le esistenze scartate di De Luca

“Gli oggetti trapassati” di Bernardo De Luca (Edizioni d’If, Napoli, 2014)

Nei versi di De Luca diventano corpo le cose della contemporaneità, il loro disfarsi, la mutevolezza, la perdita di senso del soggetto. Per questo motivo sembra che nell’impasto degli oggetti, sotto la superficie, ci sia una realtà quasi disumanizzata, una realtà in cui il posto dell’io è preso pian piano dagli oggetti, dando vita così ad una rifunzionalizzazione del rapporto uomo/cose/mondo. L’accumulo. Cercare una forma di conoscenza laddove non è possibile. La crisi della realtà. Questi sono temi di una buona poesia del Novecento ( penso a “Diafonie” di Antonio Rossi). E sono temi che troviamo anche qui, in questa silloge di pochi testi (sedici), pubblicata nella collana “I miosotìs” delle Edizioni d’If.

Nei testi di De Luca gli oggetti si accumulano sulla pagina (e nella memoria) , si distendono e si trasformano senza tregua, e senza vittoria. Si giunge così al rifiuto dell’accumulo stesso: le cose si sono esaurite, non sono più spiegabili. L’evento è questa scoperta. E la poesia è anche in questo: raccontare l’esaurimento del significato, è scavo, non legato necessariamente alla rivelazione.

Non sono poesie immediate, “neutrali”, i versi sono ricchi di parole attente, violente a volte:

le scarpe hanno tracce d’erba, lo zolfo/ inscrive al giorno lo spostamento delle ere,/ le facce restituiscono sorrisi/ di un’illusione.

Gli oggetti sono anche dei luoghi in cui il soggetto cerca quindi di ritrovare se stesso, una posizione, magari cambiando la prospettiva, lo sguardo. Poesia omogenea, razionale, di ricerca, strettamente collegata alla lingua e alla struttura del significante. Se il “vuoto è qualcosa che non si può riferire” allora forse si può ripartire proprio dalla lingua, attutire la caduta con la parola intera.

 

Melania Panìco

3.

 

Scricchiolano le buste al passaggio

delle ruote. Uno stuolo di corpi sembra

la strada che ammassa le esistenze scartate.

La metamorfosi del mondo diventa

degradazione, gli occhi raccolgono

l’evento della trasformazione

come una condanna. L’auto procede

il suo viaggio minimo tra tappeti

di oggetti trapassati, l’elenco impossibile.

 

«Qui si fa la storia» mi ha detto ieri

la figura che prevede il percorso.

E nella storia ci cammino, ci navigo

nella storia che percola.

 

«Di qui non passi». Ora la strada è chiusa,

un camion con tre uomini la sbarra.

«Perché non dovrei passare? Dall’altra

parte non esisterò più per voi

sono ora meno che niente». L’indifferenza

dello sguardo, poca cosa la stupida

mia presenza. Mi spingo a guardare

al di là, ma s’allunga l’ombra del veicolo

raggiunge le colline e si unisce con la notte.

 

***

10.

Rifiuto dei rifiuti, oggetto trapassato tu stesso:
l’ombra che mi ritorna dallo specchio
sfugge al perimetro del suo luogo
e s’impossessa dei miei spazi, estorce
ad uno ad uno gli angoli di casa
di stanza in stanza colmando di sé
pavimenti, pareti e soffitte.

 

Passeggia indifferente tra le camere
e la notte mi veglia muto a letto
l’individuo che non torna al vetro.
Gli innumerevoli frammenti sparsi
a terra formano le incomponibili
schiere di me stesso, inerti saranno
cumulo. Custodisce minacciosa
la sua vita l’ombra che non vuol vedersi.

 

***

 

11.

Attesa della pioggia

 

Alla finestra immobile attendo
la goccia che squarci il muro di luce.
Più di novanta giorni il cielo scaglia
un bagliore di pietra. La mano è ferma,
salgono suoni di un’estate interminabile:
il piccolo Roberto con la palla,
la traccia di un nero fumo pesante,
il portiere che interroga le nuvole bianche.

*

In casa specchia il silenzio e io non so
se nella stanza accanto c’è un uomo
che non conosci. Potresti parlargli,
dirgli qualche parola di conforto.
Ma è pericoloso, non si può rompere la quiete.

*

Oggi sappiamo che nel corpo tu
non sei più sola.

 

 

Nota Biografica.

Bernardo De Luca è nato a Napoli nel 1986. Attualmente sta svolgendo un dottorato di ricerca presso l’Università di Napoli “Federico II”, con una tesi incentrata sulla poesia di Franco Fortini. Ha collaborato all’ultimo volume dell’Atlante della letteratura italiana (Einaudi, 2012) e scritto saggi in rivista su Fortini, Sereni, Mesa. Sue poesie sono apparse in volumi collettanei e siti letterari.

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