Il fuoco di Anna

di Federica Ziarelli

Che Anna Maria Farabbi sia una creatura di fuoco, lo vedi subito dallo sguardo vivace, incendiato, e dal calore grande che emana la sua voce, lo stare in sua vicinanza; poi ti accosti ai suoi versi, all'andamento della sua poesia e immediatamente è lo slancio della fiamma a sorprenderti, il moto costantemente ascensionale della parola.

In lei non c'è nulla di ombroso, nulla che non si apra alla dimensione luminosissima, pura, ancestrale dell'eros, che irraggia misticamente i corpi e la lingua poetica, vivificandoli («Ho la pelle semplice / che mi copre / Mettici un bacio comunicante: ci trasmettiamo Dio»).

 

La poesia di Anna Maria non scende mai, non si placa, non si spegne ma obbedisce all'invocazione dell'ardere al di sopra di tutto ciò che è inutile astrattismo, maniera, irresponsabilità («Tu sai chi sono / io no // a furia di invecchiare / la mia testa è bellissima e semplice // ho perso i sandali il nome e le domande: mi è rimasto solo quest'uovo sonoro»). L' io che si offre sulla pagina, essenziale, nomade, addentrato, ausculta attentamente il cosmo e ad esso si unisce espandendosi in un tu fertile, festante («Cenando accendo la candela perché festeggio / l'orto annuncia la primavera // domani mattina zapperò sotto il respiro e la scrittura delle rondini»).

Il fare poetico di Farabbi, coinvolto, proteso congiunge, abbraccia, presta voce all'impotenza dei sordi, ridesta attenzione rispettosa verso i malati mentali, reincarna amorevolmente i corpi spolpati dal dolore. La sua interiorità concava, sempre umida germoglia nella siccità, curva ponti ad allacciare sponde remote. Con assoluta onestà, umilmente, esprimendosi tramite parole vegetali, animali, animate da un vento sempre forte, Anna Maria sparge semi sul ventre del creato sperimentando e permettendo all'altro da sé di sperimentare una continua fioritura, lo splendore misterioso della nascita.

Cantando scandisce bene i passi, annulla il vuoto silenzioso, l'arroganza del superfluo, scalda tutto.

Incontrandola ti verrebbe da chiederle: “Ma come fai a scrivere così, da dove questa nuda, libera potenza, chi sei tu veramente?” E poi ti rispondi in fondo già sapendolo: “Lei - certo - è fuoco!”

Mi chiamo annamariafarabbi vengo dalla terra
scrivo argilla e parlo aria accendo il fuoco per cuocere
le parole e mangiarle con te

 

ho passato il confine da bambina
perché la mia famiglia non era casa né cuore
non ha scolpito le linee del mio palmo

 

ho studiato il vuoto
dell'ago
ora cucio direttamente con le dita
e con il filo che mi nasce dal corpo

 

ascolto te il tuo suono tra le righe della pioggia
mentre spargi la lingua nella mia bocca

 

intensamente intimamente

 

ma oltre te
umilmente amore mi coniuga a tutto
togliendo all'io l'io

 

nome e bacio
giocando a mosca cieca

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