L’esperienza, la differenza … il silenzio

(Alcune scuole di poesia spagnola tra il XX e il XXI secolo)

 

Dopo le ultime vicende che segnarono con violenza gli anni settanta, il panorama della poesia spagnola degli ultimi due decenni del XX secolo è segnato dalla coesistenza di diverse scuole, che conseguirono più o meno consensi ma influenzando notevolmente la poesia odierna . Vazquez Montalban, Martinez Sarrión, Jose Maria Alvarez, Felix de Azua, Pere Gimferrer, Vicente Molina Foix, Guillermo Carnero, Ana Maria Moix e Leopoldo Maria Panero adottarono il nome, ormai storico di ‘Nuovi nuovissimi poeti spagnoli’ che tra il culturalismo e la controcultura, sono inclusi nell’antologia del critico José María Castellet, pubblicato a Barcellona nel 1970. Riflettendoci adesso, con il senno di poi, il fenomeno dei Nuovissimi offre almeno due considerazioni degne di considerazione: la forza catalana contro i fuoci castigliani o andalusi del tempo, e l’inizio della fine della poesia ‘nazionale’ spagnola, segnata fin ad oggi dall’ascesa poetico-letteraria di Madrid. La realtà culturale della Spagna delle regioni autonome, dopo la Costituzione del 1978, non ha fatto altro che accentuare quella dispersione, ogni volta evidenziata dalla mancata comunicazione tra i poeti delle diverse regioni.

 

La prima risposta seria ai Nuovissimi nasce in andalusia già negli anni ottanta, ma questo con la complicità di Madrid. Si tratta di una poesia dettata dall’ esperienza, con un famoso maestro, il poeta granadino Luis García Montero, e il lungo seguito di militanti in questo stile figurativo, di referenze urbane, dal carattere intimista, colloquiale e quasi prosastico, che si proponeva fondamentalmentne di riportare nella maniera più fedele, lo stato d’animo del poeta nei confronti della sua quotidianeità. Una diminuzione di poetica che subito, senza uscire dall’Andalusia, provocó la reazione di un nutrito gruppo di autori attorno al fenomeno della poesia della differenza, bensì ad una pluralità di estetiche che ebbe il suo principale riflesso pubblico nella antologia del poeta cordovese Antonio Rodríguez ‘Elogio della differenza’ (1997). Una affermazione che ebbe anche la sua messa in scena con differenti riunioni di poeti, più o meno di tutta la Spagna, a Cordova, a Siviglia o a Madrid. L’elenco, tanto nel caso dei poeti dell’esperienza come nei poeti della differenza, è estesissimo, con il paradosso che alcuni nomi, secondo diversi teorici, si potrebbero perfettamente includere,  all’apice dei loro differenti momenti di creazione, in ambe le scuole…

 

Fuori da queste due grandi correnti, naturalmente, rimasero numerosi poeti di varie generazioni. Restarono quelli che seguirono sempre il proprio cammino personale -–Luis Alberto de Cuenca, Jenaro Talens, Clara Janés, Antonio Gamoneda, María Victoria Atencia, Francisco Brines, Pablo García Baena, José Hierro; al di sopra del gregorismo delle scuole. Restarono al completo gli sperimentalisti e i poeti visionari che sono stati tantissimi in questi tempi. E restava anche la confluenza di scrittori di tutta la Spagna, anche se prevalentemente nell’area della Castiglia, in una nuova poesia che si considerava ereditiera diretta di questo filo insieme a Jorge Manrique con Fray Luis de León y San Juan de la Cruz, e a questi due con Claudio Rodríguez, e a tutti essi con José Ángel Valente, forse la voce più profonda, più dolente, più misteriosa della sua generazione.

 

Così, con Valente e con Claudio Rodríguez, nel frontespizio, la poesia del silenzio è stata durante vari decenni, e continua ad esserlo attualmente, una corrente accettata da poeti delle più diverse generazioni; vicina alla natura e al senso profondo dell’esistenza, più vicina allo spogliamento che all’abbondanza, e soprattutto ristretta nel linguaggio; un linguaggio che fugge deliberatamente dall’opulenza e che, persino nella sua asciuttezza, contiene tuttavia un universo pieno de significati. Un silenzio eloquente. La musica tranquilla, che diceva Juan de la Cruz.

 

Accanto alla poesia del silenzio, per esempio, si trovano dei punti di vista molte diverse

Antonio Colinas, Jaime Siles y Andrés Sánchez Robayna; le incursioni poetiche di Julio Llamazares, le voci clamorose di Fermín Herrero, José María Muñoz Quirós, Jesús Losada, José Luis Puerto, Vicente Valero, Diego Doncel. Nessuno di loro parlerà delle proprie poesie come poesia del silenzio. Si appelleranno comunque all’essenza di una certa “scuola castigliana”, ma la cosa certa è che il vuoto, il silenzio, la mancanza ecc , per non dire l’aspettativa prima degli eventi della poesia – utilizzando la terminologia di Jesús Hilario Tundidor – è segno di identità comune a tutte loro.

Insieme alla differenza, diluita definitivamente nell’occupazione particolare dei poeti dell’estetica più diversi e differenti, e di tutte le generazioni, l’esperienza e il silenzio si dividono lo spazio in nell’inizio di questo XXI secolo con tutta una sovrabbondanza di nuovi poeti spagnoli, principalmente donne e alcune di loro molto giovani, vincolati a nuovi modi di espressione, collegate alla tecnologia della comunicazionee alle reti sociali. Forse per questo, come un forte rumore, la poesia del silenzio copre un significato ogni volta più profondo, più rivelatore, più definito ed essenziale. Un silenzio che fugge, e al tempo stesso denuncia, gli eccessi di un tempo saturo di parole banali.

 

In questa ricerca dell’essenza, nuovamente, della poesia, dai suoi più diversi approcci, si sta inscrivendo il meglio della poesia spagnola. Si tratta di un silenzio abbastanza eloquente.

 

 

Carlos Aganzo

Valladolid,  2017

 

CINCO POEMAS SOBRE EL SILENCIO – CINQUE POESIE SUL SILENZIO

 

I

Sumido en el fulgor del verbo.

Cautivo de tus voces interiores.

Siervo de un pensamiento encadenado

que trata vanamente

de inferir el candor del universo.

Sometido al discurso

tiránico y negrero de las horas.

Oprimido por los hábitos carnales

que alimentan tus ojos.

Esclavo de tus palabras…

 

Manumitido al fin por el silencio.

 

(“Es mejor ser rey de tus silencios

       que esclavo de tus palabras”

  1. Shakespeare)

Perso nel lampo del verbo.

Vittima delle voci interiori.

Servo un pensiero in catene

che invano tenta

di afferrare il lume dell’universo.

Sottomesso al discorso

tirannico e schiavista delle ore.

Pressato da abitudini carnali

che nutrono gli occhi.

Schiavo delle tue parole …

 

Affrancato nella fine dal silenzio.

 

( “Meglio essere re del tuo silenzio

che schiavo delle tue parole ”

  1. Shakespeare)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

II

 

Al principio quería

apenas tres minutos de verdad.

Ser erudito y fino;

honesto y consecuente

con esa bella voz de la conciencia.

Luego vino la noche de los bárbaros.

Me arrancaron la lengua

y arrastraron por el lodo las palabras

que escribí para ti con tanto arrojo.

 

Me quedó la infinita

ternura del silencio.

 

 

(“Quiero ser erudito y fino,

    vivir sin creer en el brillo de las frases falsas,

               escuchando tan sólo la voz de la conciencia,

           la que nunca traiciona, antigua y buena voz”.

                                                         Sergei Evtuchenko)

 

In principio desiderai

appena tre minuti di verità.

Essere studioso attento;

onesto e coerente

con la voce bella della coscienza.

Poi la notte dei barbari.

Mi strapparono la lingua

trascinando nel fango le parole

scritte a te con tanto cuore.

 

Mi calmò infinita

la tenerezza del silenzio.

 

 

( “Voglio essere erudito e attento,

vivere senza credere alla fiammella delle falsità,

ascoltando la voce sola della coscienza,

che non tradisce mai,  antica e bellissima. ”

Sergei Evtushenko)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

III

 

Creo que es ahora cuando suena en mis oídos

la voz de la no música,

la única canción

que mejora el silencio.

No tiene vibración y no respira.

Rehúye los paisajes melodiosos

y no guarda compás.

Es la pura armonía del silencio sonando

desde dentro y hacia dentro.

 

El silencio que viene del silencio.

 

(  “La música callada,

    la soledad sonora,

      la cena que recrea y enamora”

                                           San Juan de la Cruz)

 

Penso sia ora quando risuona nelle mie orecchie

la voce assente della musica,

l’unica canzone

che aumenta il silenzio.

Non vibra né respira.

Fugge la melodia dei luoghi

non si attiene al ritmo.

È la armonia pura del silenzio che suona

internamente e fin in fondo.

 

Il silenzio nato dal silenzio.

 

(  “Musica silenziosa,

la solitudine sonora,

la cena che genera e innamora ”

San  Giovanni della Croce)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

IV

 

Como ánfora, decías,

llena con el vacío de los sueños.

Más y más el desierto

hasta dejar colmada

la vasija del alma.

Un agua silenciosa

que se trasvasa lenta,

inexorablemente,

desde el ser a la nada.

 

Más menos de mí, más del silencio.

 

(“Menos es más”, lema de Sven Nykvist.

     Director de fotografía de ‘El silencio’,

                                            de Ingmar Bergman.)

 

IV

 

Come anfora, dicevi,

piena come il nulla dei sogni.

Sempre più deserta

al punto di colmare

il vaso dell’anima.

Acqua silenziosa

da travasare lenta,

inesorabilmente,

da l’essere al nulla.

 

Meno di me, più del silenzio.

 

( “Less is more” motto Sven Nykvist.

Direttore della fotografia di ‘Il silenzio’

di   Ingmar Bergman.)

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