Inediti di Enrico Fraccacreta

È arrivato pure il mutilato del rione Fantasia
fermavano i tir con la giubba dei finanzieri
siamo tutti col numero dietro la schiena
senza tempo nella gara verso Castelnuovo
la domenica di giugno le zolle arate del mattino brillano
non sappiamo quanto può durare
aspettiamo che dalle nicchie del Soccorso ci raggiungano
i corrieri della droga morti per fuoco amico e rivale
il carabiniere Vincenzo con il caricatore sparatogli contro
come confetti per il matrimonio che si doveva celebrare
a pochi giorni pochi metri dal traguardo
vivi mezzi vivi mezzi morti scheletri con il proprio numero
di storia e domicilio addosso.
Stanno sul muretto lungo la strada
i resti di fumo senza filtro gli abbracci dati a pezzi sul tramonto
quando tutto si poteva fermare per sempre
tant’erano infiniti quei momenti
il ripetersi nei secoli dell’onda leggera della risacca
il bacio continuo alla terra degli uomini
come un perdono eterno
il raggio di traverso piombato la mattina nella stanza
tra le nuvole della nostra condizione
luce che trema ad essere così vicina
salvezza che attende ma rende sottile ogni distanza.
Ora si marcia col petto in avanti sino alla statale 16
poi ci giriamo indietro e ognuno a casa propria
chi può al pranzo domenicale
qualcuno manda un bacio alla fidanzata muta
il più giovane lancia un mezzo grido prima di scendere nella terra:
“mamma sei bellissima!”

Le cime dei fichi stanno germogliando
l’ordine l’ha dato il principio di marzo
mettiamo nelle tasche tutti
i germogli del Tavoliere
non sappiamo ancora quante volte
saranno bianche d’improvviso
le chiome dei peri selvatici
lampade di luce della terra
a guardia della sera di campagna

Ci facevamo le tende lì sotto
nel prato dei peri secolari
a giugno le lucciole entravano e uscivano
più luminose dopo aver respirato
l’aria dei nostri sogni
ora siamo golosi di germogli
e rametti bassi con i piccoli uccelli sopra
e pezzi interi di mandorli da portare via presto
perché l’aria sta diventando solida e non c’è più tempo

Portiamo via tutte le coperte
di malva e margheritoni gialli
sino allo sfinimento della piana
perché la notte arriva e avremo freddo
portiamoci i grilli e le ombre del Fortore
per ricordarci l’alba dietro Rignano
via prima che il flash traslucido
degli asfodeli illumini l’ultima foto
scattata al mondo.

Prima di Pasqua anche il piccolo popolo del cielo basso
si ricorda di te
portano nel becco lame di biancospino
si appoggiano al primo sole del filo spinato
sulle canne le colonne i montarozzi
come una ricognizione sul sangue versato

Se la Scrittura non avesse dovuto adempiersi a caro prezzo
si sarebbero rivoltati contro
scendendo come nuvole tra gli ulivi
a migliaia sarebbero accorsi con le ali frementi
per alleggerirti la croce toglierti col becco le spine
l’intero creato più del resto degli uomini
si sarebbe ribellato

Ora volano ancora dispersi
come dopo uno sparo un assassinio
chi becca sulla terra sui tronchi
chi plana tra i vigneti vola in formazione sparsa
fa acrobazie nel cielo galleggia pensoso sulle acque
chi resta al ramo sorvegliando la notte
tutti si ricordano di te

A marzo sottoterra si organizzano
rizomi e stolonifere spingono
dietro le gallerie delle talpe
il cardo selvatico avrebbe fatto inciampare i soldati
il respiro della menta da quando sei arrivato
serve come il glicine d’aprile
a risvegliare il mondo
e le grandi corolle dei girasoli
girate dietro te servono come telegrafi di terra
per dire quello che non riuscimmo a dirci
tutte le volte che i cuori non corsero abbastanza
e non fummo sorpresi dal profumo che fa
la tua misericordia

La primula è la più vanitosa
è da febbraio che ti saluta
i fiori dei mandorli azzardano la schiusa
tra la neve tra le feritoie dei colli
da quando sei arrivato
pure l’albero di Giuda nella fretta
fiorisce prima dei germogli
è il terzo millennio da queste parti
settecentomila inizi di primavera
vogliono ancora salutarti.

Enrico Fraccacreta, poeta e piantumatore d'alberi di San Severo (Fg) ha tra le sue pubblicazioni, I nostri pomeriggi (Scheiwiller, 1995), Tempo Medio (Bastogi, 1996), Camera di guardia (Quaderni del Battello Ebbro, 2006), Mademoiselle (Ellerani, 2012), nonché la biografia narrativa “Il giovane Pazienza”, già alla quinta ristampa dedicata all’immenso Andrea Pazienza. Tempo ordinario (Passigli) è la sua quinta raccolta poetica con la quale è stato, tra l'altro, finalista al Premio Frascati.
Svolge una intensa attività culturale in particolare con il progetto Mosaico di San Severo ideato insieme all'Arch. Fabio Mucilli sui temi di letteratura e paesaggio.

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