Inediti di Eleonora Capone

La voce di Eleonora Capone si distingue per un forza quieta e però potente. Non sono esibiti scarti, deviazioni, e però qualcosa di fluviale e segreto la abita. Sembra indulgere alla narrazione e invece è piuttosto una emersione di "materiali" dell'anima e del vivente che quasi stordiscono nel loro presentarsi. Vivo è il corpo a corpo non detto con l'esistenza da cui la poesia emerge come documento o meglio testimone ancora grondante abissi.
Ne viene una luce particolare, ombrosa e magnetica.

Davide Rondoni

*

Da quando ho incontrato la morte il mio canto si è zittito
si è fatto silenzioso, interno
ed ogni parola prova ad essere preghiera ed ogni pausa anche
Da quando ho incontrato la vita più vera la parola prova a farsi preghiera per due volte
una per me stessa ed una per gli altri
e poi tre volte, una per me stessa, una per gli altri, e l’ultima ancora per il cielo
quando posso esserne in grado.

*

Com’è buia quella sera che al ritorno
io non ti ritrovo
tutto dentro me si trasferisce nel Non Esistente

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Cosa succede quando io mi assento dal mondo
è l’interruttore spento dei miei occhi alla luce
non partecipo ad una parte delle cose che scompare
vado nel luogo di chi non c’era e non saprebbe dire
saltano i circuiti della mia presenza ed io non sono nata per un tempo
ciò che posso dire solamente è: non è ciò che desidero.

*

Di nulla posso dire e di nulla posso fare
se prima non sfilo dal mio petto le cose appartenenti alla schiera del dolore
come quella spina che patisce fame e affama
che vive di mancanza e semina gli stenti
come quella spina che teme di essere miseria e ovunque fa miseria.
Di nulla posso dire e di nulla posso fare prima di questa guarigione

*

Quando torniamo alle case e ci sediamo stanchi sui letti
nelle sere scalziamo le scarpe dai piedi
togliamo i vestiti smessi del giorno e abbassiamo ogni luce
sottovoce diciamo a noi stessi un ringraziamento per avere vissuto anche oggi, e riposiamo

*

Ciò che tu chiami dolore è invero mancanza
e se si manifestasse sui corpi non sarebbe malattia ma terribile magrezza
come di uomini che mangiano ciò che non è sano
e se si manifestasse nel petto non sarebbe follia ma solitudine antica;
si trovi il coraggio tale perché tra le bestie l’uomo divenga uomo
il coraggio tale perché tra gli uomini l’uomo divenga astro.

*

Sii buono con me, non mi dare guerre mai
che il mio regno non necessita di pianto
Sii generoso, non tenermi in carestia
che la fame rede bestia
sii generoso, che noi per l’avarizia non abbiamo tempo

Eleonora Ines Nitti Capone studia Lettere Classiche all’Alma Mater Studiorum di Bologna e lavora con il teatro. Ha pubblicato Maria dei Meschini (Oltretutto libri), Primo Fuoco (Musicaos Editore) e di recente ha partecipato alla raccolta poetica Sulla Paura – Parole in soccorso ai tempi del coronavirus (AnimaMundi Editore). È nata a Lecce nel 1998 e vive tra il Salento e Bologna.

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