota della traduttrice

 

Dimitris Lyacos scrive la sua opera in neogreco, lingua che – come affermava Seferis – «non ha mai cessato di essere parlata». E se questa lingua per chi scrive è un patrimonio infinito a cui attingere, per chi traduce può rivelarsi una, sempre appassionante, grande e complessa sfida. Ciò vale in particolar modo per la trilogia Poena Damni. La sua lingua è percorsa da echi omerici e dei tragici greci, in essa si incastonano con naturalezza parole antiche, talune non più in uso, talaltre ancora vive nella lingua parlata, ma cariche di ulteriori significati. In Poena Damni ritroviamo anche passi della Bibbia, in un continuo dialogo allegorico tra passato e presente, tra disperazione e ricerca di una speranza, tra morte, vita e rinascita. Oltre a Omero, in Lyacos possiamo scorgere – attraverso una scrittura poetica, quanto talvolta spietata – Dante e Kafka, e rintracciare punti di contatto con l’opera di Samuel Beckett e di Cormac McCarthy [N.d.T].

 

Viviana Sebastio è traduttrice dal neogreco e dall’inglese. Laureata in Lingue straniere e Traduzione, presso La Sapienza – Università di Roma, vive e lavora nella Capitale, con frequenti viaggi verso l’amata Grecia. Si occupa di traduzione editoriale e audiovisiva, di editing e di scouting per opere letterarie del mondo greco contemporaneo. Di recente ha tradotto e curato per l’Editore XY.IT L’alba è un massacro signor Krak, di Thomas Tsalapatis[2]; Stampalia. Perla del Dodecaneso. Avamposto dell’Europa, di Athinà Tarsuli per Aracne Editrice e diverse raccolte di racconti e favole. Ha collaborato con Iperborea per il volume sulla Grecia (collana The Passenger), per il quale ha tradotto i testi di Thomas Tsalapatis e Konstantinos Fragkoulis. Realizza, inoltre, eventi culturali e laboratori didattici incentrati sul mondo greco contemporaneo. Cura il blog Leggi la Grecia dedicato alla letteratura neogreca pubblicata in Italia.

[2]Su clanDestino sono stati dedicati due interventi a questo libro: Le altre albe di Thomas e “L’equilibrio nella caduta” di Thomas Tsalapatis.

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