La regista poetessa. Su “Mille scudi” di Serena Corvaglia

di Davide Rondoni

Un forte esempio di video-poema. Così indicherei "Mille scudi" di Serena Corvaglia, il corto premiato già in diverse occasioni, che narra di una madre e del suo uomo, un brigante, in fuga nei boschi. Con il loro neonato. Braccati fuggono, lui e terrorizzato. Lei stringe il figlio. Un film dove fiato, bosco, dialetto, contrasto dei sentimenti, segnali, giorno e notte, sono i versi (usati anche in senso fonico) di una visione.
Prendendo spunto dalla vicenda di Niccolina Licciardi, narrata tra le storie di donne dei cosiddetti briganti da G.B.Guerri in "Il bosco nel cuore" – e ovviamente da qualcosa di proprio –, questo film-poesia afferra lo spettatore in un mondo denso e potente.
Ho in più occasioni scritto e affermato che cinema e poesia sono arti diverse e che ogni uso di "poetico" come aggettivo per un film vale quanto l'uso del medesimo aggettivo per un goal di Messi o per un sugo alle vongole fatti “come Dio comanda”. Semmai, e questo è il caso, ci sono elementi della creazione di un film che hanno consonanza di abilità con quella che occorre a un poeta: il taglio in fase di montaggio, come diceva Pasolini, somiglia al taglio dei versi, e aggiungerei la capacità di comporre elementi sottilissimi fonetici e volumi di suono somiglia alla regia del suono che c'è in una poesia. La regia della Corvaglia è magistrale in questi elementi, che sono altrettanto importanti che il disegno della vicissitudine nei gesti e nella partecipazione degli attori e la loro immersione nel luogo. Una regia meticolosa (in varie interviste racconta criteri e scelte, dal luogo al lavoro svolto coi due bravi attori, Domenico Balsamo e Giusy E. Iannone) e tesa. Sa comporre il suo racconto – fatto apparentemente di minimi elementi, ma animati da una scrittura interiore di sentimenti e agnizioni – con una alternanza di toni e dettagli in crescendo.
Rispetto alla smania di troppi registi (anche ben accreditati) non vi è mai qui l'esibizione della mano registica. In troppi film della recente osannata cinematografia italiana si nota un manierismo stucchevole, capace di uccidere storie (come Pinocchio) invece che esaltarle. Mani registiche che vogliono la loro firma più grande del quadro. Qui no, la Corvaglia è un occhio e una scrittura discreta e potente, si fonde nelle viscere del suo racconto, non ricama, si fa bosco fiato corpo di madre e figlio, grido. Fa come la voce del poeta, si confonde e coincide con la voce della poesia, e non fa sentire il suo tavolo e la esibizione scrittoria. La forza del soggetto, del racconto e dell'artista coincidono, e ci prendono senza pietà ma senza sforzo. E quel bosco, quella madre e il suo grido sorprendente ci accompagneranno, emergendo dal cuore ombroso della storia d'Italia – peraltro quella meno riconosciuta – a vicenda universale. Questo fanno i poeti. E i buoni registi.

Hits: 119

0 Condivisioni

4 pensieri riguardo “La regista poetessa. Su “Mille scudi” di Serena Corvaglia

  1. WOW🔈
    Grazie, Serena Cornovaglia
    Grazie Mille Scudi
    Una passione, una professionalità ed un gruppo affiatato, Fattori rari da trovare ai giorni nostri.
    IL Prestigio e tutte le gratificazioni sono più che meritate!!

  2. Molto interessante la recensione. Mi ha fatto venire voglia di vederlo, il film. Peccato che manca una scheda tecnica del film con trama.

Lascia un commento