La piccola grande gloria di Alberto

Alberto Fraccacreta, “Basso impero”, Raffaelli Editore.

Un libro, forse tre. O cinque. O non importa. In questo volume di Alberto Fraccacreta, uno dei più interessanti apparsi di recente, sembrano arrivare a frotte, a cortei, a torme, più possibili libri di poesia, volumi e opere. Questo senso di gremito viene esemplarmente esaminato dalla perfetta, colta e illuminante prefazione di Andrea Gareffi, uno dei pochi professori universitari a comprender di poesia. A essa rimandiamo per le annotazioni fondamentali su questo libro di visione, espiazione e maturità.

Qui, in queste note clanDestine e barbare, mi permetto solo di lodare il coraggio di AF di proporre una poesia pensosa, poco sentimentale, attenta ai segni dell’epoca disseminati dentro ma anche fuori dall’orizzonte delle proprie personali vicende.

Una poesia insomma interiormente aderente alla lezione di Luzi, il quale conferma nela influenza su AF uno dei suoi prodigiosi effetti, ovvero l’aver lui, poeta in bilico tra Simone Martini e Giotto, in quella fonte di figurazione del mondo, in quel passaggio rivissuto nel pieno 900, generato una poesia ampia, impegnata con l’oro e il torbido delle forme e l mondo. Questo libro è di eredità certo, di conclusa eredità e di propulsione.

“L’infinita complessità è una miniatura/ medievale – il capogiro che aspettavi”

Lo mostra, nel caso di un poeta come AF ricco inoltre di molte letture pure esibite in esergo e citazioni, la stupefacente varietà di accesso al mondo e ai suoi suggerimenti, la capacità di movimenti verticali del pensiero e della dizione. Sotto la perentoria e geniale titolazione di “basso impero” -che indica sì una epoca decadente ma anche di passaggio- si trovano molti temi e in un libro composito e pur tenuto legato da una alta temperatura  che lo percorre ovunque, nei suoi meandri e nelle sue vette, nei più intimi riflessi di confidenza ( ci sono momenti di svelamento) e nei più diretti micidiali ritratti di segni e emblemi di questo momento storico. Mi sono segnato diverse poesie e appuntato molti versi notevoli. Come notevoli tra gli altri, sono i suoi riusciti azzardi di poesia di materia mistica, tra i rari nel panorama poetico attuale.

Se in alcuni testi si corre il rischio di un rovello esibito, pur restando sopra la soglia media di capacità di scrittura corrente, in altri, per me più persuasivi, il poeta arriva di taglio sulla materia del vivente e della storia. Lì l’occhiata della poesia di Fraccacreta jr (anche il padre è egregi ssiamo poeta) si fa micidiale. Penso a un testo come “Apocalisse Urbino” o nell’omaggio a Herbert “L’assedio”, “Dottor Pettirosso”. E ai testi finali, di cristallina forza. C’è in buona parte del libro, ma per superarlo, un debito evidente, da lettore attento, di AF alla poesia corrente internazionale. Tornano in citazione aperta e occulta i nomi di Heaney, di Herbert, ma anche del Duca di Monfort e degi antichi medievali, in una condivisione della idea di poesia, come nota bene Gareffi, vissuta in quanto “devozione intellettuale”.

Non a caso il sacro ha larga parte in questa voce, con la centrale figura della “Madonna del parto” dove certo risuonano motivi legati ai luoghi (Urbino e le Marche) ma credo anche qualcosa di biografico e familiare.

Ci si perde a volte nel libro, tra le emersioni di questioni filosofiche e di accensioni poetiche. Ma è uno “sperdimento” salutare, intellettuale ma anche esistenziale. Il che salva sempre la poesia di Fraccacreta dal rischio del compiaciuto intellettualismo. Del resto, in un’epoca che ha tendenzialmente reso astratto il tema della “salvezza” ( o della vera “salute” come direbbero i poeti amati da AF) e quindi ha finito per rendere astratto tutto, come intuito da Pasolini e prima ancora da Péguy, la voce del poeta autentico – che qui esiste- provoca uno spostamento, una necessità di riconfigurazione dell’ascolto a cui non molti, anche tra coloro che dicono di mare la poesia e invece si contentano di cronichette sentimentali, sono disposti. Anche a costoro, però, il libro che abbiamo tra le mani sa proporsi, come chance, come invito, quasi come umilissima supplica. E in questo risiede la sua vera gloria.

 

D.R

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