Guido Ceronetti: il vetusto e geniale maestro del ”pensiero terribile”

di Prisco De Vivo

Qualche anno fa, mentre ero in sala d'attesa dal mio medico, apprendo da una news dello smartphone "La Morte di Guido Ceronetti", una notizia davvero inaspettata, non solo per tutti gli intellettuali, gli anacoreti, ma anche per tutti i discepoli dell'immortalità e del vegano trascendente. Così immaginai la sua morte a Cetona in provincia di Siena, come quella di Marat in una vasca da bagno, oppure come quella di Goya in un lungo letto di spighe di grano avvolto da una profonda oscurità. Per Ceronetti la morte era una cosa seria e spietata tanto da dire: "Alla morte nostra - molto più certa di quella di Dio - è proibito ogni accenno."
"Il lato crudele della morte è che porta con sé il dolore reale della fine, ma non la fine stessa." Ceronetti è stato uno degli autori che più ho apprezzato, il vetusto intellettuale torinese è morto un anno fa a 91 anni, poeta, scrittore, saggista, drammaturgo, giornalista e filosofo. Ma chi era realmente Ceronetti? Qualcuno lo definì: ''Il Filosofo Macellatore''.
Un marionettista e artista di strada, satirico e apocalittico.
Ricordando Emanuela Muratori nel suo "La Fragilità del Pensare" (Antologia filosofica personale) su Ceronetti dice: "testimonianza di una vita interamente dedicata allo studio e allo scavo…
Nei suoi viaggi vertiginosi, Ceronetti dipinge con dolorosa lucidità, sapendo che siamo già alla metà mentre crediamo sempre di essere in cammino."
Molto tempo fa su Guido Ceronetti ho scritto che è stato "l'ultima punta, la più alta del pensiero profondo... non solo italiano"; lo confermo, e dico che con lui è scomparsa non solo l'oscurità e la sapienza di certe visioni, ma la lucidità della scrittura, cosa assai estranea e rara nella letteratura del nostro tempo. La prima volta che ho sentito parlare di Guido Ceronetti fu negli anni ottanta, io ero ragazzino e ascoltavo in un piovoso pomeriggio Radio Rai, trasmettevano un programma dal titolo "Le interviste impossibili" con la firma di un certo Giorgio Manganelli; ebbene, in quelle interviste c'era un giornalista che in un paesaggio abissale intervistava Jack lo Squartatore, il giornalista ironico e pungente fu interpretato da Guido Ceronetti, e l'altro altezzoso frequentatore degli Inferi di nome Jack era interpretato da Carmelo Bene.
Di ricordi di Ceronetti ne ho tanti e molti di questi hanno influenzato sicuramente il mio cammino di artista e poeta, "Acquilegia", per esempio, un romanzo sull'apocalisse e l'epifania della storia dell'uomo, tutto parte da quel raro fiore alpino che può attecchire solo nell'innocenza e nella quiete, quel tremendo viaggio si consuma con ironia tra l'inferno e l'ignoto. Come non ricordare tra i suoi saggi "Il Silenzio del Corpo", o "L'Occhiale Malinconico", a tal proposito di quest'ultimo Roberto Galasso nella sua breve postfazione al testo della Adelphi dice: “Come sempre non c'è angolo di mondo dove non si posi l'occhiale malinconico di Ceronetti. E non c'è angolo di mondo che rimanga uguale dopo che quello sguardo vi si è posato." Saggi che incidono nell'animo come una pietra, poi "Poesie per vivere e non vivere", "Vedo un canino stampo di colera / sul viso umano prosciugato, padre / Contratto che guarda fisso / Se c'è pietà, e lo sfregio divino / Brilla nel buio / a quel corpo vinto / portatore e cloaca di misteri". Inutile soffermarsi su questi versi. Come è inutile soffermarsi su dei poeti da affiancare a Ceronetti se non con Edoardo Cacciatore o l'ombroso e appartato Rodolfo Wilcock. La forza delle immagini delle sue raggelanti metafore in molti casi lasciano sempre attoniti. Di Ceronetti bisogna anche ricordare che era molto stimato da Emil Cioran tanto che proprio per l'Adelphi nel famigerato "Squartamento" di Cioran, c'è una sua ammirabile prefazione e, non a caso, lo stesso Cioran nel 1986 lascia un brillante commiato all'amico italiano, un testo dal titolo "Esercizi di Ammirazione". Ma di terribile specie nel pensiero di Guido Ceronetti vanno ben citate le lettere raccolte nel 1968/1991 con Sergio Quinzio, dall'enigmatico titolo "Un tentativo di Colmare L'abisso". Quest'omiciattolo vissuto nel silenzio del Canavese, rimarrà colui che mi ha fatto amare e avvicinare alle "Mistiche" alla loro luce che fende le tenebre, con i suoi racconti su Teresa D'Avila, Caterina Da Siena, Anna Katharina Emmerick. In fondo in fondo c'è da sottolineare che Ceronetti è stato anche un acuminato ed esoterico autore di teatro, fondatore del "Teatro dei Sensibili", spettacoli visionari e paradossali al limite della rappresentazione poetica e filosofica, vicini forse solo a Kantor o l'ultimo Ionesco.
L'ultimo mio avviso a chi vuole avvicinarsi alla scrittura di Guido Ceronetti è quello di leggerlo nel silenzio del mattino quando il cielo riprende i suoi colori, quando le rondini volano basse e le foglie sono asciutte ai loro alberi, dopo quei momenti bisogna ricercare la bellezza nella tragicità della vita, intuire sempre nei nostri passi, quel lento passaggio che ci porta dall'ombra alla luce.

Prisco De Vivo, nato a San Giuseppe Vesuviano (Na) nel 1971, vive ad Avellino; è pittore, scultore e poeta.
Dal 1990 ad oggi ha partecipato a varie attività artistiche sul territorio nazionale.
Si è interessato di filosofia, teatro e cinema.
Ha collaborato a diversi periodici e riviste d’Arte e Letteratura, cartacee ed on-line, è stato presente a mostre di poesia visuale e recitals poetici, con noti personaggi della cultura e dello spettacolo italiano.
Ha tenuto numerose esposizioni personali e collettive in Italia e all’estero: (Bruxelles, Lugano, Nizza, Postdam, Praga, New York, Finlandia, Buenos Aires, Barcellona).

Le sue opere sono conservate in collezioni pubbliche e private.
Ha pubblicato le raccolte poetiche:
“Dell’amore del sangue e del ricordo”, (selezionato al Premio Pascoli 2005) Il Laboratorio/Le edizioni, Napoli 2004, con prefazione di Plinio Perilli e postfazione di Raffaele Piazza;
Inoltre, sempre per Il Laboratorio/Le edizioni ha pubblicato “Segni e parole” (In una notte oscura e uggiosa) lavoro di poesia/immagini a quattro mani con Raffaele Piazza, Napoli 2006 e “L’oscuro fiore dell’arte” (conversazioni con Enzo Rega e Pasquale Gerardo Santella),  Napoli 2007;
Nel 2008 ha pubblicato “Dalla penultima soglia” Marcus edizioni con la prefazione di Marcello Carlino;
Nel 2009 ha pubblicato “Ad Auschwitz” Il laboratorio/le edizioni, con una prefazione di Enzo Rega ed una postfazione di Antonella Cilento, nello stesso anno ha ricevuto per la raccolta “Il lume della follia” il secondo posto del Premio Nazionale Minturnae XXIII edizione per l’inedito.
Ultimamente ha anche pubblicato il libro/Catalogo dal titolo “I Colori e La Carne del Poeta” con testi di Luca Palermo e Maurizio Cucchi e Nino Velotti  Il laboratorio/le edizioni 2018.
Le sue liriche sono state inserite in diverse  antologie fra le quali: “Melodia della terra” a cura di Plinio Perilli, “Poesia in ombra” a cura di Marco Lodi e “Napoli /Verso” a cura di Antonio Spagnuolo e Stelvio Di Spigno.

Le recensioni sui suoi testi poetici sono apparsi su: Risvolti, La Clessidra, Pagine, Gradiva, La Mosca di Milano, Secondo Tempo, Capoverso, Poesia, La Stampa, Il Mattino, Sinestesie, l’Ortica, Cenobio, ClanDestino, Graphie, Poeti e Poesia, Silarus, Frequenze Poetiche.
Da qualche anno sta lavorando alla sua nuova raccolta di poesia  dal titolo “Ritratti Dall’Anima”.
Di prossima pubblicazione la raccolta di liriche ed Immagini “Il Lume Della Follia” per l'edizione Oèdipus di Francesco Forte.

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