Il narcisismo macellato e lucente di Simona

“Regnare sopra di te ingiustamente” è uno dei libri più forti della nuova poesia italiana. Ho avuto la fortuna di vederlo nascere e di segnalarlo al Premio 13 del 2015 del Centro di poesia di Roma.

Simona Cerri Spinelli ha versi diretti, tra Rimbaud e Majakovskij, e vive la poesia come affermazione di sè attraverso maschere. Ma una mascheramento rivelatore, teatrale. Che coinvolge il lettore a contraccolpi, obbligandolo a ricordarsi di sé, di quando era vivo.

Inzia nel dialogo con un pazzo del suo paese, nei pressi della meravigliosa dura Volterra. Il folle che negli autobus parla con tutti e lei sola ascolta, dice a un certo punto: “Non offrì mai niente tu ?”. Questa domanda segretamente lavora nella raccolta, tutta in bilico rischioso tra il ritrarsi e l’offerta. “Ho preso in mano il mio talento / e l’ho gettato al largo. / A che serve nuotare a riva ?”

Nella piccola intensa raccolta ci sono versi di una verità fulminante. Si entra ed esce dall’amore, dal teatro, da Milano. Non nuotare a riva. Ci sono sogni di gloria e morte.

C’è amore teatrale che non si vorrebbe teatro. E c’è “la pistola nel cassetto delle poesie”.

Il topos dell’abbandono è attraversato, anzi bruciato, da una ricerca di intensità che supera  lo stesso attaccamento all’oggetto amato. Che resta infine, interiorizzato “come una pioggia estiva” e amatissimo, come ciò che fa in modo che si cammini di più –  “Sai che passo spesso di là, a piedi,/ per allungarmi la strada”.

Una raccolta costruita, viaggiatrice, esposta a molti rischi. Un narcisismo macellato, senza sconti, incontri senza guardia alzata. E una ironia a denti serrati. Lontana dal poetichese tra il patetico e l’intimista di troppo verseggiare cosiddetto giovane e odiernissimo, Simona Cerri Spinelli offre un fiato nuovo e antico, dal tratto scorbutico e violentemente bello, come la sua terra, alla poesia italiana.

 

 

 

 

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