Lorenzo Mele

Anche il silenzio mi parla al posto tuo,
quel silenzio che ti è caduto giù dalla tasca.
Dice che ti sei persa come si perdono i folli,
tu - che folle non lo sei affatto.
Anche io come te
mi sento una gioia martoriata
che aspetta una parola sana
davanti al camino.

Ti sento adesso che non ci sei,
proprio adesso che sei priva
di carne e di fiato.
Ti sento nella stanza,
accanto al letto,
un po' ovunque forse, come il tempo.
Io lo so che è stato breve
il tuo attardarti tra le ore del buio
e te ne sei andata quando si è fatta la luce,
ma mi hanno detto che tra le ombre
r-esistiamo un po’ di più
e questo tu lo sapevi bene,
talmente bene
che sei morta per esistere.

Se scrivo di te
è per tenerti viva tra la gente.
Perché scrivere è questo:
tenere vivo il non vivo
rendere percettibile l'impercettibile.
Essere ovunque oltre il tempo,
oltre lo spazio tempo che rimane.
Senza voce ma ovunque, comunque.

Ho sempre creduto al tuo esserci,
nonostante i grumi di spazio tempo
che si accanivano contro di noi.
Ma tu non sai essere
attraverso le distanze
e ogni volta ti sento morire
e non ho fiato.
Oggi non te ne andare,
non esitare a esserci - restaci.

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