Il mistero di Pamela Reynolds

di Antonietta Gnerre

Ci sono storie che aspettano di essere raccontate. Ogni passato ha un luogo, un nome, una data evocata, suggerita, sussurrata. Nel libro di Antonio Corbisiero “Il mistero di Pamela Reynolds” (ed. Il Grappolo 2018, pagg. 42 - euro 7), sulla giovane protagonista inglese di Birmingham che il 27 maggio del 1935 (a venti anni) morì ad Anacapri, emerge immediatamente il vissuto della protagonista: la sua giovane età, la bellezza di Capri, la poesia, il mistero profondo del suo ultimo giorno di vita. Come se fosse la stessa Reynolds ad apparire nella mente di chi legge questo libro.
Scriveva Pier Paolo Pasolini sul Corriere della Sera, in un pezzo del 14 novembre del 1974: “Io so perché sono un intellettuale, uno scrittore, che cerca di seguire tutto ciò che accade, di conoscere tutto ciò che se ne scrive, di immaginare tutto ciò che non si sa o che si tace; che coordina fatti anche lontani, che mette insieme i pezzi disorganizzati e frammentari (…)”. Così in questo libro, costruito in modo da spingere il lettore a sollevare il sipario sulla vita di Pamela Reynolds, l’autore rimette insieme i pezzi con una ricostruzione attenta ed efficace.
Cosa accadde davvero a Pamela Reynolds? Pamela si gettò o fu gettata dalla rupe di Orrico? Queste sono le domande che fanno da sottofondo a questo straordinario pamphlet storico, che consegna la figura di una poetessa poco conosciuta. E mentre, da una parte, si dipana il racconto della vita spezzata della giovane, dall’altra, si è testimoni di una ricerca più propriamente investigativa con perizie grafologiche e testi originali. Patrizia Rinaldi nell’introduzione sottolinea: “(…) Non solo ricostruendo eventi storici e dinamiche private, ma mettendo in evidenza anche i temi della poetica di Pamela Reynolds, la sua modernità forsennata, il suo anticipare travagli tipici della cultura mitteleuropea”.
Antonio Corbisiero - giornalista, scrittore e presidente del Centro Studi “Pascal D’Angelo” - entra nel sottofondo della storia mostrando gli aspetti più misteriosi, il clima culturale di quegli anni (basti pensare che il padre di Pamela, Richard Reynolds, fu segretario della Fabian Society, amico di Bernard Shaw e Oscar Wilde), con una ricostruzione acuta degli ambienti e degli scenari in cui la poetessa si muoveva, come il rapporto con lo scrittore Edwin Cerio.
Scrive Francesco De Piscopo nella postfazione: “Una storia che merita di non essere dimenticata e sicuramente merita una maggiore attenzione e un più analitico trattamento umano e culturale”. Fedele alla scelta di una narrazione realistica e di inchiesta, Corbisiero utilizza le forme del “giallo” per dipanare la storia tragica e affascinante della Reynolds, scoperta grazie agli scrittori Rita Monaldi e Francesco Sorti.
Questo lavoro rappresenta la cornice e il ritratto approfondito di Pamela Reynolds, perché non lascia nulla al caso. Sin dall’inizio, passato e presente si mescolano per sottolineare gli intrecci e gli eventi più importanti della sua vita. Il tono della narrazione si adegua al passo della storia della poetessa, che riposa da ottantaquattro anni nel cimitero acattolico di Capri, accanto al padre Richard, insieme a tanti autori famosi e personaggi celebri sepolti nello stesso cimitero, come Gianni Amelio, Norman Douglas e Thomas Spencer.
Di Pamela rimangono solo pochi versi, apprezzati anche da Benedetto Croce, che impreziosiscono il libro e che riportiamo qui come preziosi gioielli.

Sehnsucht

Coloro che amo se ne sono andati,
ho fame.
Divoro tutto quello che c'è in casa, poi infilo le scarpe
ed esco in strada.
Vado di negozio in negozio raccogliendo croissant dalla doratura scura,
grosse barrette di cioccolata fondente
e grappoli di uva levigata e traslucida,
pezzi di formaggio.
I croissant sono secchi, l'uva agra, la cioccolata sa
di terra.
A poco a poco li finisco; mi allento la cintura
e accendo una sigaretta,
ma ho ancora fame.

Visitatori

Non riesco a dormire stanotte a causa dei topi che,
secondo una cadenza asimmetrica,
circolano instancabilmente nella mia testa:
sono delle così vecchie conoscenze.
In un debole sforzo volto a opporvi resistenza
mi burlo dei titoli cangianti delle loro danze familiari.
Ma il mio cervello è stremato dai rincorrenti crescendo
delle loro zampe piccole e fredde,
dagli artigli sottili e affilati che
rendono aguzze le loro dita traslucide.
Sono ipnotizzata e nauseata
dall'opaca lucentezza dei loro occhi.
Le code, agitandosi tra le ombre che si gettano alle spalle
indicano, forse, una serie cospicua di simboli geometrici:
un’equazione di magia nera.

Piazza dal verde leggiadro

Siedo qui mentre il fiume si increspa davanti ai miei occhi e al di sopra
i lenti barconi passano scoppiettando.
Ci sono alberi, piccoli uccelli grassocci e macchie di
smeraldo screziate di un sole topazio.
Siedo qui e aspetto, ma so che non verrà.
Mi dico,
pazienza, anche se in breve tempo
uscirà con la testa curva dall'arco oscuro
un'informe ombra grigia, finché il sole non gli toccherà i capelli
incoronandolo con un diadema d'oro.
Mi dico,
bimbo, tu sei indifferente;
i fili d'erba scintillanti,
l'acqua che scorre,
la luce gialla,
sono preziosi e bellissimi, mentre lui, la tua Medusa, non reca doni;
ma dentro di me
qualcosa mormora.
II giardino è diventato ostile e tetro perché lui non è qui.

Ombre

Non tirare fuori la mano per toccare le ombre.
Sono così belle, le ombre, cremisi, vermiglio, lilla,
azzurre e verdi.
Ma è terribile, terribile, scoprire che sono impalpabili
e senza vita.

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