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La lotta e la grazia di Ilaria Maria d’Urbano

Ilaria Maria d'Urbano, Mani di prugna, Nino Aragno editore

di Davide Rondoni

È un libro di lotta. E l'avversario è l'ombra peggiore, quella della morte che ha toccato da più lati la vita della poetessa. Un libro nato da una circostanza apparentemente secondaria, un trasloco. Dal centro di Firenze a una casa fuori città. Ma quello che si deve ad allergie e a gatti, in realtà diviene un viaggio drammaturgico - del resto l'autrice viene dall'attorialità tra le sue varie esperienze artistiche - che riflette sul Grande Trasloco.

Ma si badi è un libro capace di levità, e anche nel suo cospicuo voluminoso corpo, procede per cambi di voce, di stile, addirittura usando l'ironia. La nota dominante è certo lo struggimento, specie verso la figura materna e la sua scomparsa. L'evento luttuoso ha ovviamente fatto risorgere onde e vuoti legati ai lutti precedenti, ma il libro è appunto un libro di lotta, non di commiato né una esausta elegia. E obbedisce a esigenze che travalicano - non sempre in modo esteticamente persuasivo - quelle del lavoro poetico.

Forse l'editore, oltre a opporsi a un titolo così, avrebbe dovuto fermamente obbligare la poetessa a tagliare un po' di cose. Ma non tutti gli editori o direttori di collana si mettono a lavorare sui testi, e non tutte le poetesse accettano i consigli. Ma l'insieme tiene. Il libro ha i suoi momenti migliori in una serie di perlopiù piccole poesie preghiere, in una sezione intitolata "Brevi conversazioni con Dio" dove la materia, che altrove appare a volte gettata con la furia e il dolore e la necessità quasi immediata, si compone in levità di immagini e trovate, quasi che si fosse depositato il magone e ora la voce potesse, come può solo in chi conversa confidenzialmente con Dio, farsi meno ansiosa, meno preoccupata d'esser poesia diventandola finalmente. Tale confidenza non è priva di urgenza e di crepe, ma trova in un chiarore di visioni i suoi momenti migliori. Come nella poesia "Fiori": "quando cercavo di vedere angeli e santi/ Tu mi hai fatto vedere fiori e ulivi// quando ho visto i fiori / Tu mi hai fatto vedere angeli e santi". E qui sembra di vedere passare l'ombra di Emily Dickinson.

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