Il combattimento di Guido

Su “Fratelli” Di Guido Garufi, Nino Aragno editore.

Fa bene Giovanni Tesio, curatore della collana per l’editore Aragno, a dire che questo libro di Garufi è uno di quelli che può far dire che i nostri tempi per la poesia non sono “ingiuriosi e grami”.

Il volume – molto articolato e denso- che Garufi offre al lettore è infatti il libro di uno strenuo combattente. Su questo vorrei fermare il poco che ho da aggiungere alla bella nota di lettura di Tesio che trovate in fondo al volume: il valore di “combattimento” che ho sentito attraversare quest’opera è la voce del poeta che da tanto stimo. Non si tratta solo del titolo che forse senza volerlo cita una celebre poesia di Ungaretti che pone nella tenebra quella domanda (“Di che reggimento siete/ fratelli?/ Parola tremante/ nella notte…”) facendo risuonare quella parola “fratelli” che vince su ogni altra connotazione di oscurità e scontro. Ma si tratta di un “combat spirituel” che anima tutta la poesia di Garufi e che la rende ultraviva anche nei suoi ripiegamenti o nell’assolvere al suo compito di “scriba provinciale”. Libro composto da molte faccende biografiche, da molti omaggi ad amici e maestri poeti ( i vicini come Luzi, Sereni, e altri come nel bel testo dedicato agli amici poeti marchigiani), da molta colta riflessione intorno al valore eterno e attuale del dire poetico; ma libro, insisto, soprattutto traversato da una tensione di combattimento in corso -che tocca tutti gli elementi della composizione, dal senso delle vicende personali agli sguardi gettati a diversi elementi dell’epoca. Il combattimento è una dimensione dell’anima, come sa il poeta che vive la propria vocazione non come stupido gioco o come “rifugio”. E qui in pagine di sapiente e ariosa costruzione Garufi ci porta in questa guerra che riguarda il cuore stesso del vivente. “Era questa la poesia mi domando ora/ che tacitamente gli alberi si fanno più ventosi”. Il poeta si chiede a che sostanza del mondo partecipi questa cosa chiamata poesia, in altre parole si domanda di cosa essa sia continuo, mutante e rigenerato segno. Perché se esiste la poesia significa che esiste un livello della esperienza del mondo che le corrisponde, che la chiama a testimonianza, attraverso il lavoro umile dello scriba. In gioco, nel combat, non c’è innanzitutto dunque la poesia o i suoi destini – che pure il libro indaga e rivive con vastità di riferimenti, dai classici ai miniatori al miglior Novecento- ma il mondo, il suo significare. La vita, insomma, non di meno.

Si tratta della più dura delle guerre, che chiede a chi accetta di assumerla come compito tutta la verifica della esistenza individuale e tutta la libertà della percezione e del confronto. In tale assunzione sta la forza della unità dell’opera di Garufi – dichiarata dall’autore e registrata dal suo postfatore. Una unità di tensione prima ancora che unità di stile o di fedeltà voluta a luoghi, a temi, a modi. E ancora per questo genere di unità possiamo trovare in queste pagine una bellissima poesia d’amore (“Quando ti assopisci accanto a me/ sembri vicina a un piccolo cerbiatto…”) così come bellissime poesie sul senso stesso della poesia ( tra le altre il  vivo omaggo a Mario Luzi) e perfino testi, quelli finali, che toccano il politico e l’ironia.

Tale tensione lega e anima l’opera come luogo del combattimento. Parrebbe non adatta questa parola al mite, spesso colloquiale, mai asseverativo incedere del verso di Garufi, capace di sospensioni e di ripiegamenti, di costruzioni ariose e raramente taglienti. Eppure ne sono convinto, si tratta di una tensione “guerriera” profonda, una paolina milizia, se così si può dire, e me ne convincono non solo le numerose accensioni, gli inarcamenti, gli scarti, ma anche le “confessioni” tra il dissimulato e il bambinesco che a volte il poeta butta là. Come quando dice: “A quale grammatica io appartengo/ se non a quella del bambino che la buca/ sulla spiaggia scava per farvi entrare// l’acqua immensa del mare”. Versi dove basterebbe notare la posizione di quel “buca” che pare a un tempo stesso verbo riferito alla grammatica ( segno di eversione) e al gioco sulla spiaggia davanti all’infinito del mare.

Quella parola del titolo, in realtà motivata da una vicenda di struggente legame familiare come indica il primo testo del libro, finisce dunque per indicare – coraggiosamente- e in modo certo oggi non consueto l’orizzonte che la vera poesia indica. Quello di una creaturalità fraterna, non già come facile e fragile sentimentalismo, ma come visione di un misterioso senso del mondo, percepito dall’universale radar della poesia. Il combattimento di Garufi, discepolo e amico dei migliori poeti del nostro recente passato, è, accanto a loro, esattamente, duramente non meno di questo.

Davide Rondoni

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