Il sorriso giocoso di Indré Valentinaité, giovane poetessa lituana

di Valentina Colonna

 

Indré Valentinaité (1984) è una poetessa lituana. Ha studiato Management Artistico presso l’Università e l’Accademia di Arti di Vilnius. Ha pubblicato le sue poesie in numerosi periodici e il suo primo libro risale al 2006 Pesci e gigli [Žuvim ir lelijom], che ha vinto nello stesso anno il First Book Contest della Lithuanian Union of Writers. Il suo secondo libro Storie d’Amore e di Altri animali [Pasakos apie meilę ir kitus žvėris] ha vinto il premio Young Yotvingian nel 2012. È uscito nel 2017 il suo ultimo libro Cortometraggi [Trumpametražiai]. Oltre a scrivere poesie, Indré è cantante, giornalista e produttrice televisiva.

Traduzioni dal lituano di Elena Ponzio tratte da Storie d’Amore e di Altri animali.

Laisvės alėja

Senamiestyje, name,
kuriame tarpukariu gyveno
mano močiutė ir gimė tėvas,

po palėpe, kurioje jie badavo,
įrengtas madingas restoranas,

kurio atidaryme aš,
su įmantriausiu maistu burnoje
ir keistos kaltės jausmu pilve,

tik lubomis teatskirta nuo erdvės,
kurioje ji paliko raštelį,

žieduota ranka keliu taurę prie lūpų
ir švenčiu gyvenimą
už mus abi.

Viale della libertà*

Nel centro storico, nella casa,
dove tra le due guerre viveva
mia nonna e nacque mio padre,

sotto la soffitta, dove facevano la fame,
c'è adesso un ristorante alla moda,

Eccomi alla sua inaugurazione,
con in bocca cibo elaboratamente preparato
e uno strano senso di colpa nello stomaco,

e solo il soffitto mi separa dallo spazio,
dove lei lasciò un biglietto,

con la mano anellata sollevo il calice alle labbra
e brindo alla vita
per entrambe noi.

* Laisvės alėja ovvero Viale della libertà è la via principale della città di Kaunas, la seconda città della Lituania, N.d.T.

Kijevas (druskinė)

Rūką perveria medinių cerkvių bokštai.

Rugsėjo pirmoji Kijevo priemiesčiuose.

Palei kelią suboluoja bantas,
Dvigubai didesnis nei pirmokės galva.

 

Su pasiskolintais vaikais prašančios išmaldos

čigonės iš po sulopytų sijonų švyščioja rožinėm kojinaitėm,

apsilupinėjusiu laku padengti pardavėjų nagai,

ledų vežimėlis su išblukusiomis baltomis meškomis
reklamoje,

apvalainas it girtas begemotas giros vagonėlis.

 

Tu nesiliauji fotografuoti.
Keliaujame laike.

Paupy perku iš kurčio drožėjo medinį paršelį.

Pro skylutes šnipe pabyra druska
į mano šiandieninį maistą.

 

Vien pagalvojus apie tave, dabar tokį tolimą –
pastirusių gyvaplaukių armija ant liauno riešo.

Kiev (la saliera)

Le cupole delle chiese ortodosse di legno bucano la nebbia.
Il primo di settembre nelle periferie di Kiev.

Lungo la strada fa capolino un enorme nastro,
due volte più grande della testa di un bambino di prima elementare.

Con bambini presi in prestito chiedendo l'elemosina
le zingare fanno intravedere le calzette rosa da sotto le gonne
rattoppate,

 

le unghie dei venditori coperte da smalto scheggiato,

Un carretto dei gelati con orsi bianchi sbiaditi sull'insegna,

un piccolo vagone di kvas‡ tondo come un ippopotamo ubriaco.

Tu non smetti di fotografare.
Viaggiamo nel tempo.

Lungo il fiume compro un maialino di legno da un artigiano sordo.

Dai forellini del suo muso fuoriesce il sale
per il mio pasto della giornata.

Mi sei solo venuto in mente tu, adesso così lontano -
un esercito di peli rizzati sul sottile polso.

GIria è la parola lituana per l’equivalente Kvas in russo, forse più familiare al lettore occidentale, la bevanda rinfrescante ottenuta dal pane fermentato, diffusa specialmente.

nel periodo estivo N.d.T.

Karalienė ketverių

Man buvo ketveri, kai tapau karaliene.
Aš po namus, po kiemus,
Varnų chorui giedant ant antenų.

Delne tik kelios linijos:
Šlovės ir gyvybės.
Lūpų kampe – šokolado dėmė.

Bijau tik tamsos,
Kai prietema išskečia kojas prieš mane,
Įrėminu tapeto hieroglifą žvilgsniu ir nemirksiu,
Kol nepareina jie.

Karaliauju ir verkiu
ant tamsiai raudono fotelio
ilgai ir garsiai,
prieš neįjungtą televizorių.
Be priežasties.

Nusmukusių frotinių kojinių rombai,
Aitvaras ant marškinėlių,
Įstrigęs – neskrenda.
O karūna blizga – už rublį keturiasdešimt.

La regina di quattro

Avevo quattro anni, quando diventai regina.
Giravo per la casa, per il cortile,
mentre cantava un coro di corvi sulle antenne.

Sul palmo della mano solo alcune linee:
di gloria e di vita.
all’angolo delle labbra – una macchia di cioccolato.

Ho paura solo del buio,
quando il crepuscolo allarga le gambe davanti a me,
Incornicio il geroglifico della tappezzeria con uno sguardo e con
palpebre fisse, finché loro non tornano.

Io regno e piango
sulla poltrona rosso scuro
a lungo e forte,
davanti al televisore spento.
Senza un motivo.

I rombi dei calzini di spugna che mi scendono,
l'aquilone sulla magliettina,
è imprigionato – non vola.
Mentre brilla la corona da un rublo e quaranta.

Greičiausiai būsiu liesa senė

Praplėšdama savo bučinius ir baimes
Ji atsibunda naktį,
Kad stebėtųsi viskuo, kas ją pakeitė.

Paul Eluard

Kokiais 2055 greičiausiai būsiu liesa senė
ir užimsiu mažai vietos autobusuose ir eilėse.

Už pusės amžiaus į mano kūną
Težiūrės vonios veidrodis ir daktarai.

Prie manęs liesis
tik prakaituoti naktiniai marškiniai
praplyšusia pažastim.

Tada prieš užmigdama prisiminsiu
mylimojo liežuvį ir jo seilių skonį.
Ir visus kitus vyrus,
kurie manęs kadaise geidė.

Ir dar – kaip girgžda lova
Į kurią sugulama
po du.

Presto sarò una vecchia rinsecchita

Strappando i propri baci e le paure
ella si sveglia la notte,
per stupirsi di tutto quello che l'ha sostituita.

Paul Eluard

Per il 2055 sarò presto una vecchia rinsecchita
e occuperò meno spazio sugli autobus e nelle file.

Tra mezzo secolo, al mio corpo
guarderanno solo lo specchio del bagno e i medici.

Mi toccheranno
solo le camicie da notte sudate
strappate sotto le braccia.
Allora prima di addormentarmi mi ricorderò
della lingua del mio amato e del gusto della sua saliva.
E di tutti gli altri uomini,
che un tempo mi desideravano.

E ancora – come scricchiola il letto
su cui ci si sdraia
in due

Kryželis

Kryželis virš mano tėvų lovos,
Kryželis virš mano tėvų tėvų lovos.

Kryželis tarp mano mažučių kauburėlių
Pirmosios Komunijos dieną.

Išmokau įsakymus atmintinai,
bet negalėjau liautis pavydėt
gražesnės suknelės Linai D.

Deklamavau maldas kaip eilėraščius,
išpažinau visas nuodėmes,
ir buvau tikra, kad naujų nebedarysiu.

Tada man buvo vienuolika.

La crocetta

La crocetta sopra il letto dei miei genitori,
La crocetta sopra il letto dei genitori dei miei genitori.

La crocetta tra le mie piccole collinette
nel giorno della Prima Comunione.

Ho imparato i Comandamenti a memoria,
ma non potevo smettere di invidiare
a Lina D. il vestito, che era più bello

Recitavo le preghiere come poesie,
ho confessato tutti i peccati,
ed ero certa, che non ne avrei commessi di nuovi.

Allora avevo undici anni.

La poesia di Indré Valentinaité è una poesia vitale e nitida, di immagini chiare e imprevedibili. Esse affondano nei luoghi e nelle figure che prendono vita dai testi, come in un teatro.

La poetessa percorre con consapevolezza e sorriso il suo viaggio, facendo della sua scrittura raffinata una tensione che mira al rovesciamento, all’inaspettato. Indré non rinuncia a inglobarvi le contraddizioni della storia e del tempo, insieme anche a tutta la sua femminilità, che torna spesso protagonista e vivida nei suoi versi. Il piglio quasi scherzoso e sottile che li contraddistingue prende forma in una terminologia concreta, che tende alla massima precisione degli oggetti, in particolare i più minuti e semplici, veri protagonisti di questa scrittura: sono proprio questi infatti che spesso rivelano e capovolgono la realtà nei finali. Brillante è ad esempio la strofa ad effetto che chiude La regina di quattro, in cui il “gioco” che viene raccontato continua sino all’estremo realismo della conclusione visionaria che dice «I rombi dei calzini di spugna che mi scendono,/ l'aquilone sulla magliettina, /è imprigionato – non vola. / Mentre brilla la corona da un rublo e quaranta.»

La Valentinaité è attraversata da un’ironia e da un’amarezza giocosa, mai tendenti al lamento o allo sconforto ma piuttosto animate da un’allegria e da una leggerezza elegante, che ricordano a tratti la scrittura della Szymborska e della Menicanti.

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