L’Estate Corsara di Alessandra Corbetta

di Valentina Demuro

Alessandra Corbetta, Estate Corsara, Puntoacapo Editrice, 2022

«Estate
sei calda come i baci che ho perduto
sei piena di un amore che è passato»

                Estate, Bruno Martino

 

Con Estate Corsara, Alessandra Corbetta ci accompagna nella brevissima, densa e pulsante dimensione dell’estate, legata a doppio filo alla stagione della giovinezza, con quella precipua emozionalità di luci e ombre. Questo è il tempo delle «[…] cose da poco / tutte però a perdifiato», il tempo vertiginoso, de «l’insonnia felice delle notti» (da Estate di F. Scarabicchi) che nel culmine del suo splendore non manca, però, di far percepire la vertigine della propria finitudine. L’esperienza d’amore è il leitmotiv del libro, intrapresa pienamente, voracemente, tutta d’un fiato. Il racconto che ne fa l’autrice mostra scene di un vissuto indubbiamente vero e concreto (colpisce l’uso frequentissimo dell’immagine delle mani: si intrecciano, si toccano, si lasciano, si sperano. Sono gesti vividi, segni narrativi) in cui però mancano le definizioni di nomi e di persone-personaggi principali. Svincolatasi dalla cristallizzazione delle identità, la silloge permette di vedere meglio il filo di significato che sottintende: sotto i temi dell’innamoramento, del distacco, della perdita, leggiamo lo sviluppo di un percorso di crescita che attraversa lo strappo del dolore e acquisisce un nuovo sguardo sulla vita. Si solleva il velo, la dimensione della giovinezza si infrange e si frammenta. Grandi sono la forza icastica dei versi e la detonazione delle chiuse, soprattutto nei componimenti centrali.

A ben guardare, i titoli dei testi fungono da itinerario: nella sezione Prima troviamo luoghi interiori, dimensioni dell’infanzia (Alle giostre, Sunnyside) mentre in Durante e in Dopo, la geografia della poesia viene scandita da precise tappe che portano i nomi di città-cardine, fulcri di avvenimenti significativi inchiodati dalla memoria che rilegge la storia. È la precisione del potere del ricordo che torna indietro, ripassa dal cuore (re- cor) e mette a fuoco ciò che è stato e ancora veste il presente.

Se per Menandro «muore giovane chi è caro agli dei», l’adultità consapevole che qui precipita nel disincanto, non implica necessariamente una chiusura totale. Forse si può andare oltre, se della tragedia si fa tesoro, imparando a custodire il valore di ciò che resta «il sibilo è rimasto, di te – a me, la luce» e su quello ricostruire. Così si va incontro ad altro, forse altre forme di giovinezza che la Vita adopera nelle vite con i suoi giri straordinari. Per dirla con le parole di Emily Dickinson: «finché l’Estate ripiegherà il suo miracolo».

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