La traccia di Iannone

di Antonietta Gnerre

Pietra Lavica è un titolo che rinvia alla complessità del mondo in cui viviamo. Il richiamo alla natura di questa pietra, che irrompe dalla cristallizzazione del magma, ci fa sentire, immediatamente, quello che non dobbiamo cancellare della nostra esistenza: le tracce di ciò che siamo stati.

L’autore, Francesco Iannone, già nel libro precedente – Poesie della fame e della sete – aveva dimostrato una certa predisposizione verso la poesia, stretta tra il reale e l’invisibile: aggettivi necessari per portare in luce quel bagliore che contraddistingue un poeta. In Pietra Lavica – Nino Aragno Editore, 2016 – questa propensione verso la luminosità si ricompone con una misura nuova. Scrive Giovanna Rosadini nella sua attenta postfazione: “Per Iannone, il dato emotivo-sentimentale è dominante, sia a livello percettivo che empirico-espressivo”. Il verso concorre a dare gravità a ogni singola parola che, disseminata attentamente, crea nuove direzioni di pensieri. I testi ci sembrano singolarmente riusciti, con un linguaggio intenso e vero che percorre l’intero dettato.

Lo stupore è anche quello di trovarsi di fronte a una poesia che traccia le orme della storia umana. Un’interpretazione di ciò che accade nella storia, mentre questa si dipana lungo la realtà di tutti i giorni “di dire dunque come stanno le cose – sottolinea Davide Rondoni su clanDestino – con una tensione che le onora e le soffre, che le ama e patisce”. Così, entrando a piccoli passi nel cuore del libro – diviso in quattro sezioni – si percepisce quella voglia di comunicare con un mondo che nasconde angolazioni ancora da esplorare. Iannone pronuncia gli affanni e i contrasti che affastellano l’uomo di oggi: “ L’uomo è cieco/ ma corre come un pazzo./ L’uomo è cieco/ ma sente benissimo/ il canto/ dell’uccello sul terrazzo”,  incarnando per davvero, e in ogni senso, le paure di chi sta attentamente guardando il mondo. Una poesia che accade come il magma che, coprendo e riscoprendo il reale, trova il posto giusto per posizionarsi come pietra tra assonanze e similitudini (perché anche Le parole sono pietre, come sottolineava Carlo Levi). È in questo senso che, come osserva l’autore nella poesia che apre il libro, il cammino della carità è inevitabilmente un tragitto che conduce alla misericordia, come insegna anche Papa Francesco.

La prima cosa che colpisce è la semplicità con cui i versi sono disposti, una semplicità apparente che nasconde lavoro e silenzio. Una raccolta che rispecchia, attraverso un’operazione centellinata, tutta l’energia che l’ispirazione contiene.  In tal senso,  non ci sembra di esagerare se diciamo che una sorta di ‘purezza’ ammanta il suo discorso poetico, proprio allorquando il ‘canto’ diventa sintesi suprema di ciò che già si è sentito e di ciò che ancora deve accadere: “La verità è questa/ tu non lo sai/ fino in fondo/ il numero/ di tutti i fiori del mondo”. Questi versi, inoltre, presentano una particolare attinenza con quelli di Mario Luzi, in quanto in entrambi l’io lirico solca una profondità che diventa semplicità, dettato, preghiera. L’enorme distanza tra le parole e le cose si denuda in un felice accordo.

Nelle quattro sezioni (Da questa solitudine dei corpi, Qualcosa sorge, Pietra lavica, Poesia per un congedo), la parola interroga e nutre l’io-poeta che si rivolge al noi-tu, intrecciando domande filosofiche che diventano balsamo per lenire ferite e dolori. Per cui, lungo questo tragitto, ogni speranza o distacco sembra venir superato da Questo stare nel gesto. Le poesie di Francesco Iannone, dunque, sono schegge di una conversazione intima e paziente che viene percepita come risvolto di qualcosa che è più grande degli uomini. L’interrogazione vibra oltre quella pietra lavica,  producendo una dimensione spirituale del continuo divenire: “Questo mio essere/ tutto pieno di lucentezza/ più dell’immensità dell’oro nei campi/ più dei balloni di fieno nei campi/ mi accosto ad un centro/ di me”. Con questo spirito da apprendista, Iannone, ci consegna un canto che sollecita l’antico stupore del miracolo della vita. Qui sta tutta la sua forza: nella semplicità di riscrivere il mondo:“ Poeta ti prego/ più carità più carità/ più obbedire più dire/ sono tuo amore”. 

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