C’è un taxi fuori che aspetta:
John Reed. Il poeta ritrovato

di Ilaria Anna Lucini

John Reed. Il poeta ritrovato, a cura di Marzia Dati, Capire Edizioni - CartaCanta Editore, dicembre 2020

Bisogna essere un po’ ribelli per essere artisti a Greenwich Village: John Reed (1887-1920) fa parte del Greenwich Village ed è artista, per essere precisi, è poeta.

Per quel poco che gli è tributato dai canali ufficiali della letteratura americana è più giornalista; racconta la Rivoluzione russa, ma non dall’Oregon, dove è nato e vive: scende in campo, gira il mondo incitando alla ribellione. Da americano, con, o più spesso, senza passaporto attraversa Paesi diversi arrivando in Oriente per strutturare quella svolta sociale, prima ancora che politica, in cui ha messo il cuore, la vita, la penna.
Sottopone a dura prova il corpo e non si astiene da discorsi animati dalla passione del giovane lottatore, gagliardo e convinto, instancabile e passionale, concreto e sognatore, intrigante o pusillanime per altri, ma sempre indomito e trasparente nel suo porsi. Vede e vive in prima persona ciò che racconta. Forse proprio perché cristallino e senza mezzi termini viene ripudiato sia dagli Stati Uniti sia dalla Russia: ma al suo corpo è concesso di riposare in un pezzo di terra del Cremlino. E così una parte della sua vita gli è riconosciuta.

Oggi a cento anni proprio dal giorno in cui conquistò quel fazzoletto di terra John Reed è restituito in Italia alla sua più vera ed intrinseca essenza: la poesia. Per la prima volta in assoluto Marzia Dati traduce in italiano la poesia di questo tanto anomalo, quanto straordinario americano: è infatti la scrittura in versi la sua instancabile compagna di vita. Non manca mai, nemmeno in quelle due camere di ospedale, a cui è dedicata una lirica: una fotografia del momento netta, lucida, vigile, riportata in questa raccolta.
Acuto osservatore del mondo che lo circonda, lo scrittore ferma nei fotogrammi, in cui ha scomposto la realtà, il cuore delle cose, dei paesaggi, degli affetti; è convinto che l’amore vinca ogni sofferenza, ogni distanza, ogni difficoltà, e vinca anche la morte: l’amore vive in lui ed è indiscusso sovrano della sua persona. Non smette mai di amare, Jack, ossia John: perché “allora” ci si metteva cuore, sempre.
Tradurre le poesie di John Reed è un’impresa coraggiosa: trans-ducere, portare da una parte ad un’altra, da una lingua ad un’altra; ma non è solo questione di lessico, sarebbe stato troppo facile: anche qui ci vuole cuore, bisogna metterlo, senza risparmiarsi. Perché John Reed crede che il poeta senta sulla pelle tutte le emozioni, che è proprio la poesia che sollecita e risveglia; e con il poeta il traduttore, la traduttrice: «la parola poetica, allo stesso modo di Rimbaud, ricreò per Reed quel mondo di presenze che costituivano la vita vera», come sottolinea la Dati nella sua presentazione.
E così, allora, si è Uomini, veri: il cuore è connesso e percepisce la Natura che sta intorno, selvaggia, bella, cieca e spietata che scorre nelle vene e ritorna alla mente nel ricordo di un paesaggio scompigliato o di una città moderna: «la wilderness presente nelle liriche di Reed corrisponde a quella vasta area geografica degli Stati Uniti d’America meglio conosciuta come il Pacifico nordoccidentale: una terra sconfinata…», sempre dall’introduzione della Dati.

Una scelta editoriale ardita quella di Capire Edizioni CartaCanta, per la collana Bandiere, diretta da Davide Rondoni e Arnaldo Colasanti, unica: Marzia Dati dà voce limpida a John Reed e lo introduce al lettore nella pienezza di parole piane ed incisive che offrono l’adito alla fucina del genio rivoluzionario. È l’intuizione, poi, dello scrittore e critico letterario Dario Pontuale che traccia la strada verso questa pubblicazione, che porta i versi di un grande americano, il meno americano, alle librerie e alle biblioteche. Questo volume è un tributo non solo ad un pezzo di letteratura americana, ma soprattutto è un gesto di onestà intellettuale che riconosce chi è stato misconosciuto fino ad oggi e ci restituisce, così, un poeta tanto serio quanto altrettanto comico e ammiccante all’entusiasmo e alla vita. Troppo spesso chiudiamo la porta alla conoscenza della letteratura d’Oltreoceano, e in generale straniera, perdendoci quel sottile filo sincronico e diacronico che abbraccia ogni parola scritta. Ora è data occasione di riscatto: come dice Warren Beatty in ogni scena di svolta nel film Reds (1981), dedicato alla biografia di Reed, «c’è un taxi fuori che aspetta».

L’immagine che chiude l’opera cinematografica è un taglio di luce che finisce sul letto di John Reed morto, consolato dalla moglie Louise, delicatamente appoggiata a quel giovane corpo: se fino ad oggi ci era stata concessa una fenditura tra le pagine di questo scrittore, ora la chiarità si apre più ampia attraverso la lente della poesia.

Due versi, quasi profetici, rendono ragione di questa scelta, prima assoluta italiana: «Un atomo in questo mondo di potere e di tenebra, / io sto in piedi da solo» (da Tempesta a mezzanotte).

Hits: 178

0 Condivisioni

Lascia un commento