Lettera a Salvatore Toma

di Troppaseta

Salvatore sei costantemente alle mie spalle.
Mi aliti sul collo i tuoi versi, mi recidi le scapole con le tue parole taglienti, mi attraversi lo sterno e mi abiti dentro, mi sanguini le labbra leggendoti.
Ma tu, dimmi: come stai?
Continuo a chiedertelo mentre, prontamente, mi rispondi con le tue feroci poesie, senza lasciare spazio né al tempo, né alla morte.
Ed allora sei vivo e mi parli dei nostri animali, del tuo amore per loro, della costante intenzione di difenderli da chi li utilizza come cibo, senza pensare che l’animale “muore per sangue che sgorga / per vita che se ne va / veramente solo e oltraggiato / fino all’ultimo momento”.
Mi parli degli uccelli, dei loro nidi, dei loro voli, della loro libertà e usi parole di disprezzo per chi cerca di mettere fine alle loro vite con un archibugio.
Mi parli della Natura, dell’amore che nutri per Lei, del tuo sentirti totalmente suo.
Ti prego, dimmi del boschetto dove ti rifugi, descrivimi il punto esatto dove ti siedi, dove scrivi, dove accarezzi i tuoi cani, dove bevi per non pensare, tra piante e poesie.
Ci vai sempre in motorino, vero?
Sfrecci tra la gente che non ti capisce, scappi da chi non comprende che utilizzi i tuoi efferati versi per ledere tutto ciò che fa soffrire la tua “anima sommersa”, mutilata, offesa.
La gente continua a credere che tu sia pazzo, quando sei sempre stato intensamente vivo e perfettamente lucido.
Continua a parlarmi, ti prego.
Vieni a trovarmi nelle tue poesie.
Abitami.

Photo credit: poesiadelnostrotempo.it

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