“Ossa di crita” di Massimo Barilla

di Dolores Carnemolla

Massimo Barilla, Ossa di crita, Mesogea edizioni, illustrazioni di Aldo Zucco

Nelle vite di ognuno di noi ci sono cose e persone che muoiono, luoghi da dimenticare oppure da ricordare. A volte, per ogni cosa che passa, auspichiamo una rinascita, una trasformazione, una nuova pelle e ci rifugiamo nella delicatezza di un ricordo malinconico e allo stesso tempo bello.

Massimo Barilla, in questa sua raccolta scritta in dialetto reggino e che l’editore Mesogea propone al lettore con traduzione a fronte in lingua italiana, si dedica a suo padre, “alle sue mani, ai suoi occhi, al suo esserci, ancora” come leggiamo prima ancora di iniziare a scoprire l’insieme di questi versi intitolati “Ossa di crita”, ossa di argilla. Una dedica che richiama al passato, oppure a qualcosa che sta passando, di cui si vuole conservare qualcosa di tangibile.

Il poeta-drammaturgo sceglie di esprimersi nel suo dialetto, sceglie l’anima della lingua, ricorre alle viscere della parola, per raccontare rimpianti, ricordi, dolori, malinconie e sguardi sul domani. Le sue parole arrivano come frammenti, frantumi di quelle ossa di argilla che dopo essersi sgretolate, danno vita a versi brevi, spezzati, in cui non di rado una parola si incastra solitaria tra le strofe.

E in queste poesie quali sono le azioni che compie il poeta-drammaturgo Massimo Barilla? Quella di ricordare prima di tutto.

“Ricordo/ la terra/ d’inverno/ ridere con voce/ di tuono/ e una croce/ tracciata sul ponte” poi portare ma sempre il ricordo di una “terra spaccata/ d’estate/ come mano/ come faccia di vecchio”.

Quella di chiedere. Il poeta-drammaturgo chiede al figlio di parlargli “con gli occhi di domani” e in altri versi ancora sente un tempo nuovo che arriva, un furore crescente, senza essere consolante.

Il poeta-drammaturgo è inquieto, si volta indietro, si sofferma su quello che la dimenticanza non ha risparmiato, cerca in quello che lo agita un po’ di tregua:

“Eppure in mezzo a questo vento/ forestiero/ sento come ci fosse/ un suono/ una nota sotteranea/ (frusciare d’erba secca),/ come se bruciasse/ la ramaglia/ d’un tempo sfrondato/ pronto a sbocciare/ già domani/ germogli di vita nuova”.

La forza della poesia di Massimo Barilla sta nel tramutare l’agitazione di sentimenti forti e tormentati in immagini delicate. Come succede in “Una madre”: “Ho visto una madre/ piangere/ d’un pianto penoso/ e portare un peso/ (...) Ma nei suoi occhi neri,/ d’un nero/ di mille colori,/ non ho potuto, non posso/ vedere/ spegnersi quella luce/ quel lampo di sole/ che hanno negli occhi/ le madri”.  La forza della poesia di Massimo Barilla sta nell’esprimere con piena consapevolezza non solo i turbamenti della vita ma anche quegli sguardi su quello che è a venire, che deve ancora accadere. Così nella poesia “La vita davanti”: “la vita di fronte/ ti aspetta con le mani alzate/ per poterti abbracciare”.

In queste Ossa di crita dunque ritroviamo il dolore e il suo stesso antidoto, la cura. È questa la pienezza del vivere. È la sintesi di un modo di fare poesia che assomiglia ai fiori dell’inverno: quando nel freddo si schiudono, confortano. “Quando scende la notte/ con voce di muta/ e il mondo saluta e si quieta”.

Massimo Barilla

Drammaturgo, poeta, sceneggiatore e regista. Dirige Mana Chuma Teatro (Premio della Critica ANCT 2019) per cui ha scritto e/o diretto numerosi spettacoli. Tra questi Spine (2003, finalista premio Ustica per il teatro), Di terra e di sangue (2005, Spettacolo ufficiale del Centenario CGIL), ’70voltesud (2007, utilizzato per una puntata monografica sulla Rivolta di Reggio Calabria del 1970 da Rai Storia), Come un granello di sabbia /Giuseppe Gulotta, storia di un innocente (Premio selezione In-box blu 2016). Citato dalla rivista francese Frictions tra i 10 più importanti autori italiani di impegno civile, con tanto di nota biografica.

Per il cinema ha scritto e diretto il film 26 settembre 1970 / il cielo limpido tratto dallo spettacolo teatrale ’70voltesud. Ha scritto soggetto e sceneggiatura del lungometraggio Primula Rossa, (uscito in sala a maggio 2019). è stato inoltre voce narrante per i due pluripremiati documentaristi calabresi Felice D’Agostino e Arturo Lavorato de Il canto dei nuovi emigranti, miglior documentario Torino Film Festival ’05 e Bellaria Film Festival ’06.

È autore di numerosi racconti e poesie inedite in italiano e in dialetto reggino. La prima raccolta dal titolo Ossa di crita esce presso la Casa Editrice Mesogea - Culture Mediterranee a marzo 2020. Ha tradotto dal maltese con l’autrice e con Virginia Monteforte il volume di poesie di Elizabeth Grech, Terre sospese (Capire edizioni – 2019). Come poeta e scrittore ha rappresentato l’Italia al Malta Mediterranean Literature Festival 2018. Ha diretto inoltre il Teatro Siracusa di Reggio Calabria ed è responsabile dell’area culturale della Fondazione Horcynus Orca.

Massimo Barilla

Playwright, poet, theatre director and producer. He is the director of Mana Chuma Teatro, in the framework of which he has written many plays including: Spine (2003, finalist for the Ustica theatre award), Di terra e di sangue (2005, official production for the Centenary of CGIL), ’70voltesud (2007, used for a monographic episode on the Reggio Calabria Revolt of 1970 by Rai Storia), Come un granello di sabbia /Giuseppe Gulotta, storia di un innocente (2016 Blue In-box selection Award). The French magazine Frictions mentioned Massimo Barilla among the 10 most important Italian authors for his civic engagement.

He wrote and directed the film 26 settembre 1970 / il cielo limpido  inspired from the theatre production ’70voltesud. He has written the story and screenplay of a feature film called Primula Rossa, (released in May 2019). He was also a narrator for the two award-winning Calabrian documentary filmmakers Felice D’Agostino and Arturo Lavorato of Il canto dei nuove emigranti that won best documentary film in the Torino Film Festival ’05 and Bellaria Film Festival ’06.

He is the author of several unpublished short stories and poems in Italian and in the Reggio Calabrian dialect. His first poetry collection entitled Cu l’ossa di crita is published by the publishing house Mesogea – Culture Mediterranee in March 2020. He translated from Maltese with the author and with Virginia Monteforte, the poetry book of Elizabeth Grech, Terre sospese (Capire edizioni – 2019). As a poet and writer, he represented Italy at the Malta Mediterranean Literature Festival 2018.

He also directed the Teatro Siracusa of Reggio Calabria and is in charge of cultural events for the Horcynus Orca Foundation of Messina.

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