MARINA SANGIORGI su ”Il seme del giorno” di Rossella Renzi

 

La casa editrice L’arcolaio di Gianfranco Fabbri (Forlì) ha di recente pubblicato la seconda raccolta di poesie di Rossella Renzi Il seme del giorno. Nata nel 1977, la Renzi vive e insegna a Conselice (Ravenna); ha due figli. La poesia è davvero il seme, il nocciolo della realtà che c’è prima, che ci sarà dopo. Intorno a ogni poesia c’è una storia che il lettore, se vuole, può cercare di immaginare.

 

Abbiamo lottato un pomeriggio intero.

Ora tu dormi, io scrivo,

rimetto ordine al mio schianto d’organi

rendo un senso ai tuoi sogni scomposti.

 

Cosa pensi, cosa? Della voce di tua madre,

quando urla, prega, sussurra il tuo nome?

Cosa sente la tua piccola schiena

appoggiata alla mano che trema?

 

Asciughiamo la saliva sul viso,

gli occhi lucidi sul nostro cammino.

 

Questo testo può essere un esempio della “furiosa concretezza fisiologica” (definizione di Fabbri) che caratterizza l’autrice. Rossella e suo figlio hanno litigato, lo scontro dura un pomeriggio, poi si placano: il bambino dorme, lei scrive, appoggia la mano ancora tremante per il nervoso alla “piccola schiena”. Forse lei asciuga le lacrime di lui, forse è il figlio che asciuga quelle di sua madre. Il loro cammino comune continua.

Gianmario Villalta nella prefazione afferma che tema centrale del libro è la cura, degli altri e di sé.

 

Sorveglio da questo ramo troppo alto

che tutto proceda nel migliore dei modi

che non ci siano in agguato predatori

per il corpo, così lieve e ridente

che non si lasci prendere davvero

che la casa per voi sia calda e accogliente

che l’albero che mi ospita vi protegga per sempre

con la sua ombra, il suo silenzio verde.

 

L’autrice osserva la sua famiglia, i bambini, i figli, gli scolari: vuole proteggerli dai predatori, vuole che la casa sia un luogo sicuro, che si possa stare al riparo, all’ombra, sotto un grande albero che  custodisca come un padre, o un tempio. In un’altra poesia si rivolge a un gelso centenario dicendo: “A te vengo come ad un tempio”. La natura non è nemica per la Renzi: “sono state le mani di un bambino / il disegno di Dio / che gioca con la palla” a creare il mondo per noi.

 

Sei caduto per caso

e qui sei nato.

Raccontami ora

del sacro che abbraccia anche gli alberi

nati per disciplina

nati per il dovere della sete.

 

Un seme è caduto ed è nato un albero. O forse si tratta di un bambino? Comunque il sacro abbraccia tutto, ed è una disciplina e un dovere curare e far crescere ciò che nasce, anche quando pare che avvenga per caso: perché, una volta nato, ogni essere ha sete di acqua e di vita.

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