La iniziazione di Gabriele

Gabriele Vezzani

Gli angeli monotoni, Raffaelli editore.

 
Più che libro d'inizio, pur trattandosi di un libro d'esordio, nominerei questo di Gabriele Vezzani libro di iniziazione. E non solo perché sono pagine che tremano sotto il segno impresso in Italia da Jacopo, il personaggio di Foscolo dico, quell'Ortis che in epoca moderna ha compreso che il passaggio di giovinezza desiderosa al mondo degli adulti può costare cara, la vita stessa, ma anche perché ha struttura di viaggio, seppur elittico e metropolitano, e di passaggio. Gli angeli monotoni sono figure mostruose, eppure quotidiane anzi notturne, e consuete, e il libro di Vezzani ne attraversa la foresta, la seduttiva nientità.
Come nota il valido Grutt nella prefazione in questo libèrcolo "non c'è sterile intellettualismo o volontà puerilmente poetica, questo libro non cerca di piacere", ma si muove "cercando in questa tenebra un senso, l'origine del mondo".

Con un verso che sa spezzarsi e movimentarsi seguendo il sismografo di una nutrita sensibilità, la poesia di Vezzani si addentra in una sorta di via crucis (torna più volte il toponimo "il luogo del cranio" il Golgota) in cerca di resurrezione, passando tra notturni universitari, solitudini in una stanza dove il vicino usa il trapano la mattina presto, e, nella seconda parte titolata "una stanza per due", tentando ancora il tentativo di una resurrezione per un amore a cui dire, invece d'esser preda della stasi, "Alzati, andiamo".

La successione delle immagini nella poesia di Vezzani è formidabile e vivida, montata come un video musicale a cui è stato tolto il sonoro, quasi galleggiano create da parole e ancora in cerca di parole. A volte il dettato si fa più stentoreo, e nascono grumi di sentenze, ma per così dire consone a un testo scheggiante e mobile, sentenze come questa dove stranamente una virgola (un refuso?) trema fuori posto:
Considera / che niente è superfluo e niente è nuovo // che s'alzerà dai sepolcri della luce chi / uguale a te, [?] ha risposto / e il sole gli tramonta nella gola."

Un inizio, dunque, una iniziazione alla esperienza della poesia - che è il dire quando non si sa cosa dire. E certo, un passo importante di ricerca della gioia, che è quel che più conta.

Davide Rondoni

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