Il teatro di Alessia Bronico

di Davide Rondoni

Alessia Bronico, Amore A Posteriori, Ensemble

In "Amore a posteriori" (Ensemble) di Alessia Bronico c'è un indizio. Tra i ringraziamenti compare il nome di Eugenio Barba, maestro del teatro sperimentale, di origini pugliesi. E teatrale è tutto il libro, quasi una esecuzione per voce sola (alla voce sono intitolate le sezioni centrali, con vari aggettivi e altre al "parto sonoro", l'ultima al "canto difonico"). Di voce parla la nota dell'autrice in chiusura. Di cosa dunque è indizio quella dedica, in un libro d'amore vocalizzato, ricco di testi brevi, fulminei, alcuni dialettali, alcuni volutamente frammentari? Indizio, a mio avviso, che la voce protagonista, la voce forse autocompiaciuta d'esser voce, la voce che detiene il dire, si deve per forza - e per ferita, per dolore, per parto, per furia, per separazione... - divenire teatro. Spazio, drama, maschere, scene.
È abile e agile la voce della Bronico a darci infiniti particolari, scoperte, scorci, di questo teatro d'amore. Le "inscena" tutte le vibrazioni e i tremori di donna amorosa. Ma appunto pare, al lettore accorto e confidente che nell'attuale profluvio di poesiette amorose ovunque replicate e anche pubblicate da auguste editrici la Bronico appunto non partecipi a tale gioco al ribasso e semmai rilanci, ecco, a tale lettore, appare, ben prima di arrivare alla dedica a Barba, la natura teatrale del gesto. E dunque la sua scommessa, propria di ogni autentico canzoniere amoroso (secondo le matrici di Petrarca e di Shakespeare) d'essere appunto teatro universale. Dove l'amore appunto funge, più che da tema in senso stretto, come energia compositiva. In tale teatro, la voce indossa tutti i suoi personaggi e cerca, fallendo, di ridurre il mondo a "Uno" mentre appunto è abitato irrefutabilmente dal Due, ovvero dal dramma, mai del tutto risolvibile nella dimensione mondana, mai del tutto riassumibile nella pur vasta e proteiforme mente del poeta. E così gli appunti, le deviazioni, le sospensioni delle diverse voci e infine il canto "difonico" cioè armonico finiscono per trovare l'accordo tra tempo e oltretempo, ma senza poter eliminare il teatro e le sue frammentazioni. In tale composizione, tesa, perseguita, vivace e ardita, sta a mio parere il maggior pregio del libro, leggibile, spaesante e gustoso, di Alessia Bronico.

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