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Il segreto di Ilaria Palomba

Ilaria Palomba, Restituzione, Interno Libri 2025

di Davide Rondoni

Quando Ilaria Palomba si libera dalle parole si rivela una poetessa. Questo paradosso butto lì per indicare che la forza della sua poesia, a dispetto di quanto potrebbe apparire, non è nella prodigiosa energia verbale, ritmica, capace di danzare tra sonorità arcaiche e sciabolate contemporanee. Leggendo Restituzione, ultimo libro della fertile scrittrice, rimango colpito soprattutto dai luoghi dove si mostra una aderenza immediata, spoglia, quasi inavvertita, tra il vivere e il dire, tra la visione e la sua possibile dizione. Intendo quei luoghi dove, libera da iterazioni e da citazioni, sostenuta da una nuda e direi quasi ribalda allegria di abbandono, lei, la poetessa, trova fulminanti verità.

Accade, e spesso, in versi o in loro cellule, come "Era, l'ospedale, una cometa..." oppure: "L'ordigno dei corpi, la morte..." o ancora: "Sospendi/ il giudizio sul mondo. Sii notte..."; o altri momenti come il fortissimo inizio: "Gli angeli non hanno futuro". E certo si potrebbe obiettare al paradosso che presento il fatto che tali momenti di nuda verità, di preziosa aderenza tra la visione e la lingua che ne insegue la oscura luminosità, siano frutto della tumultuosa potenza verbale, della sua cavalcata da su dagli abissi del sangue fino alla mente e alle mani. Come se, seguendo tale obiezione, l'acmeismo di certi momenti fosse frutto del simbolismo straripante e delle sue cavalcate nella mente e nel corpo vivo della poetessa.

Ma no, insisto. Al contrario di quanto sarebbe più facile dire, e dicono, credo che la qualità esistenziale primaria che genera la poesia della Palomba sia un incanto. Lei è una bambina incantata. Lei è nel rischio dell'incanto. E se pur dice qualcosa di vero Silvio Raffo parlando in postfazione di una tensione erotica verso "il Verbo poetico", situando correttamente la poetessa in una mappa che porta a una sorta di mistica contemporanea, io insisto nell'attestare, prima e direi più in profondo di quella medesima tensione erotica, l'esistenza di un bambinesco incanto. Rischioso, nel senso che potrebbe volgersi a delusione (e le parole e le poesie a volte vengono usate a specchio o a lenimento di tale delusione) oppure potrebbe diventare fortissima radice, segreto del bosco che genera tanta vita. A tale bivio si risponde con la esistenza prima che con la poesia, vivendo si decide dove portare, in quale prospettiva vivere gli incanti.

La tensione dai tratti erotici che acutamente rileva Raffo è a oggi piuttosto una delle strade possibili offerta agli incanti di Ilaria. Mentre altre strade, a mio avviso più promettenti, le si offrono in altre direzioni, o meglio in direzioni che compiono quella e la superano. Quella tensione ha esaurito la sua funzione, ora il motore della poesia di Ilaria ne ha assorbito tutta la energia, ne ha percorso la possibilità a lei riservate. Ora la collina verso il mare è da affrontare con altro amore a se stessi e alla realtà. Sarebbe quasi da dire, se non fosse un paragone imperfettissimo, che auguro a Ilaria di essere una figlia di Caproni o del Testori poeta di "A te" piuttosto che una nipotina della Rosselli. Di uscire insomma dalle seduzioni della letteratura e da quella interamente novecentesca, che ha pensato di esaurire in sé e nel proprio dire la verità del reale, per cercare rive nuove e sue. E il coro degli umili, non dei letterati.

Il libro è del resto composto come una intensa via di passaggio ("Chi attraversa la notte possiede il giorno") ed è ben illuminato nel suo movimento fondamentale dalla postfazione di Silvio Raffo e dalle parole colte e partecipi in apertura di Gianpaolo G. Mastropasqua, e ad esse rimando. Del resto, i capitoli dai titoli evocativi e perentori guidano il lettore in quella mappa. Nel viaggio appaiono dediche a poetesse e pensatrici convocate a far da compagne a questo itinerario di restituzione. Sono state compagne necessarie e anche salvifiche. E ora che la dovuta e vitale restituzione si è testimoniata e si è adempiuta nella vita e nelle pagine di questo bellissimo libretto, si attende dalla poetessa il passo di danza, la umiltà degli amori, la liberata poesia dei suoi profondissimi incanti.

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