Lettera a Roberto Rossi Precerutti

di Vincenzo Gambardella

Roberto Rossi Precerutti, Lo sgomento della grazia, Neos Edizioni 2022

Caro Roberto,

sono forte se sono debole! Sembri arrivare a questa conclusione quando citi San Paolo[1], nel tuo bel libro “Lo sgomento della grazia” (Neos Edizioni, 2022). È il mistero della poesia che si fa ubbidiente al canto. Mistero della cosa che accade, ecco dov’è la tua poesia, il luogo dove si compie, l’intimo luogo da cui poter ammirare la bellezza del finito. Che apre a cosa? Dubbi e tormenti s’inseguono, linee sguinzagliate nell’abisso del passato e del futuro. Viene da interrogare l’immagine[2], si vorrebbe conoscere il senso finale di tutto. Perché io e non un altro? Perché sono frutto di questo dono? Che cos’è questo dono che sono? Incombe la minaccia della perdita, il suo fiele[3], tuttavia non ci si stanca mai o, dopo la fatica, c’è sempre un nuovo inizio, una conferma. Sembra impossibile rinunciare. L’opera che compiamo comprende la nostra vertiginosità e la nostra pazienza, allo stesso tempo; tutto appare duplice. Ci sentiamo frutto di un altro, come se non dipendesse da noi, la poesia, e noi ne siamo solo strumento: specchio antico che ci riflette. Sullo sfondo l’esistenza che siamo, segnata, che aspetta ancora di essere detta (e vissuta). Anche in seguito. Quante cose si vengono a sapere dopo, della vita, della nostra vita di creature umane! Che sembra continuare sempre, ma in un altro tempo, in un altro modo. È sorprendente! Noi siamo sempre lì.

Lo sgomento della grazia

Del mostruoso e del vacuo: anticipando
qualche segno della carta stellare
o i rapiti vettori che la gemma
del tuo giorno ripara

nel bagno della luce, la più amara
veduta in abitudine componi,
intatto il meticoloso non-tempo
dove ode al niente è l’ardere o il sostare.

[1] “Perché, quando sono debole, allora sono forte”, dice l’Apostolo (pag. 22)

[2] Qui Pontormo e Lotto, ma di Roberto Rossi Precerutti, a questo proposito, riguardo alla riflessione sull’arte, vanno ricordate anche le raccolte poetiche “Rimarrà El Greco” (Crocetti, 2015), “Un sogno di Borromini” (puntoacapo, 2018) e indimenticabile è il libro “Fatti di Caravaggio” del 2016, pubblicato da Aragno

[3] riassaggi / il fiele di una perdita (pag. 49)

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