La certezza del sogno

di Irene Ester Leo

 

Giovanni Laera, Fiore che ssembe, Pietre Vive Editore

Fiore per sempre

Il focarazzo freddo ancora schiama
schegge di luce, sciami di scintille –
volano le lucciole:
sono i pensieri che gli alberi
si mandano per dire: è questa la notte?

La manta ricamata
dei sogni, delle stelle, dei colori
che il sole cuce quando spunta o smonta
si stende sopra il fuoco
sbracia i pensieri a un mormorio che presto
diventerà canzone.

La manta, amante, amore.
La primavera non divora il fiore.

Fiore che ssembe

U fuécaràzze fridde angore sckeme
sckarde de lusce, asseme de fracidde –
vùlene i lucernedde:
sò i penzire ca l’arve
se mànnene che ddisce: jé cchesse ’a notte?

’A manda recamete
d’i sónnere, d’i stedde, d’i chelure
ca u sole cuse quanne sponde o apponne
se stenne sobb’o’ fuéche
sbresce i penzire e nu scarnisce mbrime
ho’ ddevendè canzone.

’A mande, amande, amore.
Se stute ’a premavere, nassce u fiore

Giovanni Laera è al suo esordio poetico con questo prezioso libro, “Fiore che ssembe” - Pietre Vive Editore. La poesia di questo poeta giovane dalla fibra antica è solenne, porta con sé un impeto coraggioso, che si differisce da ogni moda del momento, dalle consuetudini che abitano il male, è una richiesta fatta di bellezza la sua: provare a sentire la radice doppia del mondo, il particolarismo e l'universale. Il nido delle nostre nascite e i suoni cari all'oralità nel dialetto e l'abbraccio verso il mondo esterno. Un doppio canale che non è rappresentanza e specchio, ma realmente polifonia. Non mera traduzione della lirica nel dialetto di Noci, (Bari) all'italiano. Ma di più. Moltitudine. Nulla è lasciato al caso, questo libro, curatissimo è fondato su uno studio intenso dell'autore, linguista e anima profeticamente annessa alla poesia. La luce eleva lo sguardo, si manifestano visioni dense e cesellate, ma con naturalezza come i tralci dell'uva dalla terra, nella guida del sole, zenitale. Non v'è difesa né tranello, la splendente bellezza priva di armatura, un corpo della poesia delicato e imponente come l'immortale Lunaria, pianta dal frutto semitrasparente, eterna nei vasi delle nostre nonne, una fioritura senza resa oltre il tempo e quell'odore di immagini care. La sensazione è d'esser parte delle parole, l'inclusione del lettore, che è nei fonemi e negli spazi bianchi, è pura presenza, in ogni respiro e sensazione e malinconia e profondissimo sentimento. L'autore oltre al testo scritto in doppia chiave appunto, dialetto/italiano, ci regala una versione audio delle poesie in nocese, una necessità oltre tutto, per riportare un nesso di vicinanza al suono, potremmo anche non comprendere fino in fondo il significato della “lingua”, ma cosa ci impedisce di ascoltare? Nulla. L'attrazione diventa forte, per una musicalità viva e particolare che sembra stridere ingoiando vocali e fortificando consonanti ma poi si allarga alla dolcezza delle sfumature della voce, umanità da respirare, a due passi da noi. Sedersi sulle scale di pietra in una delle ''gnostre'' della città di Noci e comprendere che esistono diversi modi d'amare, le pietre sono vive, come suggerisce il nome dell'editore stesso. Occorre solo allenare la vista, l'olfatto, le orecchie e combinare tutto, sinestesia e ossimoro, vita e morte, ma sempre colori puri, accostati mai mescolati, in una percezione potentissima di immagini nette e ferme. Icone poetiche. Sei così vicino, caro poeta, che attraverso quello che scrivi potremmo toccarti le mani e vederti, mentre con lo sguardo teso verso l'alto riconfiguri la realtà, senza limiti. Scrive Octavio Paz, che gli uomini si servono delle parole, mentre il poeta le serve, ebbene si pone al servizio della Musa, si fa strumento umano dell'ineffabile, lo accoglie come un fiore, gli presta terreno fertile, cure attenzioni e tutto se stesso, e regala eternità alla vita, regala a noi un per sempre. Un fiore per sempre.

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