“La terra di Caino” di Alessandro Rivali

di Davide Rondoni

Alessandro Rivali, La terra di Caino, Mondadori, 2021

 

Un libro colto e strutturato, con un cuore di lacrime e una trasparente speranza. "La terra di Caino" di Alessandro Rivali chiede al lettore di essere attento, vigile sulle citazioni, pronto ad aggirarsi tra dediche, eserghi, riferimenti a artisti, scrittori, luoghi. E disposto a un versificare asciutto, insistente, icastico, sapienziale. "Potenza delle immagini guidate dal pensiero" annota l'estensore della quarta. Un pensiero abitato da monumenti sepolcrali, cimiteri e fantasmi dalla storia, memorie personali e visioni. Chi è Caino? Per la storia biblica è l'assassino, il fratello omicida di Abele. Si direbbe, dunque, il protagonista della storia umana. "Regredirai alla stagione dell'ansia,/ avrai in dono una potenza guasta/ e non saprai amare una donna". Il ritratto di questo protagonista della storia sembra, nei versi di Rivali, abitato da una nostalgia struggente e il suo viaggio risale dalle antiche cosmogonie fino ai monumenti sepolcrali odierni. Un viaggio di civiltà in civiltà, abitato da una commozione che emerge dalle crepe di versi esatti nella narrazione delle profonde cartografie della storia, a volte abitati forse da troppe inevitabili citazioni, tagliati in una voce tendente al tono unico, compatta, e un viaggio che termina con una stretta possibile alla mano del padre, pur se in un corpo "inseguito dai tafani/ e ferito dalla tramontana", alle soglie di un poemetto "genovese" dedicato alla statua funeraria di Margherita di Brabante di Giovanni Pisano e alla città che la conserva, Genova.

Rivali dà il meglio della sua voce poetica, che seguiamo e incoraggiamo fin dagli esordi, quando la visione della storia (o dei suoi dettagli in figure, opere, nomi) sa screziarsi in ulteriori visioni, come quando accenna alla pupilla della mummia cosiddetta del Similaun, Otzi, "quell'iride che intravide l'Eden/ oltre la mandibola delle Alpi", o nei momenti in cui la memoria personale, del padre e di altri avi o figure amate, incrocia storia minima e grande storia.

Una poesia che, lontana da tante voci ripiegate sulla cronaca minima o, peggio, sulla biografia asfittica di giochi mentali, prende in carico la responsabilità di una visione della storia. Cosa che ai grandi poeti è consona, nella diversità delle voci e degli angoli di visuale, come dimostra la migliore tradizione novecentesca, nei nostri Montale e Ungaretti, ma anche in nomi come Paz, Mutis, Miloszc, Brodskij, senza contare i nomi cari a Rivali di Pound e di Eliot, presenti più o meno apertamente nel libro, insieme agli omaggi a contemporanei - anch'essi scrittori nel vivo della storia - come Neri e Arslan. La scommessa di Rivali dunque potrebbe sembrare esagerata (ricorrere a una figura "mito" per leggere e attraversare la storia e le sue ombre) ma solo a chi abbia poca dimestichezza con tante scommesse simili del Novecento. E che nel nuovo millennio un poeta italiano avverta la stessa esigenza - presente ad esempio in un poeta come Antonio Riccardi, ma anche in Cucchi e il già citato Neri - rilancia la sfida al nuovo tempo, abitato da situazioni diverse ma da medesime inquietudini. Senza dimenticare le esperienze di autori -personaggi come Giudici o in altro modo Bertolucci, o gli stessi Pasolini e Sereni, il Novecento ha dato molti segni, molte piste, che però già nel tentativo di Rivali, mostrano la loro insufficienza. E infatti il poeta di Caino non solo, per così dire, si mette su quelle piste, ma le forza, le apre, le riconvoca al cospetto di grandi narrazioni, come la Bibbia, quasi a ricercare antiche e nuove linfe, e portando in modo così radicale al cospetto del tema funebre e vitale dei Sepolcri visto in una luce non più solo foscoliana, cioè moderna, ma sacra. Intendo che Rivali mettendoci sulle tracce del suo Caino non presenta solo una variabile delle diverse e già presenti letture poetiche moderne della storia, dall'eroico di Foscolo al "piccolo fatto vero" ideologico di un Sanguineti, ma -costeggiando le ipotesi di un antimoderno come Eliot - abitando i paradossi della presenza della lotta tra bene e male non risolvibili in dialettica storica e in "magnifiche sorti progressive". Non si tratta di un regresso, ma di una necessità di ricapitolazione. Una necessità per poter trovare una dimora alla poesia nella storia e non a lato di essa. Il Caino di Rivali, "mostruosa" creatura della contemporanea nostalgia, è una delle prime maschere che ci conducono nel tempo nuovo, a indagarlo poeticamente, cioè nell'unico modo umano.

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