L’amore fra le righe di Manuel Vilas

di Luigi Sepe Cicala

Manuel Vilas, Amor, Guanda 2021

 

Amor di Manuel Vilas è un’antologia di poesie del celebre romanziere uscita per Guanda nel maggio del 2021. In Amor sono ricomprese poesie dell’autore che abbracciano un arco temporale di circa vent’anni, dalle poesie originariamente inserite nella raccolta El cielo (2000) a molte poesie inserite in raccolte più recenti. Nel 2010, per la casa editrice Visor, Vilas pubblicò in Spagna un’antologia intitolata Amor (Manuel Vilas, Amor: Poesía reunida 1988-2010, Madrid, Visor 2010): l’Amor pubblicata da Guanda, però, non è la traduzione di quest’omonima antologia bensì il frutto di una selezione tutta nuova pensata apposta per il lettore italiano. Negli ultimi anni, infatti, Guanda ha tradotto i romanzi più celebri del Vilas narratore (In tutto c’è stata bellezza; La gioia, all’improvviso; I baci); il tentativo della casa editrice è dunque oggi quello di far conoscere al lettore italiano anche il Vilas poeta. L’antologia, però, ci lascia in parte insoddisfatti: nonostante l’intento di Guanda sia encomiabile (Vilas ha ottenuto in Spagna molti e importanti riconoscimenti per la sua attività poetica) e la traduzione di Bruno Arpaia sia ottima, quest’antologia sprovvista com’è di una prefazione (e raccogliendo le poesie dell’autore senza rispettare un preciso ordine cronologico) rischia di incoraggiare il lettore ad una lettura superficiale e di non riuscire a restituire l’autentico spessore dell’opera dell’autore di Barbastro.

Amor raccoglie alcune delle poesie più belle di Vilas, originariamente inserite nelle raccolte più celebri dell’autore: Resurrección (2005), Gran Vilas (2012) e El hundimiento (2015). Le poesie qui riunite forniscono un ottimo esempio della poetica di Vilas, che si serve di un linguaggio colloquiale e di un verso lungo e tendente alla prosa per trattare i temi più vari: si va dall’amore passionale (si vedano Storia di una cameriera o L’innamorato) al ricordo della madre scomparsa (974310439), dal racconto di scene di vita quotidiana (McDonald’s) a ideali e irriverenti dialoghi con poeti del passato (Camden o A Lorca, con degli hamburger), fino a testi di prosa poetica in cui l’autore riflette su argomenti più generali (Donne, Fraternità). Non è però il ‘cosa’ viene trattato in queste poesie che dovrebbe attirare l’attenzione del lettore, ma il ‘come’: nelle poesie di Vilas l’ironia e l’autoparodia si rivelano affilate armi di critica all’ideologia borghese e alla società capitalistica.

A questo proposito, vogliamo citare come esempio tre componimenti: HU-4091-L, McDonald’s e Amore. HU-4091-L è una sorta di elegia postmoderna che il poeta dedica alla propria macchina portata a demolire: «Addio, sorella mia, la gru funebre ti conduce / all’inferno del rottamatore» (p. 69). In tale poesia, Vilas si lancia in una parodia dell’uomo della classe media, affezionato agli oggetti più che alle persone, parodia in cui il poeta, negli ultimi versi, sembra parafrasare le parole di uno spot pubblicitario: «Tu che sei stata la mia libertà, che mi hai portato vicino al / paradiso; / tu che mi parlavi di notte e mi dicevi / “fratello, come guidi bene; fratello, / sei il migliore degli uomini”» (p. 73). In McDonald’s, poi, la critica si fa ancora più sottile: «[…] per tre euro ti riempiono di scatole, di bicchieri di plastica, di sacchetti, / di cannucce, di vassoi. / È il miglior ristorante del mondo. / È un ristorante comunista» (p.53). McDonald’s potrebbe sembrare una celebrazione della famosa catena di fast food ma, in realtà, è possibile cogliere nel componimento alcuni dettagli che suggeriscono un significato differente e opposto. In un verso l’autore ci parla di «una gioia spezzata [che] ci fa a pezzi il cuore», qualche verso dopo descrive il tacco del suo stivale come «mangiato» dal gelato caduto sul pavimento. Sembrano particolari senza importanza ma, nei versi conclusivi, un’affermazione di lapidaria chiarezza ci offre la soluzione del raffinato rompicapo poetico: «Da McDonald’s, lì, siamo lì. / Carne abbondante per tre euro» (p. 55). Siamo dunque chiamati ad una scelta esegetica: Vilas sta davvero tessendo le lodi di McDonald’s o ci vuole suggerire che siamo noi consumatori, in fondo, ad accettare di farci ‘carne da macello’, di essere ‘spolpati’, sfruttati e soverchiati dalle multinazionali in cambio di prezzi stracciati?

Infine, ci sembra doveroso accennare al componimento intitolato Amore, il componimento da cui la raccolta prende il titolo, superbo sunto della doppia lettura che è possibile dare a queste poesie. Amore comincia così: «Una mattina Manuel Vilas ritirò tutti i suoi soldi dalle banche. // Andò alle casse di risparmio, alle compagnie di assicurazioni, / vendette l’auto, annullò il suo piano pensionistico, / si portò via tutto in contanti, un bel fascio di banconote calde. […] E poi andò a trovare malati, / a trovare emigranti, andò perfino nelle carceri. // Voleva essere un santo spettacolare, gli girava così, / aveva quella grande illusione» (p.87). Questi versi (e quelli successivi) potrebbero apparire una provocazione fine a se stessa ma, indugiando nella rilettura del testo, comprendiamo come l’autore stia solo utilizzando l’ironia e l’autoparodia come strumenti di smascheramento dell’uomo della classe media: «Nel quartiere Delicias – continua la poesia –, in calle Barcelona, / [Vilas] diede trecento euro a una nera africana, / e lei voleva succhiare il sesso al buon Vilas, / ma Vilas disse “no, ragazzina, oggi sono un santo, / oggi sono San Vilas, / conservati per tuo marito, lui ha bisogno di te, / e io vi benedico: va’, ragazzina, va’ in pace”» (p. 89). L’obiettivo di questi versi non è certo quello di strappare una grassa risata al lettore: l’autore vuole invece farci riflettere su noi stessi e sulla società che ci circonda, mostrandoci ancora una volta come l’uomo borghese, individualista e narciso com’è, anche quando sembra prodigarsi per il prossimo non lo fa se non con il segreto scopo di compiacersene.

Vilas in queste e in altre poesie della raccolta cerca di aprire piccoli squarci nella coscienza del lettore: squarci che, forse, con ad un’adeguata prefazione sarebbero potuti diventare brecce.

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