José Corredor-Matheos

Nota critica di Dante Maffia

Traduzione dei testi di Zingonia Zingone

Foto di Antonio Moreno

In Italia c’è stato un periodo in cui all’improvviso fiorì l’attenzione per la poesia in lingua spagnola, ma, nonostante l’impegno di molti, non si riuscì a portare l’attenzione dovuta soprattutto a quei poeti che hanno sempre lavorato nel silenzio, nella propria divinità interiore cercando di afferrare quel miele invisibile di cui parla Rilke e offrirlo al di là di “giustificazioni” politiche. Di conseguenza le dimenticanze sono state parecchie, soprattutto di quei lirici rimasti fedeli alla grande tradizione, ma con accensioni nuove, con una voce chiara, avrebbe detto García Lorca, di usignoli.
Sovrastarono tutto, anche grazie al magistero di Carlo Bo e di Oreste Macrì, i poeti della Residencia de Estudiantes, e il resto fu abbandonato.
È il caso di José Corredor-Matheos che ha qualcosa di carnalmente celestiale, il dono della limpidezza espressiva, la capacità di sintetizzare l’effimero in impressioni che scattano come lampi e lasciano il segno nel lettore.
Credo che il suo interesse per il Taoismo e per il Buddismo, ma soprattutto la sua attività di critico d’arte, di storico dell’arte, abbiano influito molto sulla espressività del poeta che non spreca mai un aggettivo, non aggiunge mai un dettaglio, di qualsiasi genere se non serve a caratterizzare pienamente le ragioni semantiche e le ragioni poetiche.
Quel che maggiormente mi ha affascinato è la capacità di José Corredor-Matheos di riuscire a dare l’essenza di ciò che vede e sente e quindi di quel che vuole trasmettere al lettore. Egli è soltanto negli incipit apparentemente affabulatorio, ma subito dopo una forza potente realizza la parola giusta e così sentimenti, paesaggio, donna amata si stagliano in una luce originalissima e priva di scorie.
Siamo davanti a un grande poeta che bisognerebbe far conoscere alle nuove generazioni per insegnare loro come si possa creare momenti universali e meravigliosi senza sbracarsi alla affannosa ricerca di una originalità che esiste solo nel fare poetico e non al di fuori del canto.
La traduzione dei testi è di Zingonia Zingone ed è per questo che non hanno perduto nulla della loro bellezza originaria. La Zingone è rimasta fedele alla voce del poeta e ne ha dato in pienezza la dolcezza graffiante che sta nel cuore di Corredor-Matheos.

de Ocasión donde amarte

Es de noche. Lo sabes.
Y fuera, por el aire,
es más de noche aún.
Tu sombra es prieta y dura
como un árbol.
Suenan tiempos, campanas.
Mi amor, como las sombras,
va buscando el origen
de tus ramas.

da Occasione per amarti

È buio. Lo sai.
E fuori, nell’aria,
è ancora più buio.
La tua ombra è bruna e dura
come un albero.
Suonano i tempi, le campane.
Il mio amore, come le ombre,
cerca l’origine
dei tuoi rami.

de Poema para un libro nuevo

Aquí, la vida y el temblor,
el pan, la noche clara.
Las estrellas también:
duras estrellas sin dolor.
Para mí todo el sueño.
Todo el sueño. Y la vela:
la dura vela sin palabras.
Seco como la luna,
hueso que se corroe,
mi seco amor, tan blanco
bajo la luna llena.
Pero no es el amor
lo que me callo.
Demasiada verdad,
para decirla.

da Poesia per un libro nuovo

Qui la vita e il tremore,
il pane, la notte chiara.
Anche le stelle:
le dure stelle senza dolore.
Per me il sogno intero.
L’intero sogno. E la veglia:
la dura veglia senza parole.
Asciutto come la luna,
osso che si consuma,
l’amore mio asciutto, così bianco
sotto la luna piena.
Ma non è l’amore
ciò che taccio.
La verità è troppa
per essere detta.

*

Ya comienza a llover.
Llega, por mi ventana,
el secreto mensaje
de la lluvia.
Demasiadas promesas,
para morir ahora.

Inizia già a piovere.
Dalla mia finestra arriva
il messaggio segreto
della pioggia.
Troppe promesse,
per morire adesso.

*

Hay momentos así
en que la vida
se concentra aún más,
se hace más dura;
y la propia saliva,
más amarga.
Hoy me he puesto a vivir
con una furia
que ha salido no sé,
no sé de dónde.

Ci sono momenti così
in cui la vita
si concentra ancora di più,
diventa più dura;
e la tua saliva
più amara.
Oggi mi sono messo a vivere
con una furia
che è uscita non so,
non so da dove.

*

Podemos vernos hoy,
en el cruce de calles
de otras veces.
Debajo del reloj.
En el cruce de calles
hay un viejo
que se sabe la misa
de memoria,
que repasa su vida
con los dedos.
Ven a verme después,
cuando esté preso,
domingo tras domingo,
como estiércol que sueña.
Ven a verme después,
cuando mi fe
crezca bajo la tierra.

Possiamo incontrarci oggi,
all’incrocio delle strade
come altre volte.
Sotto all’orologio.
All’incrocio delle strade
c’è un vecchio
che conosce la messa
a memoria,
e con le dita ripassa
la sua vita.
Vieni a trovarmi dopo,
quando sarò prigioniero,
una domenica dopo l’altra,
come sterco che sogna.
Vieni a trovarmi dopo,
quando la mia fede
sarà cresciuta sotto terra.

de Montserrat

El ciprés se ha dormido,
en esta larga vela.
Vuelto hacia sus entrañas,
nada dice.

Bajo el ciprés,
la tierra está despierta.
Aguarda la sorpresa
prometida.

da Montserrat

Il cipresso si è addormentato,
in questa lunga veglia.
Rivolto al suo interno,
tace.

Sotto il cipresso,
la terra è sveglia.
Attende la sorpresa
promessa.

de La patria que buscábamos

Mi hijo se ha dormido.
Carne tan tibia y frágil,
puede ya ser amado
para siempre
y mover las montañas.
Mi hijo se ha dormido
y nada sabe aún
de este amor que le envuelve,
de que existen montañas
que le están esperando.

da La patria che cercavamo

Mio figlio dorme.
Carne così tiepida e fragile,
può già essere amato
per sempre
e può già spostare le montagne.
Mio figlio dorme
e non sa ancora niente
di questo amore che lo circonda,
della presenza di montagne
che lo stanno aspettando.

*

A mi padre
In memoriam

Pienso en ti, que estás cerca,
en esta tumba abierta.
Pienso en ti, que no estás
si no es en mis venas,
moribundo, temblando
como un niño dormido.
Pienso en ti, padre, piedra
arrojada hace tiempo
a un pozo sin brocal,
a una tierra sin rosas.
Pienso en ti, camarada
de mis años futuros,
compañero en mi sangre,
dios sin remedio, hombre.
Pienso en ti cada noche,
mientras la noche crece.

A mio padre
In memoriam

Penso a te, che sei vicino,
in questa tomba aperta.
Penso a te, che non ci sei
se non nelle mie vene,
moribondo, tremante
come un bimbo addormentato.
Penso a te, padre, pietra
lanciata tempo fa
in un pozzo senza bordo,
in una terra senza rose.
Penso a te, compagno
dei miei anni a venire,
compagno di sangue,
dio irreparabile, uomo.
Penso a te ogni sera,
mentre cresce la notte.

de Carta a Li Po

Escribir un poema
que nada signifique.
Salir a la terraza,
respirar en la noche,
no esperar que alguien vuelva,
no desear ya nada.
Abrir sólo las manos
y que de entre los dedos
alcen el vuelo, mudas,
asombradas palabras.

da Lettera a Li Po

Scrivere una poesia
che non significhi niente.
Uscire in terrazza,
respirare nella notte,
non aspettare il ritorno di nessuno,
non desiderare più niente.
Ma aprire le mani
e che da in mezzo alle dita
si sollevino in volo, mute,
parole meravigliate.

de Y tu poema empieza

Si el sauce ha alcanzado
la conciencia
y su sed no es de agua,
y sabe que sus ramas
son tus brazos,
que su tronco es tu ansia
de tener algo más
que las raíces…

da E la tua poesia comincia

Se il salice ha raggiunto
la conoscenza
e la sua sete non è di acqua,
e sa che i suoi rami
sono le tue braccia,
che il suo tronco è il tuo desiderio
di avere altro,
non solo le radici…

*

El fruto cae del árbol
sin que la tierra tiemble,
y todo aquel que ahora
se sabe en agonía
vuelve la vista al fondo
azul de la mañana,
donde el sol no es consuelo,
sino el rostro profundo
de la noche.
Qué duro cada instante,
qué largo, lento, estéril,
es el tiempo que cae,
no en la vieja clepsidra,
sino en el pecho, ahogándote.

Il frutto cade dall’albero
senza che la terra tremi,
e tutti quelli che ora
sanno di essere in agonia
puntano la vista verso il fondo
blu del mattino,
dove il sole non è il conforto,
ma il volto profondo
della notte.
Quanto è duro ogni istante,
quanto è lungo, lento, sterile,
il tempo che scivola giù,
non nella vecchia clessidra,
ma nel petto, e ti soffoca.

de El don de la ignorancia

…Estando ya mi casa sosegada.
San Juan de la Cruz

Nada de lo que has sido
permanece.
No tienes ni pasado
ni futuro,
y hasta el mismo morir
no es muy seguro.
Nada ni nadie a ti
te pertenece.
Pero respira el campo
si anochece.
Vuelve a ser todo transparente
y puro.
Avanzas confiado
hacia lo oscuro.
El mundo nace en tu interior
y crece.
Qué sencillo morir.
Y qué sencillo
poder vivir al fin
como si todo
fuera un ir devanándose
el ovillo,
y nunca hubiera sido
de otro modo.
Todo vuelve a ser tuyo,
siendo nada,
estando ya la noche
iluminada.

da Il dono dell’ignoranza

…Che la mia casa s’era già quietata.
San Giovanni della Croce

Nulla di ciò che sei stato
rimane.
Non hai né passato
né futuro,
e anche morire
non è molto sicuro.
Niente e nessuno
ti appartengono.
Ma il campo respira
se fa notte.
Torna tutto a essere trasparente
e puro.
Avanzi fiducioso
verso il buio.
Il mondo nasce dentro di te
e cresce.
Com’è semplice morire.
E com’è semplice
poter vivere finalmente
come se tutto
fosse un avanzare srotolando
il gomitolo,
e non fosse mai stato
in altro modo.
Tutto torna a essere tuo,
senza essere niente,
quando la notte già è
illuminata.

*

Ante la tumba de Paul Valéry

¿Es el mar el que brilla
o eres tú, que apareces
disuelto allá en las olas
para gozar de nuevo
lo que cantan tus versos?
Veo el mar con tus ojos,
el cielo con tus ojos,
los pájaros marinos
con tus ojos.
Y tú me estás mirando
con los míos,
despojados de todo
tú y yo,
envueltos en la luz
de un nuevo mediodía.
Lo que queda de ti,
lo que queda de mí,
es tan poco que es nada.
Sólo, sólo tus versos
brillan como las olas
bajo el sol,
baten en mi memoria
con tu voz.
Tu nombre sobre el mármol,
los míseros despojos
que adivino,
se borran con el eco
de tus versos
disueltos en la espuma.

Di fronte alla tomba di Paul Valéry

È il mare ciò che brilla
o sei tu, che appari
disciolto la tra le onde
a godere di nuovo
il canto dei tuoi versi?
Vedo il mare con occhi tuoi,
il cielo con occhi tuoi,
gli uccelli marini
con occhi tuoi.
E tu che mi guardi
con i miei,
depredati di tutto
tu e io,
avvolti dalla luce
di un nuovo mezzogiorno.
Ciò che resta di te,
ciò che resta di me,
è talmente poco che è niente.
Solo, solo i tuoi versi
brillano come le onde
sotto il sole,
mi martellano la memoria
con la tua voce.
Il tuo nome sul marmo,
le misere frattaglie
che immagino,
si cancellano con l’eco
dei tuoi versi
disciolti nella schiuma.

de Jardín de arena

No quisiera escribir,
para que mi emoción
fuera más pura,
para no interrumpir
el pensamiento
o el silencio que llega
cuando ya el pensamiento
se ha acallado.
Y si mientras escribo
ladra un perro,
se agitan unas ramas
o se hace oír la brisa,
he de dejarlo todo,
estar tan sólo atento
a eso que me turba
y me serena.
Aprender que las cosas
no tienen nombre alguno
y que no existe nada
salvo ese ladrido,
ese leve agitarse
de una rama,
el lento desplazarse
de una nube
en un cielo sin nubes.

da Giardino di sabbia

Non vorrei scrivere,
per mantenere più pura
la mia emozione,
per non interrompere
il pensiero
né il silenzio che arriva
quando il pensiero
già tace.
E mentre scrivo
un cane abbaia,
ondeggiano i rami
o si fa sentire la brezza,
devo lasciare tutto,
prestare attenzione soltanto
a ciò che mi turba
e rasserena.
Imparare che le cose
non hanno alcun nome
e non esiste niente
oltre a quell’abbaio,
a quel leggero ondeggiare
di un ramo,
al lento movimento
di una nuvola
in un cielo senza nuvole.

*

Sentado en esta roca
te has preguntado en vano,
mientras miras y escuchas
y te dejas mojar
llenándote de gozo,
mientras olas e islas
que sostienen el cielo
ahora tan azul
avanzan hacia ti
invitándote, mudas,
a nacer en sus aguas.

Seduto su questo scoglio
ti domandi in vano,
mentre guardi e ascolti
e ti lasci bagnare
e riempire di gioia,
mentre le onde e le isole
che sostengono il cielo
adesso così blu
avanzano verso di te
invitandoti, mute,
a nascere nelle sue acque.

*

El país en que vivo
no es este en el que muero
y al domingo
sucede siempre el lunes.
Mi país no está hecho
de hombres y de tierras
donde me reconozca,
sino del más secreto
de los versos no escritos.

Il paese nel quale vivo
non è questo nel quale muoio
e dove la domenica
è sempre seguita dal lunedì.
Il mio paese non è fatto
di uomini e terre
in cui mi riconosco,
ma del più segreto
tra i versi non scritti.

de Un pez que va por el jardín

Estos rostros
que pasan junto a mí
parecen los de un dios
desconocido
que habite en el dolor.
En sus ojos descubro
lacerantes deseos
de olvidar,
lacerantes deseos de vivir.
Sus rostros son espejo
donde todo se mira,
para desvanecerse.
¿Cómo pasar de largo,
si mi suerte es la suya,
si mi vida y mi muerte
son las suyas?

da Un pesce che gira in giardino

Questi volti
che mi passano accanto
sembrano quelli di un dio
sconosciuto
che dimora nel dolore.
Nei loro occhi scopro
il lacerante desiderio
di dimenticare,
il lacerante desiderio di vivere.
Le loro facce sono uno specchio
dove tutto si vede
e poi svanisce.
Come passare alla larga,
se la mia sorte è la loro,
se la mia vita e la mia morte
sono quelle loro?

José Corredor-Matheos è nato ad Alcazar de San Juan, Ciudad Real, in Spagna nel 1929; vive a Barcellona. Laureato in Giurisprudenza, è poeta e autore di numerosi libri di arte contemporanea, architettura e design, per i quali è stato premiato con il Premi d’Arts Plastiques de la Generalitat de Catalunya nel 1993 e la Cruz de Sant Jordi nel 1988. In poesia si è aggiudicato svariati premi prestigiosi, tra cui il Premio Boscán de Poesía 1961, il Premio Nacional de Poesía 2005 e il Premio Ciutat de Barcelona. Nel 1984 ha ricevuto il Premio Nacional de Traducción per la sua antologia bilingue intitolata Poesía catalana contemporánea (1983), ripubblicata nel 2001 con il titolo Antología esencial de la poesía catalana contemporánea. Raccolte di poesia a suo favore: Ocasión donde amarte (1953), Ahora mismo (1960), Poemas para un nuevo libro (1962), Libro provisional (1967), Carta a Li Po (1975), Y tu poema empieza (1987), Jardín de arena (1994), El don de la ignorancia (2004), e Un pez que va por el jardín (2007).

Lascia un commento