Gabriele Galloni e la ferita del mondo

Presentazione di Melania Panico

I testi che presentiamo sono tratti da L’estate del mondo, una raccolta inedita del bravo Gabriele Galloni. In particolare le poesie in questione sono tratte da una sezione molto compatta del libro. L’ambientazione è a un primo impatto rarefatta e il motivo spazio-temporale molto ampio. In questo senso una estate tra ragazzi sembra durare una vita intera. Diventa un lungo discorso sulla ferita del mondo e sul saperla pronunciare. Questo è il ruolo del poeta. La narrazione e il racconto alimentano la visione. Una poesia da ascoltare. Come il mare. L’acqua alle caviglie.

2007; Fiumicino
 

Abbiamo superato Fiumicino
e tu hai fatto, ricordo, una battuta
su tutto ciò che era passato in questa
vita senza per noi lasciare traccia.

E poi hai indicato il fumo che saliva
dal mare. Tutte le strade erano bloccate
e noi già pensavamo ad altro; a quello
che tutti quanti pensano d'estate.

2008; Casetta Mattei
 

E le lampade in carta di riso
rimangono accese ogni notte
nel prato dietro la tua casa nuova;
lo sai che sono l'ultima promessa

dell'estate. Come a dire: che non piova
mai sulla costa e sempre si mantengano
i mesi intatti – e la tua casa nuova.

Ecco. Una specie, questa, di preghiera.

2010; Fiumicino
 

Ma non ho nulla, cielo, da mostrarti.

Ecco: sorprendimi giù a Fiumicino,
tra i Dioscuri e le case popolari;

fa’ ch’io raccolga l’ultima conchiglia
dell’estate, occhi chiari;

e la conservi agli anni in una tasca
così profonda da dimenticarmene.

2011; Lavinio
 

I

Il mare non ci apparve che al mattino,
lungamente cercato
tra la testiera del letto e il cuscino;
nello spazio tra il materasso e il muro.
 

II

Nudi nell'ombra fonda dell'armadio;
trattenendo il respiro
come sott'acqua. Fuori, un'autoradio
annunciò prossimi i quaranta gradi.
 

III

La spiaggia era un disegno a occhi chiusi.

2012; Torsanlorenzo
 

Lucia, questa è l'estate. Ritrovarsi
in case grandi come il nostro sonno.
Radunare ogni notte i sassi sparsi
per il giardino. Disporli in tre file
mimando i pini la spiaggia la Luna.

2014; Piana del Sole
 

Scopriamo, dunque, che non vi è più vera
tenerezza del coltivare sabbia;
sabbia di Luna giù a Piana del Sole

e chi ne vuole avere, cielo, ne abbia.

2015; Casetta Mattei
 

a ogni Al e Betty –
di questo e di altri mondi

 

Seguii l’amica dietro la sua casa;
dove a sprofondo la valle arrivava
giù fino ai margini dell’autostrada;

ci inoltrammo nell’erba che più rada
ai piedi il sogno tutto disvelava:
l’amica mi indicò, chiuso da piccole

pietre arancioni, un altrettanto piccolo
mare. Mi disse: guarda la marea,
l’onda che sale e ambisce al Cielo minima.

E rimanemmo lì.

“In contemplazione,”

scherzò l’amica. L’acqua alle caviglie.
Più lontano Corviale; il Serpentone.

2016; Collina di Montecucco
 

È stato questo. Svegliarsi da un sogno
e realizzarne, attonito, la luce.
I bambini giù in strada a fare il bagno

nelle pozzanghere come piscine.
Il sogno ultimo delle
stanze serene dove, perdonato

finalmente da te, assolvo le stelle.

2017; Torvaianica
 

Scappi via e ridi; lasci che la schiuma
ti evapori nel tuffo – e piena l'onda
già ti fa ruzzolare sul fondale.

Questi anni nostri non avranno male;
saranno sempre gli anni del Miracolo
per ogni luce che mi indicherai

spegnersi a basso volo sopra i campi
di Torvaianica.

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