Perché sono uno dei pochi poeti di sinistra

di Davide Rondoni

Mi si è chiarito un dubbio. E ringrazio il Prof Ricolfi, noto intellettuale di sinistra, e sociologo di chiara fama, per avermi snebbiato. In un intervento televisivo, che in nota riporto e che aveva come spunto una proposta di legge sulla libertà di pensiero, ha affermato, un po' costernato, vista la sua storia, che la libertà di pensiero sembra passata da sinistra a destra. La sua analisi è elementare ma non semplicista. Al di là dei termini destra/sinistra che ormai a mio avviso significano poco ma si possono usare per relativa comodità, Ricolfi ha toccato un punto vitale della società e della cultura in cui viviamo. Mi chiedevo come mai infatti una serie di piccoli o importanti scrittori – ma perlopiù di sottobosco facebookiano – continuassero a chiamarmi di destra solo perché faccio cose che fa un poeta di sinistra (o forse semplicemente libero): ho espresso libere opinioni, ho interloquito con esponenti di diverse forze politiche anche in schieramenti opposti che raccolgono consenso in larghe fasce deboli e operaie della società italiana, ho esposto tentativi di analisi e argomentazioni non slogan o banalizzazioni da bar, mi sono espresso a favore della libertà di espressione e di azione contro leggi e regolamenti repressivi, ho fatto domande scomode alla Chiesa, ho sempre animato nella rivista che dirigo e in occasioni poetiche e culturali la possibilità di confronto tra posizioni diverse e lontane. Ne ho ricevuto offese, maldicenze, censure etc. Addirittura sono apparsi strani non so come chiamarli "ufficiali di salute pubblica"? Che sostenevano che certe mie posizioni "non sono accettabili" (non so a nome di chi parlassero, non accettabili da chi? Da che Minculpop, da che Accademia della poesia, da che Ente supremo da loro rappresentato?). Sono nutrito come molti italiani da diverse culture, cristiana, socialista anarchica. E dalle loro crisi e rigenerazioni. Non ho una ideologia. Non sopporto, come Ricolfi, il politically correct imposto. Sono impegnato nel sociale e in azioni di aiuto concreto a bisognosi e immigrati senza fare clamore, non sono né a parole né nei fatti omofobo o razzista e non offendo le mamme degli arbitri dagli spalti. Ma se non sei allineato a un pensiero che si autodefinisce di sinistra senza nemmeno esserlo più (come nota Ricolfi) e che è semplicemente e miseramente para-autoritario, esito di cascami di vario genere, ecco la rampogna, spesso tanto becera o sussiegosa quanto priva di argomenti, ma non di scranni. Lo capirei, forse, in un ambiente non abituato a pensare, a mettere a fuoco le cose, ma in quello letterario? Allora significa che Ricolfi ha davvero ragione. Da questo ho capito di essere uno dei pochi poeti di sinistra (veramente). E comunque di essere più libero di altri – muti, allineati e attenti a non scomodare nessuno, magari con la scusa che si "occupano di poesia", poi però onorano Dante, proprio uno "muto zitto e allineato"... Ecco, la libertà è ancor più necessaria in questo testacoda che apre a nuove considerazioni sull'epoca. Lo dico da sinistra. O forse da sud-est, o forse da nuove latitudini sconosciute ai cultori del pensiero pigro e accettabile e banalmente "schierato".

da Quarta Repubblica 18.05.21

"Pluralismo delle idee e libertà delle scelte. Sono fatte salve la libera espressione di convincimenti od opinioni nonché le condotte legittime riconducibili al pluralismo delle idee o alla libertà delle scelte, purché non idonee a determinare il concreto pericolo del compimento di atti discriminatori o violenti". (art 4 Legge cosiddetta Zan)
Ricolfi: "Se si studia tecnicamente la legge, non c'è il minimo dubbio che il problema c'è. Qualsiasi persona in buona fede lo riconosce, per un motivo molto semplice, che mancano i requisiti di determinatezza e offensività. Cioè quando si dice "purché non idonee a determinare un certo pericolo", beh, è il giudice che decide! Quindi dato che noi abbiamo una meravigliosa magistratura (ironico), se vogliamo affidare i casi concreti a questa meravigliosa magistratura, in cui ogni giudice giudica con i suoi valori, bene la legge Zan è perfetta! Vorrei aggiungere una cosa di tipo personale in questa discussione, io sono in grandissimo imbarazzo e sofferenza, perché io sono una persona culturalmente di sinistra, cioè vengo di lì, sono tuttora collocato lì e sono stato abituato tutta la mia vita a pensare che la censura tendenzialmente è una cosa di destra, perché è stato così nel nostro Paese. E invece sono costretto a constatare che la censura è passata da destra a sinistra e simmetricamente la libertà di pensiero è migrata da sinistra a destra. E questo evento non è avvenuto con la legge Zan, è avvenuto già nel 2006, quando la legge sui reati di opinione venne proposta da sinistra e diede uno scossone alla normativa precedente. Allora per me è stupefacente che dal 2006 la libertà di espressione sia più cara alla destra che non alla sinistra. Anche se di questo io mi do una spiegazione. Come sociologo mi è abbastanza chiaro che in ogni epoca ci sono idee dominanti. Fino a un certo punto della storia repubblicana, le idee dominanti sono state idee, non diciamo di destra, diciamo conservatrici. Infatti il limite che la libertà di espressione incontrava è quello sancito dall'articolo 21 ed era essenzialmente il buon costume. Quindi noi avevamo una destra che difendeva l'autorità costituita per principio e il buon costume, e una sinistra libertaria che si batteva per la libertà di espressione. Oggi le idee costituite, le idee vincenti sono quelle dell'establishment. L'establishment di sinistra e la sua idea dominante è il politicamente corretto, e quindi diventa anche abbastanza naturale per un sociologo, anche se è triste per me, osservare che l'operazione di imposizione a tutta la società del politicamente corretto, è un'operazione che conduce la sinistra a cui si oppone soltanto la destra in nome della libertà di espressione".

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Un pensiero riguardo “Perché sono uno dei pochi poeti di sinistra

  1. La libertà non è un’essenza dell’essere ma il risultato di una moltitudine di condizioni socio-economiche, culturali, religiose (o meglio irreligiose) che la nutrono, la allevano con fatica, lacrime e, spesso, sangue e la mantengono viva nel divenire incessante delle cose. Sei sicuro, ad esempio, che la tua religione, con cui la tua natura dichiaratamente pretesca continuamente si identifica, sia garanzia di libertà per noi che ti ascoltiamo? Sei sicuro che ti dia il diritto di sentirti più libero degli altri uomini? Che tu sia di destra o di sinistra poco importa. Importa invece quello che dici e quello che scrivi e per quello che dici e scrivi sarebbe molto imprudente sceglierti come paladino di libertà.

    Anni fa ti sei scagliato contro un genitore che chiedeva l’eutanasia per sua figlia. Ti sei più volte espresso contro il diritto delle donne ad accedere all’aborto sicuro e legale. Sei contro il diritto della persona umana di decidere su se stessa, sul proprio corpo e sulla propria vita. Credi che la nostra vita non sia nostra, non ci appartenga e non possiamo disporne. Temo che se il tuo pensiero fosse quello dominante, non potrei nemmeno mettermi una capsula ai denti perché è contro il volere del tuo dio.

    Ti sei più volte espresso contro il matrimonio omosessuale dicendo che sì va bene se due omosex (come li chiamavi tu…) vogliono fare quello gli pare tra loro, ma non si capisce perché vogliano pure il diritto legale al matrimonio. Di adozione, nemmeno a parlarne. La libertà nella tua concezione sembra essere il privilegio solo di chi pensa e si accoppia come te.

    Hai pubblicamente sostenuto Salvini perché faceva campagna elettorale sventolando un rosario e l’unica libertà di cui è difensore Salvini è quella di poter respingere in mare i negri.

    Durante la pandemia hai confuso il diritto sacrosanto alla libertà di pensiero e di azione con il diritto allo Spritz dopo le 6 di sera. E nonostante ti lagni in continuazione di presunte censure nei tuoi confronti, hai potuto liberamente esprimere pareri totalmente personali e indimostrabili su fantasiose teorie del complotto. E non ti hanno neppure arrestato.

    Insomma si fa presto a dire libertà, aveva proprio ragione Marx!

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