Le sirene guerriere di Ivonne

di Davide Rondoni

Ivonne Mussoni, Sirene, Giulio Perrone editore 2021

"Io e le mie bestie/ ci muoviamo insieme" - chi conosce Ivonne Mussoni, poetessa di cui già salutammo l'esordio in volume con "La corrente delle cose ultime", sa che la sua poesia è invenzione di un territorio dove mettere in scena la sua lotta. Nella voce apparentemente quieta, senza sbalzi lessicali, senza esibizioni ritmiche, fedele a una lezione oggi prevalente dello stile poetico diffuso, e al magistero novecentesco mediato dalla sua amica e apripista Isabella Leardini, si avverte un ultrasuono agonistico, una potente contesa. Se Dacia Maraini nella partecipe prefazione registra il "sussurro", la "gentilezza" e il necessario riequilibrio del rapporto uomo donna, ma non va oltre, io credo che sia proprio oltre sussurri, gentilezze ed equilibri che vada cercata la vera forza della poesia della Mussoni. Le dinamiche di dissoluzione (come il sale negli angoli - "Primo cerchio") di vis-a-vis con l'abisso grazie al canto della sirena ("Per la tua, la vostra noia terrestre"), di invettiva ("vi condanno tutti, tutte/ perché non mi scegliete"), di amore e abbandono ("per sempre farà porto nel tuo petto/ questo canto disgraziato") sono elementi di una violentissima epica. E intendo violentissima non per scelta di toni o lessico, appunto, bensì per una fermezza di fondo, per una primordiale scommessa di cui la sirena è immagine non più coincidente con la voce seduttiva e fuorviante consegnateci dalle pagine memorabili dell'Odissea, ma al contrario, voce di una incessante, guerriera verità: "risalire tutto quello che trascina/ è il moto più accanito dell'amore". Le sirene di Ivonne Mussoni sono le risalitrici. Sirene o lucenti salmoni, insomma una nuova epica al contrario, rispetto alla scontata dissoluzione e discesa delle cose del mondo, della terra, del cuore.
Il libro è strutturato in modo accorto e precipitante fino all'abbandono - e più in là verso una sorta di consapevolezza epica nuova nel testo finale ("È pericoloso fare luce/ su una natura di bestia... Eravate voi, non io/ a fare più paura") dove si richiama la necessità di riconoscere il vero in mezzo "alla conta inesauribile di mostri".
Le apparenze ingannano, le sirene della Mussoni sono guerriere. È pericoloso incontrarle, possono dare il brivido primario dell'esistenza che non chiede il permesso di esistere se non all'abisso di canto da cui provengono.

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