Frank Bidart, Desiderio

Frank Bidart, Desiderio, traduzione di Damiano Abeni e Moira Egan, Edizioni Tlon, Collana Controcielo, Roma 2018 (Desire, published by arrangement with Farrar; Straus and Giroux, New York 1997)

Desiderio è il titolo tematico della raccolta di poesia colta e raffinata dell’americano Frank Bidart, ben tradotta in italiano nella splendida collana Controcielo delle Edizioni Tlon che è un piacere sfogliare. Desiderio è anche parola tematica della prima poesia As the eye to the sun (Come l’occhio al sole) dove è inserita in un ritornello idealmente composto di due versi ma separati da vari distici, fino all’ultimo verso solitario in cui la fine del componimento indica un nuovo inizio:

as the eye to the sun

when we wake to desire

as the eye to the sun

But once you have seen a hand cut off you have begun

come l’occhio al sole

quando ci destiamo al desiderio

come l’occhio al sole

Ma una volta che hai visto una mano mozzata hai iniziato

Il desiderio è principio e centro della poesia come della vita e, forse, per questo è immediatamente inserito nel primo testo in un ritornello; struttura semantica ad altissima frequenza nella raccolta dove vi sono innumerevoli forme ripetute, spesso contraddistinte da una regia tipografica (secondo la felice definizione di Tommaso Giartosio che ha curato la raffinata Introduzione), ad esempio, corsiva o maiuscola. Il ritornello dice la natura del desiderio, la sua insistenza, la sua pervicacia, le sue variazioni, inaugurando in maniera efficace la raccolta che conduce un’indagine più approfondita, come attraverso la fonte storico-mitica tacitiana e ovidiana, narrando la battagliata di Teutoburgo e le vicende di Mirra e Pigmalione, mescolate in chiave moderna:

Myrrha was Pygmalion and her father the statue.

He was Pygmalion and Myrrha the statue.

Mirra era Pigmalione e suo padre la statua.

Lui era Pigmalione e Mirra la statua. 

Bidart riprende l’archetipo ovidiano per scoprire il desiderio alla radice della vita e della morte ma il desiderio ‘puro’ fuori da entrambe queste due dimensioni, come ciò che consente alla fanciulla la metamorfosi:

You are gods. Release me, somehow, from both
life and death.

Voi siete dèi. Liberatemi, in qualsiasi modo, sia da
vita che da morte.

In realtà, il desiderio è la lente che permette a Bidart di indagare l’uomo anzitutto nei suoi aspetti carnali e materiali, anche i più disgustosi e dolorosi, sebbene questi ultimi siano trasposti in un linguaggio metaforico e surreale. L’attenzione alla carne è evidente fin dall’inizio della raccolta, perché il secondo testo di Desire, Love Incarnate (Amore incarnato) si presenta come una riscrittura del primo sonetto della Vita Nova, A ciascun alma presa e gentil core. Secondo la consuetudine della tradizione poetica anglo-americana specialmente omosessuale e messa in luce da Giardini, come segnala lo stesso Giartosio nell’Introduzione, Bidart si appropria della poesia di Dante per la sua corporeità estrema, che non ha eguali nella tradizione lirica italiana del Duecento e del Trecento, ma tornando alle origini della poesia amorosa per sconvolgerla completamente, non solo perché racconta un amore omosessuale, ma soprattutto perché inserisce la riscrittura del sonetto all’interno di un discorso poetico sul desiderio, tema che l’antico prosimetro tratta in modo esclusivamente obliquo e nascosto.

Il desiderio è all’origine del dolore e dell’amore, è contraddittorio, può essere qualsiasi cosa:

(we are the wheel to which we are bound)

(noi siamo la ruota alla quale siamo incatenati)

Se il desiderio è la ruota intorno a cui gira la vita e la morte, l’amore e il dolore, la sua osservazione poetica consente a Frank Bidart di riscrivere straordinariamente il distico catulliano Odi et amo:

CATULLUS: EXCRUCIOR
I hate and-love. The sleepless body hammering a nail nails
Itself, hanging crucified.

CATULLO: EXCRUCIOR
Odi et amo. Il corpo insonne che martella un chiodo inchioda
se stesso, appeso, crocifisso..

HOMO FABER
Whatever lies still uncarried from the abyss within
Me as I die dies with me

HOMO FABER
Qualsiasi cosa giaccia ancora non recuperata nell’abisso dentro
di me mentre muoio muore con me.

Rispetto all’archetipo latino, la maggiore innovazione non è tanto dal punto di vista contenutistico, quanto in primis a un livello formale, nel poliptoto che genera la ripetizione lessicale e in questo modo sembra alludere alla ruota cui l’uomo è incatenato.

Se l’amore è un tema antico quanto inflazionato, in linea con gli studi psicanalitici ma con l’occhio lungo della poesia, Bidart mostra in maniera efficace come il desiderio possa invece costituire un tema portante della letteratura contemporanea, una chiave di lettura moderna ed efficace per cogliere la realtà e soprattutto le sue contraddizioni. Bisogna guardare al desiderio per cogliere il meccanismo della vita e dell’amore perché:

It is what recurs that we believe.

È a ciò che ricorre che crediamo.

In conclusione, Desire di Frank Bidart coraggiosamente esalta qualcosa persino più antico dell’amore, dichiarando il desiderio legittimo o lawful secondo l’interessante formulazione della lingua inglese, ma senza fare sconti perché:

A queen remains a queen only when
what she desires is what she is

expected to desire

Una regina rimane regina solo quando
ciò che desidera è ciò che

ci si aspetta che desideri.

Nota di Giulia Abbadessa

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