Il Cantico di Claudia

di Anita Piscazzi

A la fiamma della forma ha incendiato fa parte di Pagine del Travaso, raccolta poetica alla quale stava lavorando Claudia Ruggeri l’ultimo periodo della sua vita. La poesia è una forma di testamento, un commiato poetico e personale lasciato dall’autrice prima del suo ultimo viaggio e fu l’ultima a essere recitata pubblicamente dalla poetessa in occasione di “SalentoPoesia” nel 1995 a Monteroni, qualche chilometro da Lecce. Ispirata a La Tempesta shakespeariana, metafora teatrale del viaggio di Prospero, esperto di incantesimi, protagonista naufrago sull’isola magica dei suoni, ultima opera teatrale del gruppo delle commedie tragiche dell’aedo britannico che ha come tema la morte e la rinascita. Il testo della Ruggeri appare per la prima volta nel 1995 sulle pagine della rivista “l’incantiere” nel numero 35-36, con l’esergo a Prospero in una versione molto differente da quella pubblicata nell’edizione del 2006 di Inferno minore a cura di Mario Desiati per i tipi peQuod e in Uovo in versi a cura di Anna Maria Farabbi del 2015 per Terra d’ulivi Edizione.

a la fiamma della forma ha incendiato

la forma della rosa

(e quindi e quasi quasi mi misi
in viaggio e col baleno che salva
l'odore mi chiusi nella pelle

del traghettatore: e volli
il 'folle volo' cieca sicura tuta
volli la fine dell'era delle streghe volli

il chiarore di chi ha gettato gli arnesi
di memoria di chi sfilò il suo manto
poggiò per sempre il libro

ed ha disimparato il trucco
per fare il suono mago nel giardino
dell'idem che è perduto dove rifece

e fece ancora incanti fino che mise
tutte le sue dita in una riga
d'Aria e del padre regale

del nostro padre fisso m'indicò
il fato cantico che n'accende
le storie in leggenda scrittura:

“sul mio letto lungo la notte ho cercato l’amato
del mio cuore, l’ho cercato ma non l’ho trovato
mi alzerò e farò il giro della città

- viaggio, pagana, libano
in tasca e intanto penso un

singolo

pensiero principiante. così
son fatta immune. Sicura
nella vena che m'indulge e mi serena

(mi han trovato le guardie che perlustrano la città.
Mi hanno percosso, mi hanno ferita, mi hanno tolto il mantello
le guardie delle mura

(i firmamenti lasciati in mano ai pazzi non sempre
negli ospedali e presso i critici i documenti
della follia dei pazzi

 

“il poeta ostinato ad essere felice chiama gli unni a distruggerli
la casa

Questa poesia ha affascinato molti lettori, perché è stata interpretata come preannuncio della poetessa del suo voler andarsene per sempre, per il riferimento dantesco al folle volo associato al suo volo ultimo verso l’alto, come a volersi ricongiungere all’Altissimu e al suo padre terreno che aveva perso anni prima e che le mancava in maniera ossessiva. Tuttavia le poesie di Pagine del Travaso hanno una delicatezza maggiore rispetto a quelle di Inferno minore, gli incubi della raccolta precedente sembrano lasciare spazio a una dimensione onirica fatta di visioni e di sogni alimentati dalla musicalità sempre perseguita dalla Ruggeri che incantano e lasciano impressionati. In questa poesia, l’autrice vive la realtà con la stessa consapevolezza di Prospero che alla fine di tutto dirà: “Siamo fatti della sostanza di cui sono fatti i sogni, e la nostra breve vita è circondata dal sonno”.

Questo componimento è denso di riferimenti della tradizione poetica dalla più antica a quella sacra, dalla medievale fino a quella più moderna nutrita di lessico biblico, latinismi, citazioni, elementi tipici del mondo trobadorico e addirittura proverbi come l’ultimo verso in grassetto che chiude le volontà  espresse dall’autrice nel testo.

Quanto fosse importante per la Ruggeri la presenza e l’influenza dei testi sacri nella sua poesia è presto dichiarato in Pagine del Travaso che contiene quindici citazioni riprese dal Cantico dei Cantici. In questa sezione poetica della Bibbia “Cantico dei Cantici” equivale in ebraico al più bel canto d’amore, e sì perché l’amore è il tema centrale dei sette canti che lo compongono. Ma di quale amore si tratta? Dell’amore di Dio? Di Israele? Tra un uomo e una donna? Probabilmente l’ispirazione primitiva è quella dell’amore tra una ragazza, la Sulamita e il suo amato pastore perché leggendolo non nomina che una sola volta il nome del Signore.

È il canto antico dell’amore senza riserve e della coppia fondata su una libera scelta risalenti all’epoca di Salomone che ha portato nuova luce in tempi in cui un matrimonio era deciso dal clan e dalle famiglie, insomma il Cantico ci offre un amore più grande di quanto possiamo immaginare che solo i mistici sono riusciti a cogliere donando le loro vite e questo aveva impressionato la Ruggeri a tal punto da citarlo in due strofe del componimento volutamente scritte in grassetto:

“sul mio letto lungo la notte ho cercato l’amato
del mio cuore, l’ho cercato ma non l’ho trovato
mi alzerò e farò il giro della città

Questa strofe è una citazione dei versetti 3:1,2 del Cantico: la Sulamita si trova nell’accampamento di Salomone e, durante la notte, nel suo letto, desidera il suo amato pastore da cui è stata allontanata. La Ruggeri si impossessa della voce della Sulamita: anche lei cerca senza trovarlo, l’amato del suo cuore, ma chi è l’amato di Claudia-Sulamita? Forse un uomo? Forse il padre? di cui sentiva la mancanza, forse l’Altissimo sempre invocato e sordo alle sue preghiere, o l’Idem perduto, diventato una specie di res amissa  caproniana, un suo continuo desiderio mai risolto.

(mi han trovato le guardie che perlustrano la città.
Mi hanno percosso, mi hanno ferita, mi hanno tolto il mantello
le guardie delle mura

Qui si riprende l’ultima citazione dal Cantico 5:7, entriamo nella zona onirica del componimento, il sogno della Sulamita che infiammata dall’amore ha cercato il suo amato e di essere stata maltrattata dalle guardie della città, che le avevano tolto il mantello, altro elemento che si ripete nella poesia poiché ha una valenza magica che fa da fiume carsico a tutto il componimento.

L’ultimo “Cantico” di  Claudia Ruggeri, cigno nero degli anni ‘90 si conclude con un richiamo a un proverbio cinese:

 

“il poeta ostinato ad essere felice chiama gli unni a distruggerli la casa

 

Forse, Claudia come tutti non desiderava che essere felice, pronta ad accettare la rovina delle costruzioni passate che invece il volo breve e feroce della vita le ha fatto comprendere.

Parte di questo articolo è stato ispirato da Ancora su Claudia Ruggeri. Lettura di «a la fiamma della forma ha incendiato», intervento scritto da Annalucia Cudazzo, curatrice del volume Poesie. inferno minore. )e pagine del travaso, di Claudia Ruggeri, edito da Musicaos Editore, la cui copertina è pubblicata a inizio articolo.

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