la presenza di un ”tu” ne ”Il canto di Cecilia e altre poesie” di Laura Corraducci

Il canto di Cecilia e altre poesie di Laura Corraducci

 

Per quanto Francesco Napoli nella prefazione parli di “uno spiccato predominio dell’io”, l’ultimo libro di poesie di Laura Corraducci, Il canto di Cecilia e altre poesie, Raffaelli editore 2015, è pure dominato dall’evidente presenza di un “tu”.

L’autrice si rivolge a un altro, agli altri, in un costante esercizio di sguardo e memoria: “tre centimetri di pelle ti ho cucito”, “il vento che tu senti non è il volo”, “arrivavi sempre nel mezzo del mattino”, “hai piegato il furore al tuo silenzio”.

La scrittura registra la fine, l’assenza, la mancanza.

Non è vero che le cose raccontano

la vita sono in piedi da ore a osservare

le onde dei capelli sulla spazzola

le scarpe spaiate sotto il letto

da loro aspetto almeno una parola

il rumore che facevi tu quando li usavi.

Eppure l’autrice procede sicura, baldanzosa, e, si può dire, a passi di ballo.

“per la valle un insidioso aprile

salta e corre fra i cespugli (…)

all’aria rossa delle querce

le case da qui sembrano fiori”

“Maria arriva danzando con le ombre

ginestre bagnate nel grembiule”

“trentotto gli anni scivolati dalle gambe

ho inciso i miei giorni sotto i portici”

Non temere il combattimento, “intercettarti il cuore sarà impresa da soldati”, è più semplice se si guarda a donne forti e martiri, capaci di affrontare la morte con coraggio.

Chiara Corbella oggi, che ha dato la vita perché il figlio venisse al mondo, “il tuo viso l’ha scolpito l’obbedienza”, e molti secoli fa santa Cecilia , che a Roma affrontò il supplizio, dopo che anche il marito san Valeriano, da lei convertito, era stato processato e giustiziato.

Vengono in mente gli affreschi dell’Oratorio di Santa Cecilia in via Zamboni a Bologna: i visi aspri e iconici di Amico Aspertini, i tratti più dolci nei ritratti del Francia.

Cecilia “serrava nella gola la vittoria” e “non tremò la carne al sussulto della lama”. Cecilia è la patrona della musica, Valeriano si invoca nelle tempeste. Musica e tempeste, ci sarebbe da avere paura, oppure da danzare sotto la pioggia, perché la vita è un cammino che non finisce: perfino la notte, nella visione dell’autrice, ha gambe per percorrere “strade nuove all’infinito”.

 Marina Sangiorgi

Lascia un commento